Mastrangeli, Friuli e Rodotà: le ombre a 5 Stelle

Il rischio è quello della meteora. Il boom alle elezioni nazionali e la battaglia per il Quirinale sembravano consegnare al Movimento le chiavi del Paese: invece le chiavi passano di mano al governo di larghe intese, Napolitano deve tornare a mettere una pezza alle tensioni dei partiti (tutti quanti) e il Friuli va al Pd. Si potrebbe accusare il complotto dei partiti burocrati, se non fosse che anche in casa grillina ci sono ostacoli non da poco: il caso Mastrangeli lo dimostra.

Rodotà e la piazza. Il braccio di ferro sul Quirinale ha messo Grillo nella posizione più forte: opposizione dura e pura fino in fondo. Ma non ha dato frutti: il Pd non ha accettato di allearsi nella nomina di Rodotà e i grillini hanno perso il treno del Quirinale. A decidere sono stati ancora i due partiti maggiori, Pd e Pdl, con il loro 60% di peso schiacciante e l’inciucio già nei fatti se non nei nomi. Ci si sarebbe aspettato un vantaggio d’immagine incredibile per Grillo, che ha anche chiamato in piazza a Roma il suo popolo, salvo poi dover abbassare i toni per evitare linciaggi. Invece no.

Primi in Italia, terzi in Friuli. Quella che doveva essere la prima regione a 5 Stelle, il Friuli Venezia Giulia, è diventata verde: la democratica Debora Serracchiani ha vinto, il candidato grillino si è fermato al 19%. Il dato nazionale ha forse penalizzato la democratica (la figuraccia di Bersani pesa), ma Grillo non ha tratto vantaggio dalla linea dura su Rodotà. Sembra che gli italiani diano al Movimento 5 Stelle la massima fiducia a livello nazionale (29,1% nei sondaggi, secondo Emg/La7), ma non vogliono averli in casa (anche nel Lazio il candidato grillino Davide Barillari è arrivato terzo. E in Friuli, alle politiche, il M5S era risultato il primo partito).

Il Caso Mastrangeli. Pesa poi, sull’immagine libertaria del MoVimento, il caso Mastrangeli (come prima Pizzarotti e Salsi). Il deputato grillino è stato espulso dai suoi colleghi eletti (la ratifica dovrebbe avvenire anche online) per aver rilasciato interviste televisive (non autorizzate, troppe?). Per i grillini, è un tradimento della linea “anti-giornalistica”, cioè niente carne alle “iene” della stampa. Invece rischia di diventare un boomerang. Mastrangeli si ribella: “non potete espellermi, i colleghi non hanno votato a maggioranza contro di me (mancherebbero 20 voti, secondo i calcoli del deputato, ndr)”. E soprattutto, “sarebbe un grave vilipendio all’articolo 21 della Costituzione, la libera espressione”.

Una tempesta che rischia di affossare l’immagine “libera e pulita” del MoVimento: tanto che Mastrangeli non esita ad accusare il capogruppo Crimi – di recente a Porta a Porta – di personalismo: “forse lui mi vede come nemico politico e cerca di eliminarmi”. E la spirale involutiva del MoVimento sembra vicina.

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.