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Diritto di critica | July 30, 2021

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43 studenti scomparsi in Messico dopo proteste e arresti. La loro storia - Diritto di critica

Dei ragazzi scontratisi con la polizia dello stato di Guerrero non si sa nulla dal 26 settembre. Tutto il Paese è in rivolta

Nel Messico pieno di contraddizioni e piegato dal narcotraffico e dall’anarchia fa notizia (ma, al di fuori dei confini, nemmeno più di tanto) la scomparsa di 43 studenti, che quasi un mese fa hanno osato protestare nel sud-ovest del Paese contro le autorità locali, per difendere i propri diritti e chiedere una riforma dell’istruzione migliore. Da giorni migliaia di cittadini messicani scendono in piazza per sapere la verità, nella capitale Città del Messico, a Veracruz, Acapulco, e anche a San Cristobal de las Casas, dove hanno marciato in silenzio i gruppi di ribelli zapatisti dello stato del Chiapas. La tensione è alta, altissima, ma la sorte di quei ragazzi è ancora misteriosa ed inquietante.

Relatives of missing students ask Government for intensifying the searchingLa notte della protesta Alla manifestazione, quel 26 settembre, gli studenti erano un centinaio, tutti tra i 17 e i 21 anni, partiti da un villaggio vicino al capoluogo dello Stato di Guerrero a bordo di autobus sequestrati. Dopo una notte di scontri violenti con la polizia nella città di Iguala, a 200 chilometri da Città del Messico, molti sono scappati, altri sono rimasti feriti (6 di loro mortalmente), una quarantina, invece, è finita in manette per poi svanire nel nulla. C’è chi dice di aver visto alcuni dei ragazzi salire su mezzi della polizia, chi invece pensa siano stati “venduti” ai narcotrafficanti. Il sindaco di Iguala è attualmente latitante, mentre 22 agenti di sicurezza locali (spesso invischiati con i gangster della droga) sono stati fermati in attesa di novità. Solo due giorni fa le forze dell’ordine hanno arrestato altre 25 persone, tra cui 14 poliziotti municipali e uno dei leader dell’organizzazione criminale di “Guerreros Unidos”, il cartello della droga considerato responsabile della sparizione degli studenti. Il capo della gang (che trasporta marijuana ed eroina fino a Chicago, negli Usa), Benjamin Mondragón, è rimasto ucciso in una sparatoria il 14 ottobre scorso.

L’orrore delle fosse comuni Tutto il Paese è ora alla ricerca dei giovani universitari: familiari, concittadini, esercito, e i governatori si affrettano a promettere di fare luce sulla vicenda. Il quotidiano “El Universal” parla di migliaia di agenti federali impiegati nella regione, casa per casa, nelle campagne, lungo i fiumi. Promesso addirittura un milione di pesos (circa 50mila euro) a chi fornisca informazioni utili. Al lavoro anche i rappresentanti dell’Unione dei villaggi dello Stato di Guerrero, una delle tante associazioni che i cittadini messicani hanno creato per unire le forze contro l’anarchia e la violenza, qui all’ordine del giorno. Finora a venire alla luce sono state numerose fosse comuni clandestine. I primi test del DNA effettuati hanno escluso che si tratti dei ragazzi scomparsi, ma ci sono da esaminare ancora decine di corpi carbonizzati.

La triste realtà messicana La storia dei 43 studenti, iscritti in una delle università-simbolo della lotta rivoluzionaria e civile, è l’emblema di un Paese finito ormai da anni in un vortice di violenza e corruzione politica a tutti i livelli. Erano figli di “campesinos”, i contadini del poverissimo stato di Guerrero, che nasconde dietro le spiagge patinate di Acapulco povertà e grandi ingiustizie sociali. È il Messico, ma potrebbe essere qualsiasi periferia dei giganti in via di sviluppo del Sud America, perennemente ad un passo dal pieno progresso ma invischiati in realtà e problematiche che non sembrano trovare soluzione.