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Diritto di critica | August 14, 2020

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Rom e Sinti: la questione italiana (II parte) - Diritto di critica

Rom e Sinti: la questione italiana (II parte)

Quello legato alla popolazione Rom è un problema che riguarda anche l’Italia e che ciclicamente ritorna in auge a causa di eventi tragici e drammatici, come quello della notte del 6 febbraio, quando un incendio in un campo nomadi di Roma costò la vita a quattro fratellini rom di nazionalità rumena e riportò alla luce le condizioni di vita nei campi nomadi italiani e la strumentalizzazione politica della vicenda.

L’indagine conoscitiva sulla condizione di Rom e Sinti in Italia, portata avanti dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani a partire dall’ottobre 2009, ha stabilito che le persone appartenenti a queste etnie in Italia sarebbero all’incirca 150.000 e rappresenterebbero dunque solo lo 0,2% della popolazione, uno dei tassi più bassi d’Europa (contro l’8% della Romania, 8,4% della Bulgaria, l’1,6% della Spagna e lo 0,5% della Francia). Secondo i dati di Opera Nomadi, circa la metà di essi avrebbero cittadinanza italiana, mentre l’altra metà proviene soprattutto dai Balcani e dalla Romania. Altissima è la percentuale di minori, che si aggira attorno al 60%. Sempre secondo i dati dell’indagine, sarebbero circa 40.000 i Rom e Sinti che vivono nei cosiddetti campi, per la maggior parte nei pressi delle grandi città, anche se stabilire l’ubicazione precisa di tutti gli insediamenti e la quantità effettiva di gente che vi abita risulta difficile, in quanto spesso si tratta di campi abusivi oppure provvisori. A Roma ne sono stati censiti oltre 100, di cui 7 autorizzati, in cui vivono più di 7.000 persone, mentre a Milano i campi sarebbero 45 per una popolazione di circa 4.300 persone, ai quali si aggiungono un centinaio di altri campi sparsi nel resto della provincia. Le condizioni igienico-sanitarie sarebbero particolarmente precarie nei campi non autorizzati, dove mancano gli allacciamenti alla corrente, alla rete fognaria e all’acqua corrente. Questione spinosa, su cui si sono espresse negativamente anche l’UE, Amnesty International, Human Rights Watch e diverse ong per i diritti umani, è quella degli sgomberi forzati e degli smantellamenti – spesso senza preavviso per dare agli occupanti la possibilità di raccogliere i proprio beni – di questi campi abusivi.

Sempre Opera Nomadi evidenzia inoltre come, nonostante decine di interrogazioni parlamentari e interventi da parte delle amministrazioni o dei singoli esponenti politici, continui a prevalere nel nostro paese una visione negativa stereotipata della popolazione rom: c’è l’idea che «bisogna tenerli lontani da noi, separarli, isolarli, magari in campi sosta “invisibili”, lungo le ferrovie, le tangenziali, i canali e le periferie più abbandonate. – si legge sul sito dell’associazione – Per queste aree, per queste persone, per i nuovi poveri delle città urbanizzate non si sacrificano metri quadri carichi di valori fondiari, non si scelgono luoghi vicini alla ”gente per bene”, non si progetta un futuro insieme. Quello dello zingaro, insomma, è ancora un cliché al negativo che si riflette nella rappresentazione dei mezzi di comunicazione come nelle politiche amministrative: non concittadini, ma estranei, il cui contatto risulta pericoloso per gli individui e per la società ospitante».

Comments

  1. Luca

    Il problema è serio…io sinceramente avendo avuto il camp rom vicino a casa non posso che dire che non consiglio a nessuno di averlo vicino….saro’ forse ignorante,forse prevenuto, ma non puoi dialogare dopo aver visto certe scene e certe cose vicino a casa, puoi solo sperare che un giorno prendano e sposteranno tutto da un’altra parte, oppure che alla fine con un po’ di soldi da parte riuscirai a spostarti te in un altro luogo.
    Va bè ho scritto il mio pensiero, un saluto

    • Erica Balduzzi

      Caro Luca, nessuno ha detto che il problema non è serio… anzi. Semplicemente non è un problema a senso unico. Si creano circoli viziosi per cui, a causa di pregiudizi antichi (semrpe ce ne sono stati contro gli ‘zingari’) si tende ad escludere questi gruppi (purtroppo se una persona dice di essere rom, fa molta più fatica a trovare un qualunque lavoro), che di conseguenza si vengono a trovare in condizioni di indigenza e difficoltà e con molta difficioltà ad uscire tramite il supporto della società civile. Questo fa aumentare le problematiche anche nei campi (abusivismo, ma anche problemi familiari, degrado sociale, violazioni dei diritti dei bambini, ecc), che a loro volta sembrano riconfermare i pregiudizi antichi. Credo che l’unico modo per uscirne – ed evitare situazioni come quelle da te descritte – sia lo sforzo della società civile anche italiana per rifuggire generalizzazioni del “sono tutti così”…. In questo senso va anche l’ultima direttiva europea in materia….
      http://www.dirittodicritica.com/2011/04/08/rom-e-sinti-tra-poverta-e-pregiudizi-i-parte/