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Diritto di critica | September 18, 2020

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E Bersani richiama Renzi per frenare l'avanzata di Monti

L’effetto Monti non c’è ancora stato. Ma potrebbe arrivare da un momento all’altro, come uno tsunami. Soprattutto dopo le parole di questa mattina di Pierferdinando Casini davanti alle telecamere di Unomattina: “Non so ancora se ci sarà un’unica Lista Monti o più liste con lo stesso candidato premier”. Di fatto un’apertura alla possibilità di creare un unico listone centrista con il marchio del presidente del Consiglio, dopo le chiusure delle ultime settimane. Casini lo sa bene: Monti raccoglie intorno a sé molto più di quanto potrebbero prendere i singoli partiti che lo appoggiano. E se questa dovesse essere la strada, lo tsunami potrebbe investire tutti, ad incominciare dal Pd che potrebbe perdere – rielaborando i dati degli ultimi sondaggi – addirittura il 10% del proprio elettorato.

Fassina, un problema. I democratici hanno già perso un pezzo da novanta come Pietro Ichino. Un segnale che qualcosa nel Pd, con la “salita” in politica di Monti, non sta più funzionando. Il dilagare di Stefano Fassina – che non è esattamente quel giovane alle prime armi alla conquista del Palazzo, bensì il responsabile economico del Pd, già economista del Fondo Monetario Internazionale e consigliere economico del governo Prodi nel 1996 – sta mettendo in allarme il suo stesso mentore. Bersani, infatti, un po’ tardivamente – si sta accorgendo che il “giovane turco” – che ha reso il Pd più credibile tra gli elettori di sinistra – sta diventando un problema al centro. E, se è vera la teoria dell’elettore mediano, il Pd rischia di tornare su posizioni minoritarie e addio Palazzo Chigi.

Il riformista Monti contro i conservatori. La stoccata di ieri di Mario Monti è solo l’ultima della serie. Il premier sa bene che può raccogliere voti al di là dei moderati bypassando lo stesso concetto di centro. L’ “Estremo Centro” di Casini è oramai uno sbiadito ricordo. Lo ha confermato lo stesso Pier Ferdinando oggi a Unomattina: “Centro, sinistra, destra…sono definizioni dell’altro secolo che oggi non hanno più senso”. Così, Monti gioca la carta – e lo fa oramai alla luce del sole – del riformismo contro il conservatorismo, “trasversale a tutti gli schieramenti”. Ad iniziare ovviamente da Vendola e anche da Fassina. E a causa dello spazio lasciato al “giovane turco”, oggi l’ “usato sicuro” di Bersani non solo non è più tanto sicuro, ma rischia di trasformarsi in un’automobile vecchia di trent’anni.

La carta “Renzi” per frenare Monti. Così, la strada obbligata per porre un argine al previsto tsunami del professore è giocarsi, come avevamo anticipato in tempi non sospetti, la carta di Matteo Renzi. Bersani non ha mai amato il sindaco di Firenze: troppe differenze nel modo di intendere la politica. Ma il segretario del Pd lo ha sempre rispettato, perché assolutamente complementare alla “metafora del tacchino sul tetto”. Renzi è un comunicatore abile che sa conquistare voti in maniera trasversale agli schieramenti. Può “rubare” voti a Grillo come al Pdl e può rappresentare, secondo l’idea di Bersani, l’argine agli attacchi di Monti, anche facendo da contraltare alle esternazioni di Fassina.

Il “ruolo attivo” di Matteo. Tramonta l’idea di una Lista Renzi. Pare che lo stesso sindaco di Firenze non voglia prestarsi a questa operazione. Si mette a disposizione del partito ma da sconfitto. “Continuerò a fare il sindaco di Firenze ma darò una mano”, ha risposto ieri a Bersani che gli chiedeva un impegno diretto. Cosa fare Renzi concretamente non è ben chiaro: “Darò una mano”, continua a ripetere. Mentre Bersani è sicuro che per lui ci sarà “un ruolo attivo”.

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