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Diritto di critica | July 20, 2019

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Legambiente, l'ecomafia fattura 17 miliardi l'anno

Legambiente, l’ecomafia fattura 17 miliardi

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Scritto da Francesco Rossi

L’ecomafia non conosce crisi ed anche in tempo di recessione continua a fatturare miliardi di euro, 16,7 per la precisione. A fare i conti in tasca alla criminalità ambientale è un rapporto di Legambiente, realizzato in collaborazione con le forze dell’ordine. L’analisi è impietosa e rivela un giro d’affari della malavita in continua espansione, che coinvolge ben 302 clan e fa registrare oltre 34mila reati accertati e più di 28mila persone denunciate. Le regioni in cui si concentra il maggior numero di infrazioni sono, nell’ordine, Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio; nel nord la più interessata dal fenomeno è la Lombardia.

Ambiente e cultura sotto attacco. Il motore di questo efficiente sistema sono la corruzione ed i perversi rapporti tra crimine e politica: nel 2012 ben 25 comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Le tangenti vengono utilizzate per oliare la macchina burocratica e facilitare la concessione di appalti, l’approvazione di delibere urbanistiche “ad hoc”, la predisposizione di varianti ai piani regolatori. Provvedimenti che spalancano la porta alla cementificazione. A questa va sommata, inoltre, l’edilizia abusiva, capace di prosperare anche in un periodo in cui il settore immobiliare legale arranca. D’altronde, una casa “irregolare” può costare due terzi in meno di una “regolare” e, visto che le demolizioni sono piuttosto rare, finisce per essere un ottimo affare. Dietro il business del cemento, poi, c’è il racket degli incendi boschivi dolosi, una piaga cresciuta, nel 2012, del 4,6%. Così, tra cemento e fiamme, l’Italia perde ogni anno pezzi preziosi del suo paesaggio. Sorte analoga anche per il patrimonio culturale, vittima del commercio internazionale di opere d’arte. Sono oltre 1000 i furti denunciati, e più di 17 gli oggetti trafugati. L’impatto negativo della criminalità organizzata sulla cultura è pari all’1% del PIL, senza contare l’inestimabile danno a livello artistico e culturale.

I pericoli per la salute. Il rapporto di Legambiente, però, evidenzia come anche la salute degli italiani sia messa a repentaglio dal prosperare dell’ecomafia. Il traffico illecito di rifiuti speciali, oltre ad essere l’ennesima minaccia all’integrità ambientale, è un esplicito attacco al benessere collettivo. L’associazione ambientalista ha più volte denunciato il fenomeno delle “navi a perdere”, imbarcazione stipate di rifiuti tossici e lasciate affondare a largo delle coste italiane. Ma si tratta solo di un esempio di come la mafia riesca ad infiltrarsi nel ciclo di smaltimento dei rifiuti pericolosi rendendolo un affare redditizio. La capacità della criminalità organizzata di pervadere ogni settore di attività, inoltre, si manifesta anche nell’ambito della filiera agroalimentare. Dalla produzione nelle campagne alla vendita al dettaglio, fino alla ristorazione: l’ecomafia è capace di mettere la sua firma su ogni passaggio, di lucrare su ogni snodo. Nel 2012 la filiera agroalimentare è stata teatro di oltre 4.000 reati. Ed il conto (salato) lo pagano i consumatori, sulla loro pelle.

Il quadro che emerge scorrendo le cifre è desolante, e appare insanabile. Un intreccio malato di collusione politica, corruzione burocratica, imprenditoria senza scrupoli. Legambiente prova, in calce al suo rapporto, ad immaginare una strada per venirne fuori. Ed è un percorso fatto essenzialmente di pene certe e severe e di controlli effettivi e diffusi, che rendano le attività criminali “non convenienti”, che favoriscano le imprese legali a discapito di quelle illegali. Troppo spesso, infatti, avviene il contrario e chi bara (e commette reati) vince.