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Diritto di critica | May 16, 2022

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Ma in Europa vincono i partiti di rottura. Ecco i dati più clamorosi - Diritto di critica

Ma in Europa vincono i partiti di rottura. Ecco i dati più clamorosi

Il vento degli euroscettici non soffia così forte, ma fatto sta che in Europa i partiti di “rottura” ottengono risultati eclatanti: in Francia il Fronte Nazionale di Marine le Pen diventa la prima coalizione del Paese, battendo nettamente i socialisti del Presidente Hollande; in Gran Bretagna il nuovo partito Ukip vince le elezioni come mai era successo nel Regno Unito. E la Grecia celebra il trionfo dei radicali di sinistra di Syriza. Nel Parlamento Europeo resta maggioritario il Partito Popolare, ma non è più possibile ignorare la crescita della sinistra e l’exploit, in molte nazioni, delle correnti estremiste e populiste (quasi il 20 per cento totale in Europa), anche in Paesi come la Danimarca, la Finlandia, l’Ungheria. Niente scossoni, invece, in Germania e Italia, dove restano al comando i partiti di governo.

Francia. Le elezioni amministrative di marzo lo avevano previsto, ma il risultato del Fronte Nazionale sta affondando il governo di Hollande, che ha indetto una riunione straordinaria per decidere il da farsi. Marine Le Pen e la sua coalizione di estrema destra hanno staccato di quattro punti gli avversari moderati dell’Ump, arrivando al 25 per cento, mentre i socialisti rimangono bloccati ad un misero 15 per cento. La vincitrice ha chiesto le dimissioni del governo e lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, prontamente negati dal premier Valls, che ha dichiarato invece di voler andare avanti e accelerare le riforme. Sarà, ma lo scossone è arrivato forte e chiaro, un francese su quattro ha votato Fn, ovvero ha scelto il protezionismo economico, il nazionalismo, la diffidenza verso l’euro e le politiche comunitarie.

Gran Bretagna. Scordatevi il classico dualismo tra laburisti e conservatori. Anche i pacati inglesi chiedono cambiamenti e votano l’outsider Ukip, partito di Nigel Farage, che può già brindare alla vittoria a metà scrutinio, quando raggiunge il 30 per cento in scioltezza. L’Ukip è una formazione di stampo conservatore che ha incentrato il suo programma sul ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. Visto inizialmente come un movimento di protesta, il partito negli ultimi anni si è rinnovato mostrandosi come una realtà solida, di tradizione liberale, intercettando molti voti dei conservatori. La coalizione degli euroscettici ottiene il 12 per cento in più rispetto al 2009, un segnale che i grandi sconfitti interpretano come “disillusione, malcontento, voglia di cambiamento”. Lapalissiano.

Spagna. Batosta anche per i principali partiti spagnoli. I popolari del premier Rajoy battono di due seggi i socialisti del Psoe, ma insieme non raggiungono la metà dei voti, perdendone di fatto quasi 5 milioni. In Spagna monta la protesta e salgono alla ribalta i radicali di Izquierda Plural e soprattutto i neoarrivati di Podemos, partito di rottura nato sulla scia del movimento degli Indignados solo tre mesi fa, e giunto con pochi mezzi quasi all’8 per cento, affermandosi come la quarta forza politica del Paese. Anche gli attivisti di Podemos, guidati da Pablo Iglesias, professore universitario di 35 anni vicino alle idee di Alexis Tsipras, affermano che l’euro non serve, almeno per come è stato concepito e gestito fino ad ora.

Grecia. La sofferente Grecia prova a cambiare rotta affidandosi alla sinistra di Syriza, vincente con oltre il 26 per cento dei voti. È la prima volta che un partito di sinistra diventa la coalizione principale in Grecia. E forse ora il leader Alexis Tsipras potrà dire la sua ad Atene, contro il governo «della troika», come lo ha sempre definito. Restano dietro di quattro punti i conservatori di Nea Dimokratia, la formazione del premier Samaras, al governo insieme ai socialisti. Balzano in avanti anche i neonazisti di Alba Dorada, al terzo posto con oltre il 9 per cento dei voti, e i comunisti del Kke, al 6 per cento.

Comments

  1. Giovanni Alessandrio

    L’analisi a mio parere è superficiale e approssimativa, accostare le proposte politiche di Lista Tsipras, Podemos o Izquierda Plural a quelle di FN, Ukip, Alba dorata e M5S è assolutamente fuori luogo e fuorviante.