Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | November 21, 2019

Scroll to top

Top

Debiti della PA, aziende meridionali e quelle dei servizi le più esposte - Diritto di critica

<<- Pagina precedente

L’inesorabile confronto con l’estero. Il confronto con l’estero è eclatante. Secondo l’indagine European Payment Index 2012, solo la Grecia ha dilazioni accordate nei pagamenti superiori a quelle italiane. Nel paese ellenico sono 114 giorni; in Italia la media del 2012 è stata di 90 giorni. Ma il nostro Paese detiene il record negativo nella Ue per i tempi totali (inclusi i ritardi) per il pagamento del credito verso le aziende: ben 180 giorni. Il pagatore migliore è la pubblica amministrazione finlandese che salda le fatture – in media – in 24 giorni, mentre i paesi economicamente più simili a noi come la Francia e la Germania hanno ritardi nei pagamenti rispettivamente di 65 e 35 giorni.

Come affrontare l’emergenza. Per far fronte ai problemi di liquidità delle aziende fornitrici, il governo italiano è intervenuto nel novembre 2011 per rendere obbligatoria per gli enti decentrati la certificazione del credito, e a gennaio 2012 con lo stanziamento di 5,7 miliardi per estinguere parte dei crediti commerciali degli enti centrali con l’assegnazione di titoli di Stato. A maggio 2012, inoltre, il governo ha approvato due decreti che disciplinano, a fronte della certificazione, la compensazione dei crediti con i debiti. Dal 1° gennaio 2013 è in vigore in Italia la Direttiva europea n. 7/11 (con il Dlgs 212/12) che obbliga anche la Pubblica amministrazione a pagare i propri fornitori entro 30 giorni (60 nel settore sanitario). A tutto ciò si è aggiunto, tra gli ultimi atti del dimissionario governo Monti, lo sblocco di una parte del debito della PA, pari a 40 miliardi in due anni. Tuttavia, la macchina organizzativa sta subendo grossi ritardi e in pochi ritengono che l’intera prima trance del debito potrà essere pagata entro la fine dell’anno.

Le difficoltà di attuazione della direttiva europea. Se è vero che circa il 90% dei contratti stipulati dal 1° gennaio di quest’anno dovranno avere una forma scritta nella quale si indica i tempi di pagamento, non è affatto detto che la Pubblica Amministrazione rispetterà i tempi. “Nutro molti dubbi che i committenti, siano essi pubblici o privati, rispetteranno le scadenze di pagamento”, spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre. “A seguito dei vincoli imposti alle Amministrazioni locali dal Patto di stabilità, per quanto riguarda la Pubblica amministrazione è quasi certo che in pochissimi casi verrà rispettata la scadenza dei 60 giorni”. Infatti, secondo un sondaggio commissionato dalla Cgia a Panel Data su un campione di piccole imprese di tutta Italia, risulta che la nuova normativa europea non sarà in grado effettivamente di risolvere il problema. Il 39,7% del campione ritiene la norma utile ma difficilmente attuabile mentre il 29,3% è convinto che non avrà alcuna efficacia. La totalità dei nuovi contratti stipulati, però, prevede tempi di pagamento inferiori a 60 giorni. Tuttavia, solo il 35,8% ha una scadenza inferiore o uguale ai 30 giorni previsti dalla normativa Ue. Al momento ancora non ci sono dati sufficienti per capire se la Pubblica Amministrazione sta rispettando i tempi previsti ma, almeno sulla carta, si tratta di un gran passo in avanti, visto che fino al 31 dicembre 2012 il 33,6% dei contratti prevedeva tempi superiori ai 120 giorni, mentre solo il 55,6% al di sotto dei 60. Sempre secondo la Cgia per l’81,4% delle piccole aziende non è stato possibile ricontrattare i tempi di pagamento dei contratti già in essere prima dell’entrata in vigore della direttiva europea per rifiuto delle stesse pubbliche amministrazioni. Quindi, nonostante la forma sia cambiata, la sostanza rischia di rimanere la stessa. Dei 70-80 miliardi di euro di debito delle pubbliche amministrazioni verso i privati, solo 3 milioni sono stati pagati. “Le ragioni di questo flop sono molteplici, anche se in gran parte sono riconducibili, da un lato, alla difficoltà di certificare i crediti, ostacolo che ha scoraggiato moltissime imprese a presentare la domanda, e, dall’altro, ai ritardi nella messa a punto della piattaforma informatica che ha il compito di collegare il sistema creditizio con la Pubblica amministrazione”, spiega la Cgia di Mestre. Secondo una lettera inviata un mese e mezzo fa dall’Abi alle associate, il sistema di certificazione è di fatto bloccato. Ci sarebbero seri ritardi per la realizzazione della piattaforma che avrebbe già dovuto permette alle banche di dialogare con il Ministero dell’Economia. Difficoltà ci sarebbero anche per l’istituzione del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese.

<<- Pagina precedente

Comments