La morte di Giulio Regeni e i cadaveri dell’Egitto

L’Egitto ci offre dei corpi e una tesi tanto astrusa da sembrare paradossale: sono stati uccisi cinque fantomatici uomini specializzati nel sequestro di stranieri – cosa mai vorrà dire e quali sarebbero stati gli altri cittadini stranieri sequestrati in Egitto in questi mesi? – che usavano andare in giro vestiti da poliziotti – che caso! proprio come le forze di sicurezza che verrebbero quindi scagionate – ma che non possono e non potranno parlare dato che sono stati crivellati. In Egitto sembrano anche convinti che sia sufficiente sventolare i documenti di Regeni ai quattro venti per chiudere la questione e convincerci di una verità di comodo: se passaporto, tesserino universitario e quant’altro sono stati ritrovati a casa della sorella di uno dei presunti sequestratori, allora non può che essere andata proprio come dicono le autorità egiziane.

Non si spiega però per quale motivo questa banda specializzata in “sequestri di stranieri” (la definizione, ammettiamolo, fa quantomeno sorridere) abbia dovuto anche torturare per dieci giorni il sequestrato, tagliargli le orecchie, rompergli sette costole, procurargli un’emorragia cerebrale e tagli su tutto il corpo, somministrargli scariche elettriche eccetera. Quantomeno incauto anche conservare ordinatamente i documenti di Regeni, altro errore paradossale visto il clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Eppure, secondo la tesi ufficiale, i sequestratori li avrebbero conservati ordinatamente – a mo’ di trofeo. Il fatto poi che – secondo le autorità – questi signori se ne andassero in giro “travestiti” da poliziotti, scagionerebbe proprio quelle forze di sicurezza accusate di aver rapito e torturato per giorni – fino a ucciderlo – Giulio Regeni.

Una ricostruzione tanto assurda quanto inverosimile che rischia di incrinare definitivamente i rapporti tra Italia ed Egitto e di farci apparire come la parte più debole, senza la forza di imporre indagini serie a un Paese che certamente non si può definire nemico.

@emilioftorsello

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress