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Diritto di critica | May 13, 2021

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Stagisti senza speranza. Ora le aziende per non pagare prendono i laureandi

Stagisti senza speranza. Ora le aziende per non pagare prendono i laureandi

curriculum-vitae-stageStagisti, arrendetevi! Non avete alcuna possibilità di essere pagati. Almeno, non per legge. Infatti, nonostante l’entrata in vigore della riforma Fornero, molte aziende hanno già trovato il modo per continuare a non pagare il lavoro mascherato da formazione. La norma, infatti, prevede che i laureati-stagisti debbano avere una retribuzione forfettaria mensile che la Conferenza Stato-Regioni ha fissato a 300 euro (ogni regione può però modificare la soglia minima). Ma solo i laureati. Così adesso alcune aziende si rivolgono ai laureandi per uno stage non retribuito che rientra nella formazione extracurricolare.

Quando ci si mette anche la burocrazia. A questo si aggiunge la lentezza burocratica di università e regioni. In Lombardia, il consiglio regionale ancora non ha recepito la direttiva della Conferenza Stato-Regioni, cosicché gli ex studenti dell’Università Statale di Milano continuano a svolgere tirocini gratuiti. Ben peggio va a Roma. La Regione Lazio ha recepito la direttiva e ha innalzato il tetto minimo a 400 euro. Ma l’Università La Sapienza non ha ancora recepito la delibera regionale. Di conseguenza sono bloccati i tirocini formativi e tanti studenti ed ex studenti stanno perdendo importanti momenti formativi.

Una guerra tra poveri. La scelta di rivolgersi ai laureandi non è di per sé un male. Quello che finora non ha funzionato nel rapporto tra università e mondo del lavoro è proprio la mancanza di un legame diretto. Così può essere un vantaggio per gli studenti quello di laurearsi già con un’esperienza concreta alle spalle. Tuttavia, la possibilità di non pagare i laureandi sta generando o rischia di generare una guerra tra poveri, cioè tra neo-laureati, in preda ad una difficilissima e spasmodica ricerca di un impiego o almeno di un’esperienza nel mondo del lavoro, e i laureandi, avvantaggiati dall’assenza di una retribuzione minima.

Quelle regole che non ci sono e ci dovrebbero essere. Il problema è comunque regolamentare e di buon senso. Ci sono imprese che hanno bisogno di manovalanza a basso costo facilmente intercambiabile nel momento in cui le norme non consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro. Altre sono quelle che da uno stage riescono a scoprire e far crescere quei talenti importanti o fondamentali per l’impresa stessa. Le prime devono essere messe in un angolo dalla legge, le seconde incentivate a fare di più. Basterebbe obbligare le imprese ad assumere a tempo determinato con contratti da due anni almeno il 10% degli stagisti impiegati in un anno, che siano laureati o meno. Inoltre, se la quota raggiunge il 20% l’impresa ha diritto ad uno sconto consistente sul cuneo fiscale così per sostenere le imprese virtuose. A questo bisogna aggiungere il controllo delle regole, ben più capillare di quello attuale. Così la Legge Fornero sugli stage avrebbe un senso che oggi non ha.

Comments

  1. Ettore Grassini

    vero! basta ad esempio farsi un giro nella sezione lavora con noi di unicredit