Partorire con le mani legate, Israele sotto accusa

Scritto per noi da Andrea Onori

Maltrattamenti, violenze e suicidi. Come in molti altri paesi democratici, anche nelle carceri israeliane, i detenuti vengono sottoposti a vessazioni nel corso degli arresti. Questi comportamenti, accettati e condivisi dalle autorità, sono violazioni del diritto internazionale relativo alla tortura e ai trattamenti disumani e denigranti. E le prime a subire trattamenti umilianti sono proprio le donne.

Le prigioniere palestinesi, detenute nelle carceri israeliane, sarebbero rinchiuse in condizioni squallide e lasciate in celle infestate anche da ratti. Una delle tante denunce, arriva dall’Agenzia di stampa internazionale IPS che ha divulgato un’intervista a Fabrizia Falcione, dirigente dei progetti di Unifem, l’agenzia ONU per i diritti delle donne. Dalla conversazione emergono particolari alquanto raccapriccianti sulle violazioni basilari dei diritti fondamentali dell’uomo ai danni dei prigionieri politici palestinesi, tra i quali anche donne e bambini. “La situazione di donne e minori palestinesi nei centri di detenzione israeliani è davvero critica. Assistiamo a negligenza medica e all’assenza di servizi medici specifici (specialistici) e nessuna somministrazione dei trattamenti di cui hanno bisogno le prigioniere malate”, ha dichiarato Fabrizia Falcione.

Le palestinesi, sono detenute principalmente nei penitenziari israeliani di Hasharon e Damon, entrambi fuori dai Territori palestinesi occupati, e questo in piena violazione all’art.76 della IV Convenzione di Ginevra. Si racconta di celle infestate da insetti, scarafaggi e topi. Una detenuta, rilasciata pochi mesi fa, ha raccontato all’Unifem: “Non riuscirei a descrivere le condizioni nella cella. Era come una tomba sottoterra, piena di insetti, lenzuola bagnate e dall’odore stomachevole, straripante di rifiuti”.

La stragrande maggioranza delle donne detenute politiche da Israele, soffre di varie patologie e le internate incinte verrebbero addirittura fatte partorire con le manette ai polsi. Fabrizia Falcone lo conferma “ Si, è proprio così. Le detenute incinte vengono ammanettate durante il parto e lasciate così nel periodo successivo. Una volta compiuti due anni, i bambini vengono allontanati dalle madri“. Le donne patiscono oltraggi e offese al proprio retaggio culturale e ai diritti religiosi. Un’ex detenuta avrebbe raccontato alla Falcione: “Mi hanno privata del velo dandomi un’uniforme di colore marrone, a maniche corte e quando ho chiesto di avere una maglia a maniche lunghe da poter indossare di sotto, me l’hanno negata. Costretta a spostarmi tra le celle tra gli occhi di guardie uomini. Mi sono sentita umiliata e sono stata insultata“.

Molte donne, come molte persone all’interno dei territori occupati, vengono imprigionate senza essere state sottoposte a un processo. Il loro arresto avviene spesso per affiliazione a organizzazioni messe al bando da Israele. “Inoltre – Conclude la Falcione – a prigioniere e detenute palestinesi vengono vietati la detenzione e l’utilizzo di oggetti come le penne: non possono leggere e non viene loro riconosciuto il diritto ad alcuna pausa ricreativa”.

Se il carcere e le dinamiche di reinserimento nella società, in uno Stato democratico, dovrebbero tenere conto delle esigenze specifiche del mondo femminile, come la maternità, la reintegrazione professionale e familiare. Le condizioni di carcerazione delle donne incinta e nel periodo dell’allattamento così come quelle che hanno in cura bambini piccoli, devono sempre tenere conto dell’interesse superiore del bambino, ma così, purtroppo, non è.

Di Redazione

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