L’agonia dell’Opera di Roma, metafora di un Paese

IL GRAFFIO – Licenziati in 182 su 460, coro e orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Dopo l’addio del maestro Riccardo Muti, arrivano le “esternalizzazioni”. Il Maestro, forse intuendo quanto stava per accadere, ha lasciato il timone del teatro e oggi il Cda ha preso una decisione più unica che rara: licenziare in tronco il coro e gli strumentisti di uno dei teatri più famosi del mondo.

Viene da chiedersi in quali condizioni versi realmente un Paese capace di lasciar crollare gioielli internazionali come Pompei o licenziare in blocco artisti che tutto il mondo ci invidia, come lo sono coro e orchestra dell’Opera di Roma. La scusa, il paravento, è la paventata “spending review“. Ma di artistico in queste due parole fin troppo spesso utilizzate in modo tecnico per coprire il dramma di un Paese ormai ingestibile, c’è ben poco. E mentre da ogni parte si sente parlare di “crisi dei teatri”, l’impressione è che li si sia dati ormai per morti, come se si trattasse di un settore decaduto, abbandonato, un peso inutile.

Coro e orchestra – ha detto il sovrintendente – costano 12 milioni e mezzo l’anno. Il risparmio previsto è di 3,4 milioni con l’esternalizzazione. Abbiamo ragionato in termini di funzionalità e di effetto economico, è una decisione indipendente dalle sigle sindacali e non c’è alcuna intenzione ritorsiva, è quasi offensivo pensarlo”. Gli ha fatto eco il Ministro Franceschini: “Un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire”. Ripartire da cosa? Da una qualche società o cooperativa di artisti chiamata a sostituire chi costava troppo? E con quali garanzie? Ad ogni modo sembra che sia proprio questa la strada intrapresa – anche qui pare che i decisori si siano premurati di cercare qualche paragone europeo da sbandierare davanti ai media – “la chiusura della fase di licenziamento collettivo – ha aggiunto il sovrintendente – prevede di individuare un soggetto col quale svolgere un servizio di orchestra e di coro. Non vogliamo chiudere i rapporti con gli artisti e i musicisti che ne fanno attualmente parte quindi auspichiamo che si riuniscano e fondino un soggetto sulla base della qualità artistica”. Come dire: remi in barca, organizzatevi così se possibile vi richiamiamo. Ma noi intanto lasciamo l’equipaggio nel porto. E se non dovesse piacere questa soluzione, la fila per lavorare con l’Opera di Roma sarà sicuramente popolata.

I sindacati, come ovvio, non l’hanno presa bene. Anche se dovrebbero interrogarsi sul proprio ruolo in questo muro contro muro. “E’ un licenziamento ingiustificato e discriminatorio – ha spiegato Marco Piazzai, segretario del sindacato Fials-Cisal e primo trombone dell’Opera – c’è un progetto di smantellamento del Teatro dell’Opera. E forse Muti l’aveva capito e per questo se n’è andato. Ma siamo pronti a impugnare la decisione”.

Sindacati a parte, la situazione dei teatri storici della Capitale non è rosea. Solo per citare un altro esempio, a qualche centinaio di metri dall’Opera c’è un altro teatro che rischia di chiudere i battenti, l’Eliseo e il Piccolo Eliseo. Da mesi i lavoratori sono in agitazione e il 14 ottobre prossimo un ufficiale giudiziario metterà i sigilli a quello che è considerato una delle istituzioni di Roma. A rischio, in questo caso, secondo i sindacati sono mille persone.

E mentre il capo del governo, Matteo Renzi, parla di riforme, vola nella Silicon Valley, incontra Google, Twitter e tutti gli smanettoni tecnologici, il suo Paese rischia di perdere i migliori gioielli che l’hanno reso famoso nel mondo. Qualche giorno fa, Francesco Merlo su Repubblica scriveva parole sacrosante: “La fuga di Riccardo Muti dall’Opera di Roma arretra l’Italia come le sconfitte della Ferrari, il fallimento dell’Alitalia, il tramonto della Fiat. E a Matteo Renzi dovrebbe stare più a cuore della mozzarella di Eataly e del gelato di Grom”. Si spera solo che il capo del governo italiano se ne renda conto. Fate presto.

@emilioftorsello

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress