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Diritto di critica | August 25, 2019

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Telecom finirà in mani cinesi?

Telecom, futuro cinese all’orizzonte

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Scritto per noi da Francesco Rossi

Telecom potrebbe passare in mani cinesi. Più precisamente quelle di Li Ka Shing, multimiliardario di Hong Kong, leader del gruppo finanziario “Hutchinson Whampoa”. L’ipotesi allo studio è l’ingresso della cinese H3G nel capitale di Telecom, a cui farebbe seguito una fusione tra TIM e 3Italia. L’operazione (già tentata nel 2011) creerebbe un maxi-polo della telefonia mobile nel nostro Paese. Ma il “salotto buono” di Milano non ci sta.

Scambio alla pari. I cinesi puntano ad un’operazione a “costo zero”. Niente contanti né rastrellamento di azioni sul mercato, ma uno scambio: H3g entrerebbe nel capitale Telecom con una quota del 29,9% (che gli garantirebbe il controllo) ed in cambio porterebbe in dote la 3Italia. Valore dell’affare: circa 2 miliardi di euro. Ma 3Italia vale così tanto? Secondo qualcuno no, visto che è un’azienda che non ha mai prodotto utili, nonostante i ricavi crescenti. Tutto il contrario di Telecom, afflitta da cronica emorragia in entrambe i campi (quasi 500mila utenti persi solo nel 2012) e con i conti in disordine.

I nodi politici. Non è solo una partita economica, ci sono anche interessi politico-finanziari. Dietro Telecom, infatti, ci sono i pezzi da novanta del “salotto buono” della finanza italiana: Assicurazioni Generali, Mediobanca e Intesa San Paolo. Di questi solo Intesa si è detta interessata alla fusione, insieme al presidente della compagnia telefonica, Bonaffè. Gli altri sono rimasti freddi, così come i soci spagnoli di Telefonica. Anche il mondo della politica è chiamato in causa. 

Gli interessi cinesi hanno destato anche l’attenzione della politica. La compagnia telefonica di bandiera, infatti, è proprietaria della rete fissa, a cui si agganciano tutti gli altri operatori (annoso problema mai affrontato ne superato), nonché della relativa banca dati. Un asset strategico che conferisce al governo italiano la cosiddetta “golden share”, cioè il potere di veto su qualsiasi operazione che lo coinvolga. Il nuovo premier Letta, quindi, si potrebbe trovare a dover dare il suo sigillo alla cessione di Telecom ai cinesi. Anche se forse si tenterà di scorporare la rete fissa dalle attività di rete mobile: e a quel punto, il governo c’entrerebbe poco.

Come andrà a finire? Se l’operazione andrà in porto, l’Italia perderà un altro “pezzo”, l’ultimo baluardo tricolore nel campo delle telecomunicazioni. Si ripeterebbe quanto già successo con Omnitel (fagocitata da Vodafone), Wind, Fastweb, e con la stessa 3Italia. Uno “shopping” diffuso anche in altri settori. Conseguenza naturale di un capitalismo, quello italiano, che investe poco ed è più interessato ai giochi di potere che a “fare impresa”. E dall’estero ci “comprano” il terreno sotto i piedi.