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Diritto di critica | October 25, 2021

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Rimsha liberata, lieto fine per la bambina cristiana disabile accusata di blasfemia - Diritto di critica

Rimsha liberata, lieto fine per la bambina cristiana disabile accusata di blasfemia

E’ stata ribattezzata come “figlia del popolo”, Rimsha Masih, 14 anni, accusata di blasfemia da un imam pachistano, principale predicatore della moschea di Meharabadi, e in carcere dal 16 agosto scorso. Il presidente del Consiglio pachistano degli “Ulema” (i dotti musulmani di scienze religiose), Allama Tahir Ashrafi, ha garantito che la ragazza sarà al sicuro una volta uscita dal carcere.

Un caso politico/religioso di non poco conto, visto che l’accusatore avrebbe ammesso di aver agito per “estirpare la comunità cristiana dal villaggio di Meharabadi”. L’imam avrebbe manipolato le prove per inchiodare la 14enne, accusata di aver bruciato alcune pagine del Corano. Ora il supporto di Allama Tahir Ashrafi rappresenta un caso unico in quanto è molto raro che un individuo venga difeso dalle accuse di aver insultato l’Islam, da parte di influenti personaggi pubblici.

C’è chi vede in questa vicenda, inoltre, la volontà di alimentare intolleranza e antagonismo locale contro la minoranza cristiana della zona, al fine di costringerli alla fuga. Ora è attesa l’udienza per il rilascio di Rimsha, anche se potrebbe slittare alla fine della settimana. Uno sciopero degli avvocati pachistani ha posticipato il verdetto. E’ la prima volta che in un caso di blasfemia qualcuno è stato arrestato per aver maneggiato delle prove, sebbene ci siano volute più di due settimane per presentare la testimonianza che incastra l’imam.


Gabriel Francis, un avvocato della Suprema Corte pakistana, sentito dal Guardian, ha detto che “l’atmosfera pesante, di paura, intorno alla blasfemia rappresenta un deterrente forte per le denunce. E’ molto difficile farsi avanti – ha aggiunto l’avvocato – quando in passato un governatore e un ministro sono stati uccisi per aver parlato”. Il chiaro riferimento è all’ex ministro delle minoranze Shahbaz Bhatti e al precedente governatore del Punjab, Salman Taseer, entrambi assassinati per aver criticato pubblicamente la legge sulla blasfemia.

Ashrafi ha detto che “non c’è alcuna necessità di modificare o abrogare la legge, il problema è la sua attuazione”. Si sono moltiplicate le campagne contro la normativa, che consente di condannare le persone sulla base di prove che non possono essere mai contestate in tribunale. Il presidente del Consiglio degli Ulema ha rivolto anche un appello al presidente pachistano Asif Ali Zardari, affinché si prodighi per la liberazione di Rimsha e per la sua sicurezza.