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Diritto di critica | May 14, 2022

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La parola ''contraria'' di Erri De Luca a processo, oggi la sentenza

L’opinione non si condanna in tribunale. Uno scrittore non si condanna. Erri De Luca non va condannato. Altrimenti siamo al reato di opinione. È prevista per oggi infatti la sentenza nell’ambito del processo che la Procura di Torino ha intentato contro De Luca, per le sue parole “contro” il TAV. D’accordo o meno con il progetto, l’iniziativa giudiziaria intrapresa dai magistrati è grave: davvero si vuole condannare a otto mesi uno scrittore “reo” di aver messo nero su bianco la propria opinione? Non in una democrazia. Alle opinioni si ribatte con le parole, con le argomentazioni, con le ragioni motivate. Un processo di questo tipo è l’ammissione di una sconfitta proprio sul piano dialettico: incapace di “demolire” le argomentazioni portate da Erri De Luca, la società lo trascina in un’aula giudiziaria.

De Luca è a processo sulla base di un articolo del Codice penale del 1930, quando l’Italia era in piena epoca fascista. Ci si domanda quindi che fine faccia, in questo processo e per i magistrati che hanno sostenuto l’accusa, l’articolo 21 della Costituzione – circostanza giustamente ricordata dallo scrittore nella sua “arringa” poco prima che il giudice entrasse in Camera di Consiglio. E proprio durante il procedimento, i giudici non hanno ammesso la richiesta di valutazione di incostituzionalità dell’articolo per cui De Luca è sotto accusa.

“Sarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione – ha scandito Erri De Luca – Al di là del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro Paese. Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua”.

“Svolgo l’attività di scrittore – ha ribadito De Luca – e mi considero parte lesa di ogni attività di censura. Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore, è prevalente o se il capo di accusa avrà il potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione […] difendo l’uso legittimo del verbo sabotare”.

E il processo a carico di Erri De Luca è un qualcosa che, troppo da vicino, ricorda anni e situazioni di un’Italia che per fortuna non c’è più. O almeno questo speriamo.

AGGIORNAMENTO: Erri De Luca è stato assolto perché il fatto non sussiste.

@emilioftorsello

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