Il parlamentare Pd barricato a oltranza nel CIE di Lampedusa: “qui lesi i diritti fondamentali”

chaoukiNon chiamatela propaganda perché non lo è. Il gesto di Khalid Chaouki ha qualcosa di veramente rivoluzionario. Il parlamentare del Partito democratico, infatti, non è salito sul tetto della Camera dei Deputati sventolando bandiere e striscioni ma poche ore fa – mentre era in visita presso il Centro di Identificazione ed Espulsione di Lampedusa – ha fatto sapere che non ne uscirà fin quando non sarà ripristinata la legalità.

Su Twitter, Chaouki ha scritto: “Ho deciso di rinchiudermi assieme ai profughi e rifiutarmi di abbandonarli nella loro solitudine e inascoltata protesta perché qui a Lampedusa vengono tuttora lesi i diritti fondamentali della persona“. Un parlamentare, dunque, un esponente della “Casta”, ha abbandonato agi e comodità per calarsi veramente tra la gente, tra i migranti, tra gli ultimi. Chi scrive – giova sottolinearlo – non ha velleità politiche o propagandistiche: un gesto di questo tipo è rivoluzionario, da qualsiasi parte venga.

Chaouki ha mandato una lettera a ‘La Stampa’ nella quale spiega più diffusamente le ragioni del suo gesto. “Ho deciso di compiere questo gesto forte di protesta – ha scritto – rinchiudermi insieme ai profughi dentro il Centro di accoglienza qui a Lampedusa e rifiutarmi di abbandonare i profughi siriani ed eritrei nella loro solitudine e inascoltata protesta perché qui a Lampedusa vengono tuttora lesi i diritti fondamentali della persona, così come non vengono rispettate le leggi del nostro Paese e le direttive in materia di protezione dei rifugiati. Non abbandonerò questo Centro finché non verranno rilasciati, come previsto dalla legge, tutti profughi e destinati nei centri idonei per la loro accoglienza“.

Riferendosi ai profughi arrivati in Italia dopo la tragedia del 3 ottobre scorso, il politico nella lettera scrive: “Abbiamo celebrato come martiri i loro compagni di viaggio inghiottiti dal mare. Loro invece sono qui, rinchiusi e disperati. Questa paradossale ingiustizia è intollerabile. È uno scandalo! Piangiamo i morti e puniamo i vivi. Questa ipocrisia non può più essere accettata. A questo punto le parole non bastano più e l’Italia non può più permettersi di collezionare figuracce mondiali a causa di chi, irresponsabilmente, non ha vigilato sul rispetto dei principi basilari del rispetto dei diritti umani e chi, fino ad oggi, considera Lampedusa, come altri centri, di fatto zona franca e fuori dalla legalità“. Chaouki ha concluso: “Oggi abbiamo il dovere di passare dalle parole ai fatti e rialzare la testa chiedendo che l’Italia ritorni ad essere quello che è sempre stata: un Paese accogliente e rispettoso dei diritti umani e dei profughi. Sono qui per i profughi, ma soprattutto per l’Italia. Un Paese di cui vorrei essere fiero nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo“.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress