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Diritto di critica | January 19, 2020

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Sfratti, 46mila famiglie senza tetto nel 2012

La crisi distrugge le certezze: prima il lavoro, poi la casa. Nel 2012 saranno 46mila le famiglie sfrattate per insolvenza, per non essere riuscite a pagare le rate del mutuo. Una mattanza che si aggiunge – e fa il paio – con le 47mila persone senza fissa dimora “salvate” da Caritas e volontari e con 1,6 milioni di disoccupati scoraggiati, la metà al di sotto dei 34 anni. In Spagna il governo ha ottenuto la moratoria sui mutui: da noi si aggiunge l’Imu, intoccabile e spietata.

Boom di sfratti. Aumentano drammaticamente le notifiche di sfratto nei tribunali italiani. Nel 2012 sono già state eseguiti più di 40mila pignoramenti, con altrettante famiglie buttate per strada: al 31 dicembre, se il trend procede così, saranno 46mila. Ovvero 8.500 sfratti in più rispetto al 2011, anno già di crisi – evidentemente meno di oggi. Conforta poco sapere che, secondo il Governo, il peggio della crisi è passato. Alle famiglie sfrattate sembra invece di stare in mezzo al guado – o in mezzo alla via.

Sempre più homeless. L’effetto pratico è l’aumento delle persone senza fissa dimora. L’Istat ne calcola oltre 47mila, in maggioranza uomini al di sotto dei 45 anni e disoccupati (solo la metà è di origine straniera, il resto degli homeless è italiana). Spesso divorziati, lavorano in media 13 giorni al mese e riescono a mettere insieme appena 340 euro al mese. Si sostengono con le mense Caritas e gli ostelli delle Onlus. Ai nuovi homeless si aggiungono i disoccupati scoraggiati, cioè coloro che rinunciano a cercare un posto di lavoro fisso – campando con interinali, lavori saltuari e sostegno familiare: sono 1,6 milioni di persone, la metà è della generazione perduta al di sotto dei 34 anni.

Il massacro sociale della crisi è arrivato, come c’era da aspettarsi, ma le sue cure no. Il Governo Monti tiene la barra bloccata sui conti, difendendo il terreno recuperato sul fronte della credibilità finanziaria dello Stato. Una credibilità che non migliora le condizioni di vita degli sfrattati, né avvicina la crisi al suo termine. Qualcosa si potrebbe fare (a cominciare da una riduzione sull’Imu, per esempio, o da un calmiere alle rate dei mutui). Come dimostra Madrid.

In Spagna la situazione è ancora più drammatica, quest’anno 400mila famiglie sono state sfrattate mentre  la disoccupazione galoppa al 25% (50% quella giovanile). Eppure qualcosa si sta muovendo. E’ stata varata una moratoria di 2 anni alle rate del mutuo per i casi di emergenza, e un calmiere: per famiglie con reddito complessivo inferiore ai 18.600 euro annui, le rate non potranno superare il 2% del mutuo e comunque non oltre 1/3 del reddito mensile della famiglia. Una misura varata dal governo conservatore Rajoy e imposta a tutti gli istituti di credito salvati dallo Stato (e con i fondi straordinari di Bruxelles). Rajoy spera così di far fronte alla strage di suicidi che ha indignato il Paese, esploso in contestazioni violentissime il 14 novembre.

Alla Commissione europea la decisione non è piaciuta, Bruxelles dovrà approvare ogni altra decisione sul credito di Madrid pena l’interruzione degli aiuti.

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