Espulsione dei dissidenti e “processi”. Ecco a cosa si è ridotto il MoVimento

Beppe-Grillo-a-NapoliL’avevamo anticipato giorni fa e oggi pare prendere corpo il retroscena secondo cui sarebbero tra i 15 e i 30 i parlamentari del M5S pronti a lasciare il MoVimento dopo il “processo” che hanno dovuto subire quanti si sono detti in disaccordo con il comportamento tenuto dal comico durante le consultazioni con Matteo Renzi. E se ieri notte lo streaming pareva non funzionare proprio quando qualcuno esprimeva critiche nei confronti del capo, a dare il verdetto finale in modo molto medioevale oggi sarà “il web”, la folla, la piazza. Chiamata a giudicare i “morituri”. E, come Grillo sa bene, spesso la piazza ragiona “di pancia”: lancia pomodori, insulta, strilla, ingiuria, si diverte sul corpo del capro espiatorio di turno.

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Il comico a capo del MoVimento ha dato indicazioni precise: “adesso deciderà la rete, spero che deciderà e confermerà il verdetto della assemblea, così noi siamo un pochino meno ma molto, molto più coesi e forti”. Pronunciata dal capo del MoVimento, l’affermazione ha una valenza molto importante. E se la critica al comico e alle sue scelte non è possibile, viene da chiedersi quale sia il valore aggiunto dei parlamentari pentastellati, eletti con le Parlamentarie: meri esecutori di una pseudodemocrazia online che viene invocata solo quando decidono il comico e il suo socio (nessuno ha chiesto se “il web” fosse d’accordo con la richiesta di messa in stato d’accusa per Napolitano, ad esempio)?

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Ma guardiamo ai numeri. I quattro senatori – se l’espulsione sarà ratificata – andranno ad aggiungersi agli altri tre senatori M5S già fuori dal MoVimento. E se altrettanti decideranno di lasciare il partito del comico, davvero ci saranno i numeri per un nuovo gruppo parlamentare che – secondo altrettante voci che si rincorrono a Palazzo Madama- potrebbero confluire in un nuovo gruppo guidato da Civati, a sostegno del Pd.

Al di là degli esiti, viene comunque da chiedersi che tipo di MoVimento sia quello che ogni tot mesi finisce per espellere i suoi componenti più importanti e rappresentativi – i parlamentari – perché non sono d’accordo con il capo. A cosa si è ridotto il pluralismo che un tempo era l’anima dei Cinque Stelle? Uno vale uno, sembra. Ma Grillo vale per tutti.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress

1 commento

  1. Diritto di critica e diritto di disamina entrambi “importanti”.
    Limitandosi al “diritto di critica” ognuno dice quel che pensa -personalmente- ritenendo il proprio criticar giusto.
    Allargando lo sguardo oltre e avventurandoci nel diritto di disamina mi viene da osservare che si “critica” quanto avviene in un gruppo per dissensi interni e non quanto accade in ordine alla compravendita di parlamentari.
    Mi chiedo quale delle due “cose” si più grave.

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