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Diritto di critica | December 5, 2021

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L'addio di Napolitano, tra luci e qualche ombra

Se ne va lasciandosi alle spalle il peso di un ruolo centrale durante la dura crisi che ha colpito l'Italia. Senza però dimenticare la firma del Lodo Alfano

di | 15 Gen 2015Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

Un uomo molto riservato, di uno stampo quasi anglosassone che gli valse anche il soprannome di lord Carrington. Gelido con incapaci e pressapochisti, ha conservato intatte la severità e la pignoleria della politica del passato, quando conoscenza e competenza non si misuravano  con i “mi piace” su Facebook, né con i 140 caratteri di Twitter.

GLI INIZI. Maggio 2006 segnerà anche il ritorno di Prodi a palazzo Chigi. Con un ex democristiano al governo e un ex comunista al Quirinale, il Paese sembra destinato a svoltare decisamente verso il centrosinistra. Non sarà così. La coalizione fragile e traballante che sorregge Prodi va in pezzi al primo soffio di vento, spalancando la via del governo al quarto esecutivo Berlusconi, eletto con una maggioranza che, almeno sulla carta, appare schiacciante.

IL LODO ALFANO. Mentre il Paese inizia ad avvertire i primi segni della crisi, la politica nega ed il dibattito italiano ruota tutto attorno a Berlusconi e a i suoi processi. Da Napolitano la sinistra attende un segnale a favore della causa, ma quando nel 2008 il Capo dello Stato firma il Lodo Alfano – la legge che sospendeva i processi, garantendo l’immunità per le più alte  cariche dello Stato – esplode uno scontro feroce che coinvolge la sua persona e culmina nel 2009, quando la Consulta dichiarerà incostituzionale la norma.

IL CASO ENGLARO. Nello stesso anno, Napolitano si oppone alla crociata anti eutanasia portata avanti dagli esponenti del centrodestra in nome della Chiesa e si rifiuta di firmare il decreto che imponeva ad Eluana Englaro l’alimentazione forzata, poi raggiunta lo stesso dalla maggioranza con l’approvazione lampo di un ddl che recepiva i contenuti del decreto.

LEADER IN POLITICA ESTERA. La foto con Obama segna il primo incontro di Napolitano col presidente “nero” degli Stati Uniti. I due si vedranno per altre sette volte. Ai complimenti giunti da oltre oceano a quell’ex parlamentare del Pci che nel ‘56 aveva difeso l’invasione sovietica dell’Ungheria, faranno eco gli apprezzamenti arrivati dall’Europa e dall’estero.

È a Napolitano, infatti, che gran parte dell’establishment europeo e mondiale guarda come figura di riferimento politico e soprattutto morale, tributandogli attestati di stima continui, in particolare dopo gli scandali a ripetizione che travolgono la figura di Silvio Berlusconi – ormai deriso in mezzo mondo – e della sua maggioranza. È forse il momento più alto della sua presidenza: le persone che lo incontrano per strada lo rincorrono per stringergli la mano e incoraggiarlo, mentre l’opinione pubblica guarda a lui come all’ultimo baluardo di un’italianità diversa da quanto ha intorno.

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