Sparatoria in Tribunale a Milano: la sicurezza della città bucata a meno di un mese da EXPO

Le notizie sono ancora confuse e frammentarie. Di certo c’è un unico elemento: qualcuno ha sparato nel Tribunale di Milano, uccidendo almeno tre persone e ferendone un numero ancora imprecisato. Secondo le prime informazioni, a sparare sarebbe stato Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta nel crac Eutelia-Agile. Sotto i suoi colpi sarebbero morte almeno tre persone, tra cui uno dei testimoni e un giudice fallimentare, il magistrato Fernando Ciampi.

Dopo una poderosa caccia all’uomo, scattata pochi minuti dopo gli spari, il killer sarebbe stato fermato poco fa a Vimercate dopo una fuga probabilmente in moto.

Un’arma in Tribunale – Tra gli interrogativi che bisognerà chiarire, però, come l’assalitore sia potuto entrare armato nel Tribunale e come abbia potuto impossessarsi di un’arma. Chi frequenta il Palazzo di Giustizia di Milano, infatti, conferma che anche i semplici tirocinanti vengono sottoposti ad accurati controlli all’ingresso. E’ probabile quindi che l’uomo avesse dei complici e che qualcuno abbia introdotto l’arma nel Tribunale.

A meno di un mese dall’EXPO La vicenda, però, è ancor più grave se si pensa che – a meno di un mese dall’inizio di EXPO – il sistema di sicurezza di uno dei luoghi chiave per la vita della città, come il Tribunale di Milano – è stato “bucato” in modo così clamoroso, lasciando a terra almeno tre morti e diversi feriti. A evitare controlli e monitoraggio da parte delle forze dell’ordine – secondo queste prime informazioni – ancora una volta sarebbe stato un singolo individuo sebbene noto agli inquirenti. E proprio mentre nel Palazzo di Giustizia restavano in terra morti e feriti, a Milano era in corso il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in vista di Expo, con il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Ennesima tegola per Alfano – Ed è proprio su quest’ultimo che adesso torneranno inevitabilmente ad abbattersi le critiche per una gestione dell’ordine pubblico finita troppe volte nell’occhio del ciclone, dal caso Shalabayeva – per cui cadde la testa del prefetto Procaccini – alle manganellate agli operai dell’AST di Terni, agli spari fuori dall’Olimpico in cui morì Ciro Esposito, fino ad arrivare agli ultimi scontri a Piazza di Spagna a Roma, con la “Barcaccia” danneggiata dai tifosi violenti. Né mancano le gaffe, come quella rimediata subito dopo l’arresto di Giuseppe Bossetti, indagato per la morte di Yara Gambirasio e al momento dell’arresto definito proprio da Alfano “assassino” ancor prima di qualsiasi processo. Certo, in diversi casi si è trattato di malfunzionamenti del sistema di prevenzione sul territorio, ma tutto fa capo al Ministro degli Interni che già in un’occasione – l’espulsione della Shalabayeva – confessò di non essere stato informato dell’operazione dai suoi sottoposti. Tutto, italicamente, “a sua insaputa”.

Di riflesso, un’ennesima grana per Renzi: un Ministro degli Interni sempre più debole non giova certo all’azione di Governo.

@emilioftorsello

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress