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Diritto di critica | September 23, 2021

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In Iran finisce l'era di Ahmedinejad - Diritto di critica

ahmadinejadFine dell’era Ahmedinejad, il nuovo presidente della Repubblica Islamica d’Iran è il sessantaquattrenne riformista Hassan Rohani che ha ottenuto il 50,70% delle preferenze, ovvero 18.613.329 su 36.704.156; lasciandosi alle spalle il suo principale avversario, il sindaco di Teheran Mohammad Qalibaf, che ha ottenuto 6.077.292 voti.

Rohani, religioso di stampo riformista, era sostenuto dagli ex presidenti Hashemi Rafsanjani e Mohammad Khatami e fu proprio sotto la presidenza di quest’ultimo che l’Iran accettò di sospendere il programma di arricchimento dell’uranio, che venne poi riperso nel 2005 con l’elezione di Mahmoud Ahmedinejad.

L’elezione di Rohani mette in evidenza il forte desiderio di cambiamento da parte di una popolazione che ha sete di libertà e che si trova a dover fare i conti con un altissimo tasso di disoccupazione, con un carovita in costante aumento, e con restrizioni politiche e sociali sempre maggiori.

Il nuovo leader riformista ha fortemente criticato l’interferenza dello stato nelle questioni private degli iraniani, si è scagliato contro le politiche radicali del governo Ahmedinejad ed ha dichiarato di voler affrontare le problematiche legate alle restrizioni sulla libertà di stampa e di espressione, elemento che ha senza dubbio portato a una crescita esponenziale della sua popolarità.

Egli ha inoltre affermato di voler migliorare i rapporti con  la Comunità Internazionale, ma non ha fatto alcun riferimento esplicito al programma nucleare che è ormai diventato oggetto di un duro braccio di ferro tra Teheran e l’Occidente.

Positive le reazioni internazionali all’elezione del neo-presidente:

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere pronti ad impegnarsi col nuovo presidente affinchè si possa risolvere il problema legato al nucleare iraniano. Stessa cosa per quanto riguarda l’Unione Europea.

Il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha dichiarato di sperare che l’Iran possa ora svolgere un ruolo costruttivo per quanto riguarda la complessa situazione nell’area mediorientale.

Da Mosca Vladimir Putin ha esortato Rohani a stringere i rapporti con la Russia.

Interessante invece la posizione di Israele che fa notare come le politiche iraniane, incluse quelle legate al nucleare, non vengano decise dal presidente ma piuttosto dalla Suprema Guida, l’Ayatollah Ali Khamenei e dal suo entoruage, il quale ha sistematicamente sguinzagliato le Guardie Rivoluzionarie per reprimere i dissidenti.

Hassan Rohani ha davanti a sè una sfida molto difficile in quanto si troverà in primis a dover affrontare una drammatica situazione economica risultato di anni di pessima gestione; dovrà fare i conti con un apparato istituzionale che non vede certo di buon occhio potenziali provvedimenti di stampo riformista e che non esiterà di certo ad ostacolarli in tutti i modi, quelli leciti e quelli illeciti. Rohani dovrà poi affrontare il discorso legato alle sanzioni economiche che hanno portato l’Iran ad essere sempre più isolato a livello internazionale.

C’è poi un altro punto di estrema importanza: la posizione di Teheran per quanto riguarda la guerra in Siria; l’Iran continuerà ad appoggiare indiscriminatamente Assad e il suo alleato libanese di Hizbullah?

Hassan Rohani ha una grande occasione, quella di portare finalmente l’Iran verso una svolta democratica, le tempistiche saranno verosimilmente lunghe e non prive di insidie da parte di un “establishment” conservatore che ha tutto l’interesse affinchè le cose restino come sono, ma il neo-presidente ha dalla sua parte milioni di iraniani che lo hanno votato e che sperano in un reale cambiamento dopo decenni di dure restrizioni di stampo teocratico.