“Loro 2”, in scena il Berlusconi più solo e incorreggibile

Più scorrevole e potente del numero uno, “Loro 2” si articola di nuovo in scene intense, quadri teatrali e fotografia di impatto, ma senza perdere di vista il racconto degli anni più convulsi di Silvio Berlusconi, e anzi il contorno risulta in armonia e funzionale alla storia. Una storia che vuole decifrare, e puntare sui sentimenti e gli stati d’animo.

Gli anni difficili? Il divorzio, il ritorno in politica, le manovre, la patetica adulazione tanto di ragazzine quanto di personaggi attempati. Il tempo ora pare meno dilatato, e Sorrentino alterna sapientemente la girandola degli avvenimenti con la calma della riflessione, delle pause nel buio, degli attimi in cui la solitudine e la presa di coscienza affiorano tra il lusso, per poi venire subito scacciate e rimosse. Il Berlusconi sorrentiniano, come un eterno Peter Pan circondato da giochi, lotta e ricerca quasi angosciosamente gli antichi fasti, a colpi di slogan come “Io vendo un sogno” e “Conosco il copione della vita”, e si lamenta inconsolabilmente di non essere capito.

Paure e sentimenti Era questa l’intenzione del regista, il mostrare un Berlusconi (ma non solo lui, è evidente) forse incorreggibile, indomito, ma alle prese con i fantasmi dell’età che avanza: «Non volevo fare un film ideologico o schierato – ha dichiarato Sorrentino all’anteprima con la stampa – Volevo emergessero i sentimenti dietro l’uomo politico e certi personaggi intorno a lui. Dietro ai sentimenti ci sono le paure, ce ne sono molte nel film, Berlusconi stesso ha paura di invecchiare. Come ogni volta in cui sono i sentimenti ad essere messi in gioco, con grande vitalismo, la delusione è inevitabile». Il film, andando avanti, diventa una grande riflessione anche sul potere, sulle scelte, e su cosa ne rimane.

I duetti Feste scatenate, coreografie deliranti di ragazze affamate di successo si contrappongono alle geometrie rigorose, ai vasti spazi vuoti di Villa Certosa; ma prima ancora dei simboli, sono i duetti e i confronti tra i personaggi ad alzare il livello, a svelare l’anima del film. Il dialogo tra Silvio e il banchiere Ennio Doris (arrivato in Sardegna per spronare l’amico), per esempio, entrambi interpretati da Toni Servillo: una meraviglia rivelatrice, pochi minuti che valgono l’intera pellicola. La resa dei conti tra Berlusconi e la moglie Veronica: un reciproco e intenso guardarsi allo specchio (soprattutto da parte di lei), la fine di un amore in mano a due bravissimi attori. Ma anche la disillusione del talent scout Morra e della compagna, gli sfoghi di alcuni personaggi, gli occhi persi nel vuoto.

Né vincitori né vinti  L’eterno dualismo tra l’uomo pubblico e quello privato che non riesce più di tanto a contenersi, quindi, ha dietro di sé un velo di tristezza, o tenerezza, seguendo la parola che Sorrentino ha più usato parlando del dittico di “Loro”. E tale velo è in questa seconda parte ben chiarito e accettabile. Al di là dell’immensa bravura di Servillo, ormai attore feticcio del regista napoletano, il film riacquista quindi nel suo complesso un certo valore, da scoprire ognuno con il proprio occhio interpretativo.

Di Arianna Pescini

Giornalista professionista dal 2010, mi occupo di esteri, attualità e cinema. Laureata a Pisa in Storia Contemporanea, con esami di relazioni internazionali e Storia dell'America Latina all'Università Complutense di Madrid, ho conseguito il Master in giornalismo e comunicazione pubblica presso l’Università di Tor Vergata, Roma. Ho lavorato presso la redazione centrale del quotidiano “Il Tirreno”, dell'ex gruppo Espresso, e presso la redazione Sport e Internet di Rai Radio Uno. Collaboro con i mensili Focus Storia e Bbc History Italia e mi sono occupata di energie rinnovabili per agenzie di comunicazione. Scrivo per Diritto di Critica dal 2012.