S’evadeva d’Ampezzo, tutte le scuse dell’evasore
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 5 gennaio 2012 in Editoriale
L’EDITORIALE – Al bar: “..E la manovra bla bla..e sò tutti ladri bla bla..signorì lei ha pagato, che aspetta?” “Lo scontrino”. Questo tweet cinguettato da @ubimaggio lo appuntai a penna sul taccuino prima di Natale. Mi colpì perché in 140 caratteri sintetizzava al meglio l’ipocrisia italiana nei confronti delle tasse, della legalità e più in generale del rispetto delle regole: tutti si lamentano ma poi ognuno gareggia per essere più furbo e scaltro del vicino.
Già perché pur di non pagare le tasse una scusa si trova sempre: “in politica sono tutti ladri, rubano più di noi”, “l’amministrazione pubblica è un pozzo senza fondo”, “le imposte sono troppo elevate, se pago finirò sul lastrico”. Fino alla più sincera di tutte: “tanto pagano gli altri”. Le giustificazioni appena viste – si potrebbe suggerire a Fabio Fazio di stilare un elenco di tutte le “scuse” mercanteggiate dagli italiani per non versare i tributi dovuti allo Stato – sono in parte vere ma certamente nessuna è giusta.
E’ vero, ad esempio, che della politica hanno fatto o fanno parte “onorevoli” che proprio tali non sono, almeno agli occhi della legge. E’ vero che i soldi pubblici sono un pozzo senza fondo per partiti e cortigiani. E’ vero che l’amministrazione dello Stato ha sperperato e sperpera risorse ed è vero che molti imprenditori sembra portino avanti l’azienda per pagare le tasse (quelli che le pagano). Ma fra tutte le giustificazioni addotte dagli evasori per non versare il dovuto allo Stato, la più vera è l’ultima dell’elenco: “tanto pagano gli altri”. Nella fattispecie “gli altri” sono quasi sempre i lavoratori dipendenti che non possono fuggire la tagliola sullo stipendio e sono costretti a fare i conti con le finanze familiari alla fine del mese. Sono loro che pagano i servizi per gli evasori, che sostengono il sistema paese al posto degli evasori, che non si comprano il Suv – come gli evasori -, che pagano medici e pronto soccorso quando un evasore con l’auto di lusso ha un incidente.
E i lavoratori dipendenti – sempre per la storia dei conti da fare a fine mese – si sono ormai assuefatti alla cantilena del prezzo “più iva”. Come dire: se non si richiede la ricevuta e si pagano le tasse al posto dell’evasore, un determinato bene può costare meno. Si tratta sempre dei furbi di cui all’inizio, con il coltello dalla parte del manico: il ricatto sottile è su quanto resta in busta paga per chi invece le tasse le “subisce”. E di solito la vittima cede in pochi istanti.
Sorprende poi che una star come Beppe Grillo si rivolti contro la possibilità per il Fisco di scandagliare i conti di ciascuno e invochi la privacy, proprio come Berlusconi fece per giustificare le limitazioni alle intercettazioni: gli effetti benefici per le casse dello Stato si sono visti a Cortina. Qualcuno dovrebbe ricordarlo al comico.
Quello che manca, dunque, è una cultura dello Stato per cui ci si renda conto che pagare le tasse è uno dei modi principali per dare linfa a un’Italia che sta ormai sull’orlo del tracollo anche e soprattutto a causa dell’evasione e delle mancate entrate nei decenni scorsi. E manca anche la consapevolezza che “pagare tutti per pagare meno” non è uno slogan ma una prospettiva concreta, frutto di un Paese più civile.
Fino ad oggi, però, la maggior parte degli italiani ha avuto bisogno degli ispettori, dei tutor, degli autovelox e del vigile. La speranza è che – giunti davvero a raschiare il fondo del barile per trovare 10 euro nelle casse dello Stato – si faccia in concreto qualcosa per stanare i parassiti della società. E non ci si limiti a un blitz mediatico sulle nevi.


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