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Diritto di critica | January 16, 2022

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Il Ponte sullo Stretto, quel grande incompiuto di un'Italia incompiuta

Italia, paese delle grandi opere. Anzi, no. Le programmiamo, le studiamo, apriamo società per valutarne la fattibilità. Spendiamo tanti soldi, troppi soldi per poi non vederle mai realizzate. Il caso più eclatante è quello del “mastodontico” Ponte sullo Stretto. Costato 300 milioni di euro senza che si sia mai posata la prima pietra da trent’anni a questa parte. L’opera-simbolo del Paese incompiuto, retaggio di un ‘900 di promesse mai mantenute.

Il Ponte si farà, ma se pagano i privati. Il governo aveva inizialmente deciso di mettere nel cassetto quest’opera. Qualche settimana fa ci ha ripensato. Il tentativo è quello di non buttare alle ortiche soldi e progetti e provare a valutare se ci siano le condizioni per avere fondi dai mercati finanziari e a quali condizioni. Per questo Palazzo Chigi ha dato mandato alla società Stretto di Messina spa di rintracciare privati disposti a finanziare l’opera che però oggi potrebbe non essere più conveniente realizzare. Infatti, per costruire 3,6 chilometri di ponte sospeso è oramai prevista un’ulteriore spesa di 8 miliardi. Decisamente troppo per un’opera che oggi è tutt’altro che faraonica.

All’estero è facile, in Italia no. Dal 1970 al 1988 il governo turco ha realizzato due opere simili (ma più brevi), per collegare le due parti della città di Istanbul, divisa in due dallo Stretto del Bosforo. I due ponti sono lunghi poco più di un chilometro e mezzo. Il primo è stato realizzato in tre anni (1970-73), il secondo in due (1986-88). Nel 1995 i governi di Svezia e Danimarca hanno dato il via alla realizzazione di un lunghissimo ponte (Öresund) per creare un collegamento stradale tra i due paesi. L’opera, lunga quasi 16 chilometri, è stata realizzata (con piloni in mare) in sette anni ed è costata 3,8 miliardi. In Italia, invece, di progetti per collegare la Sicilia e la Calabria se ne fanno addirittura dai tempi in cui al governo sedeva Benito Mussolini.

Per non pagare le penali. Il rinvio della chiusura definitiva dell’opera (mai iniziata) deciso dal governo di altri due anni, serve anche per evitare di pagare subito salate penali che la mancata realizzazione produrrebbe. In caso di cancellazione definitiva nel 2014 l’Italia dovrà sborsare altri 10 milioni di euro di sole penali, oltre ad altri 7,5 milioni per il pagamento degli stipendi (56 dipendenti da remunerare) e degli affitti delle sedi.

E i pendolari piangono. Il Corriere della Sera stima che con i soldi spesi per la sola Società Stretto di Messina si sarebbero potuti acquistare ben sei nuovi treni regionali in Sicilia e Calabria. Insomma, questo non è un paese di grandi opere. Anche perché quelle in progetto non si finiscono o addirittura nemmeno si iniziano. Mentre, soprattutto al sud, mancano le infrastrutture. E pensare che, con più accortezza, si potrebbero realizzare le une e le altre. Ma non siamo svedesi. E nemmeno turchi.

Comments

  1. Se il ponte non si può fare, mi vergognerò a vita di essere Italiano.