Voucher? Scusate, ci siamo sbagliati. Anzi no. Così questa mattina il Pd prima fa dietrofront sulla proposta di reintrodurre nuovi tagliandi di pagamento del lavoro, per le famiglie e le piccole imprese, poi ci ripensa di nuovo. “Se il governo presenterà questo decreto, noi non voteremo la fiducia”, hanno tuonato ieri i deputati e senatori di Mdp, i fuoriusciti dal Pd guidati da Roberto Speranza e Pierluigi Bersani. Perché, a detta degli ex democratici, questo significa aggirare il referendum proposto dalla Cgil sull’abolizione dei voucher, al quale non si è votato perché il governo e il parlamento hanno modificato la legge.
I voucher, votati ma tanto odiati. Per i bersaniani i voucher sono il simbolo dello sfruttamento dei lavoratori, un sistema legale che elimina ogni garanzia al lavoratore. Nelle intenzioni del governo Monti, i voucher dovevano essere uno strumento per far emergere il sommerso che riguarda spesso i lavoratori domestici e i lavori occasionali, rendendo decisamente più semplice la modalità di retribuzione del lavoro, senza il sostituto d’imposta e F24 da versare. Fino a qualche mese fa, un imprenditore o un qualsiasi cittadino poteva recarsi in tabaccheria e acquistare un voucher dal valore di 7,5 euro, pagando 10 euro. La differenza veniva trattenuta dal tabaccaio per conto dello Stato, tra IRPEF e INAIL. Tuttavia, la facilità d’acquisto senza l’indentificazione della data certa della prestazione, ha permesso ad alcuni datori di lavoro di approfittarne, utilizzando i voucher per pagare lavori non occasionali o per coprirsi di fronte ad incidenti che riguardavano i lavoratori in nero. Il governo Renzi, proprio per evitare un abuso dello strumento, ha introdotto la tracciabilita, innalzando da 5.000 a 7.000 euro il limite annuo, e imponendo un limite per singolo committente a poco più di 2.000 euro nei 12 mesi. Nota bene: entrambi i governi avevano anche la fiducia di Bersani e Speranza. Anzi, proprio il Pd di Bersani, nel 2010 e nel 2011 era La seconda forza parlamentare ad appoggiare, senza remore, l’esecutivo Monti, quello della Riforma Fornero. Oggi prendiamo atto che Speranza e Bersani (e tutti i fuoriusciti) che avevano votato per l’introduzione dei voucher, hanno cambiato idea. Legittimo, ma perché?
L’idea del governo. Il governo ha recentemente proposto di reintrodurre i voucher ma solo per famiglie, professionisti e piccole imprese, cioè proprio per quei datori di lavoro per i quali è difficile ed oneroso preparare una busta paga e versare i contributi con i vari F24. Così, spesso, anche per non dover affrontare la burocrazia, camerieri occasionali e donne delle pulizie vengono pagate in nero. Per Bersani, forse, è meglio così.
Senza voucher la colf la paghi in nero. Inoltre, i fuoriusciti dal Pd dimostrano di non vivere realmente in questo mondo. Eliminare i voucher mette solo un ostacolo ai più piccoli, mentre le imprese medie e grandi, potranno tranquillamente continuare ad utilizzare il lavoro occasionale, con ritenuta d’acconto come fanno regolarmente da più di un decennio. In fondo, chi controlla? Niente garanzie e soprattutto nessun versamento all’Inail. Meglio così, allora. Lavoro nero e addio tutele. E nessuno che invochi maggiori controlli.