Terzi, dimissioni per sopravvivenza (politica)

terziLa giocata di Terzi, melodrammatica e fuori contesto, è tutta per interesse personale. Lo pensa Mario Monti, premier di un esecutivo con i giorni contati, che “non sapeva nulla” delle dimissioni. Giulio Terzi si difende: “atto legittimo in democrazia, ho preso una decisione di coscienza”. Coscienza o meno, fa discutere un exploit ingiustificato – quali conflitti c’erano in seno al governo? – e l’immediata accoglienza di LaRussa: “Terzi in Fratelli d’Italia? Mai dire mai”.

Un caso di coscienza. Terzi ha rassegnato le dimissioni mentre comunicava al Parlamento i motivi della restituzione dei Marò all’India. In dieci giorni aveva prima tentato lo “scippo con destrezza” a Nuova Delhi, non restituendo i due militari; poi la decisione (in risposta all’ultimatum indiano) di mandarli comunque indietro: un voltafaccia da Arlecchino. Le due decisioni sono state prese dall’intero governo – come dev’essere – perché un ministro degli Esteri non può decidere autonomamente. E nessuna “voce fuori dal coro” è trapelata. Di che si lamenta quindi Terzi? Era per trattenere i Marò e Monti l’ha forzato a restituirli, dopo aver detto prima nì? Non sta in piedi. La coscienza, qui, c’entra poco.

Un caso politico. Vediamo un’altra prospettiva, il bivio delle scelte prima delle dimissioni. L’esecutivo Monti cadrà: o con un governo Bersani, ormai improbabile, o con un governissimo Pd-Pdl. Nel primo caso, Terzi è fuori: il centrosinistra non lo ama e la sua notorietà (negativa) sui Marò è pietra tombale. Nel secondo caso, anche: un Giulio Terzi affiliato a Scelta Civica è un’ombra destinata a sparire. A nuove elezioni, poi, non ne parliamo: lo stesso Monti probabilmente non verrà rieletto. Come resistere in Parlamento? Questo il dilemma di Terzi.

Cambiar casacca. Terzi si dimette, fa parlare di sé per una settimana e si dipinge come “l’italiano serio che non voleva abbandonare i Marò all’India”. La Russa fiuta l’opportunità e gli offre accoglienza in Fratelli d’Italia, cioè a destra in coalizione con Berlusconi. Se Terzi indossa il nodo tricolore, è fatta: nel nuovo Parlamento ci sarà comunque. Se infatti Bersani sceglie il governissimo col Pdl, lui rimane nella maggioranza (Monti va invece nell’oscura opposizione). Se si va a nuove elezioni, La Russa lo può usare come nome “noto” e candidarlo. In entrambi i casi, vince.

Questo probabilmente il motivo vero delle dimissioni: restare in Parlamento ad ogni costo. Come garantisce anche un ambasciatore che lo conosce bene, che a Repubblica assicurava: “Terzi non farebbe nulla se non per suo conto personale”.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.