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Diritto di critica | September 16, 2021

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La scheda - Tutte le alleanze dell'Isis

La presenza di gruppi jihadisti legati all’ISIS ha messo in allarme l’Italia al punto tale da portare il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ad affermare nei giorni scorsi che l’Italia è “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”; dichiarazione seguita da un dietro-front del premier Renzi che spinge invece per l’intervento della diplomazia e lascia sullo sfondo l’azione militare.

L’Italia non esclude in futuro la possibilità di un intervento armato, ma solo ed esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite e nel momento in cui tutte le opzioni diplomatiche dovessero fallire. Nel frattempo però i paesi arabi non sono rimasti a guardare, come dimostrano i raid aerei della Giordania sulle postazioni ISIS in Siria e quelli di Egitto ed Emirati Arabi a Derna, in Libia. Raid accolti positivamente dalla Lega Araba, ma non dal Qatar.

Altro elemento che desta preoccupazione è la spinta verso nord di Boko Haram, che dalla Nigeria starebbe cercando di espandersi in Niger, Chad e Camerun.

E’ dunque lecito parlare di un’avanzata dell’Isis che starebbe portando a un’espansione territoriale del sedicente “Califfato”? Non proprio. Dal punto di vista della conquista territoriale l’Isis non sta certo ottenendo dei buoni risultati dal momento che è in forte difficoltà nella zona di Tikrit, nelle aree meridionali dell’Iraq dove ha subito pesanti sconfitte da parte delle milizie sciite appoggiate sul terreno da Teheran e nel nord-est della Siria, tanto che la BBC ha parlato di diciannove villaggi nella provincia di Raqqa strappati all’ISIS dalle forze curde, appoggiate dai raid aerei della Coalizione.

Più che di “avanzata” ha senso parlare di “alleanze” tra ISIS e altri gruppi jihadisti presenti da tempo in Africa, Medio Oriente e Caucaso che hanno deciso di giurare fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi.

In Libia, l’Islamic Youth Shura Council (gruppo sganciatosi da Ansar al-Sharia) e alcuni leader di Ansar al-Sharia Derna si sono uniti all’ISIS, ma secondo alcune fonti nelle ultime settimane ci sarebbero state alcune nuove alleanze con gruppi jihadisti locali. Si è inoltre recentemente parlato di alcune fazioni dell’AQIM (al-Qaeda nel Maghreb Islamico) che si sarebbero unite all’ISIS.

In Egitto l’ISIS può contare su Ansar Bait al-Maqdis, gruppo jihadista che in seguito alla caduta del governo islamista guidato da Morsy, ha messo in atto una campagna di attentati contro politici, apparati dello Stato, civili e turisti. Il gruppo è collocato principalmente nel Sinai e si è unito all’ISIS nel novembre del 2014.

In Algeria il gruppo Jund al-Khilafa, precedentemente legato ad Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, si è unito al Califfato nel settembre del 2014 ed è noto per la decapitazione del turista francese Hervé Gourdel.

In Nigeria Abubakar Shekau, leader dei Boko Haram, ha dichiarato il proprio appoggio all’ISIS già nell’estate del 2014. Nonostante alcune similitudini operative e propagandistiche, non vi sono ancora elementi sufficienti per poter parlare di una vera e propria alleanza tra i due gruppi, come illustrato alla CNN dall’analista Jacob Zenn.

Nel nord del Caucaso, infine, precisamente in Daghestan, alcune jamaat precedentemente legate all’Emirato del Caucaso hanno giurato fedeltà all’ISIS, mandando su tutte le furie Ali Abu Mukhammad, il nuovo leader e successore di Doku Umarov. E’ importante inoltre ricordare che all’interno dell’ISIS ci sono veri e propri battaglioni composti in prevalenza da jihadisti provenienti dal Caucaso settentrionale.

www.giovannigiacalone.net

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