Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | July 20, 2019

Scroll to top

Top

Le storie di Lampedusa "sbarcano" all'Onu

Le storie di Lampedusa “sbarcano” all’Onu

di Francesco Di Majo

Quasi un’ironia della sorte. O forse un monito a non dimenticare e a mantenere sempre viva l’attenzione su un problema che tutto è tranne che un ricordo. Proprio nel giorno in cui a Lampedusa si è consumata l’ultima delle tragedie dei migranti, a New York Laura Bastianetto e Tommaso Della Longa hanno presentato in tre luoghi “simbolo” della migrazione il loro libro “Lampedusa cronache dall’isola che non c’è”, romanzo ispirato al periodo dei grandi sbarchi avvenuti nella piccola isola siciliana lo scorso anno.

A vedere la Statua della Libertà, accanto ad Ellis Island, non si può fare a meno di pensare ai milioni di migranti che all’inizio del secolo scorso, in un parallelismo storico ed emotivo che accomuna gli italiani di inzio Novecento agli africani dell’inizio del XXI secolo, avevano attraversato l’Oceano in cerca di un’opportunità, di una nuova vita, di una speranza. Proprio come hanno fatto e continuano a fare i migranti africani in fuga da rivoluzioni e guerre civili, quando si imbarcano su pescherecci di fortuna, cercando di raggiungere l’agognata “terra promessa”. Di diverso c’è solo il mezzo di trasporto e il livello di pericolosità del viaggio. Da un lato i piroscafi transoceanici, dall’altra imbarcazioni di fortuna che a malapena riescono a raggiungere le coste italiane. La sede dove è avvenuta la prima presentazione è più che evocativa, quasi ad incarnare la speranza di essere ascoltati da tutto il mondo. Infatti, proprio in uno degli auditorium del Palazzo di vetro dell’Onu i due autori, presentati da Stefano Vaccara, giornalista e corrispondente per Radio radicale dalle Nazioni Unite, hanno risposto alle domande dei giornalisti stranieri, interessati in particolar modo alla politica dell’immigrazione e alle falle che hanno determinato la nascita della tristemente famosa Collina della vergogna, generata da un cortocircuito istituzionale che aveva visto il nostro governo in aperto contrasto con gli altri stati dell’Unione europea, soprattutto nel frangente di marzo-aprile 2011.

La seconda presentazione si è tenuta al John D. Calandra Italian American Insitute, un’istituzione all’interno del Cuny (City University of New York) che, oltre ad essere luogo di studio, è anche uno dei punti di riferimento della comunità italoamericana degli Stati Uniti. In questa occasione, Anthony Julian Tamburri, il direttore dell’Istituto, ha citato, insieme ad un passo del libro, un estratto delle cronache del Corriere della Sera, risalenti al periodo dell’emigrazione italiana verso l’America, trovando in entrambi gli scritti, lo stesso tipo di critica mossa ai “governi che dovrerbbero fare qualcosa invece di stare a guardare”.

L’ultima presentazione è stata ospitata dall’Istituto italiano di Cultura di New York. Una sede prestigiosa dove il libro, prima ancora di essere fonte d’ispirazione per un’analisi politica del fenomeno dei migranti, è stato descritto come opera letteraria e sociologica da Teresa Fiore, docente universitaria ed esperta di tematiche sull’immigrazione visiting professor ad Harvard nel 2007-2008. Teresa Fiore ha sottolineato più volte come la scelta narrativa degli autori (il romanzo invece del reportage giornalistico), sia stato il modo migliore per evidenziare come dietro ogni migrante viva una persona che, senza il pericolo di imbattersi in facili retoriche moraliste, deve essere accettata, aiutata, capita e accolta come tale. Particolarmente apprezzato nelle tre presentazioni, è stato uno dei quindici personaggi che compaiono fra le pagine del libro: caretta caretta, la tipica tartaruga marina della zona mediterranea. Utilizzando uno stile onirico (pur sempre mantenendo il flusso di coscienza che contraddistingue ogni personaggio, vero o verosimile), la caretta caretta “è il personaggio più pulito e sincero che si potesse immaginare per fargli raccontare la verità, proprio perché non è un uomo”, ha osservato Teresa Fiore. La trasferta di Laura Bastianetto e Tommaso della Longa non è solo il riconoscimento di un lavoro importante compiuto da entrambi, ma è soprattutto il segno del profondo bisogno di non abbassare mai l’attenzione sul fenomeno dei migranti, sia dal punto di vista politico, sia da quello del rispetto della dignita’ umana.