Alemanno contro il referendum sull’Acqua: “non toccate le schede”

In Campidoglio il referendum sull’Acqua fa paura. Alemanno invita i cittadini a “non toccare le schede”, perchè “il quesito è mal posto”; Staderini, ad di Acea, accusa i comitati di “demagogia e falsità“. Dietro le critiche si nascondono gli interessi di Caltagirone e Gdf Suez, desiderosi di comprare a buon mercato una grossa fetta di Acea per aumentare i profitti.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno fa sapere da Washington le proprie intenzioni di voto. “Sul nucleare non voglio dare alcuna indicazione, perché sarebbe fuori luogo: dopo la decisione del governo, il problema è spostato in avanti e non è più così drammatico”. Molto più dettagliato invece il suo commento sull’acqua. “Il quesito è mal posto”, ha spiegato il sindaco della Capitale, “perché l’acqua non è privatizzata, quello che si privatizza è la sua gestione”. Sostanzialmente, chiarisce Alemanno, “il referendum genera un arretramento dei servizi, e bisogna quindi evitare di prendere in mano le schede”.

Dietro tale posizione del Campidoglio s’intrecciano gli interessi dei soci Acea, ossia Caltagirone e Gdf Suez. I due soci di maggioranza (15% e 10% rispettivamente) mirano a spartirsi la quota del Comune di Roma (51% del capitale). La legge Ronchi (primo quesito del referendum) per loro è una manna: entro il 2013 il Campidoglio deve svendere almeno il 21% del proprio pacchetto di titoli. Il prezzo crollerà di parecchi punti, e loro potranno acquisire la proprietà senza grande sforzo.

Va bene l’opposizione di Marco Staderini, amministratore delegato dell’azienda: le sue critiche – “se vince il sì ci sarà un caos inenarrabile”, ripetono i sentimenti degli azionisti privati di Acea, affamati di dividendi e profitti. Ma da Alemanno ci si potrebbe aspettare altro: non ha forse interesse a mantenere, come sindaco, il controllo di Acea? No. Primo, perchè tra due anni potrebbe perdere la fascia tricolore – e con essa Acea. Secondo, perchè la sua elezione si basa proprio su Caltagirone, che ne ha finanziato la campagna elettorale del 2008. Per durare altri quattro anni, ha bisogno di lui. Dove sta il suo interesse?

 

 

Di Sirio Valent

Giornalista professionista, 25 anni, ho iniziato con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2, per la facoltà di Economia. Due stage nella redazione economica dell'Agenzia Italia e una breve parentesi dietro le quinte di Confindustria mi hanno aperto gli occhi sulla realtà quotidiana del cronista economico. Mi piace lavorare su questioni di geopolitica, macroeconomia e retroscena finanziari, difficili da spiegare in modo semplice ma fondamentali per capire la realtà dietro lo specchio.