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Diritto di critica | October 17, 2019

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Attentati in Kenya, è caccia alla "vedova bianca"

Attentati in Kenya, è caccia alla “vedova bianca”

La vedova biancaÈ caccia alla “vedova bianca”. Il governo kenyota – dopo l’attentato terroristico a Nairobi – ha chiesto e ottenuto dall’Interpol un mandato di cattura internazionale per Samantha Lewthwaite. Al momento non ci sono elementi concreti per poterla ritenere direttamente coinvolta nel sanguinoso attentato al centro commerciale Westgate di Nairobi dello scorso weekend. Il mandato di cattura fa infatti riferimento al possesso di esplosivi e ad un complotto per attaccare località turistiche frequentate da occidentali, tutto risalente al dicembre 2011.

La donna dietro gli attentati. I media internazionali avevano ipotizzato un suo possibile coinvolgimento nell’attacco in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri del Kenya secondo cui una donna britannica avrebbe fatto parte del gruppo degli assalitori. Al momento non ci sono però prove evidenti che possano legare la Lewthwaite all’episodio e neanche che all’interno del commando di terroristi fosse effettivamente presente una donna.

Chi è la vedova bianca. Samantha Sherafiyah Lewthwaite, 29 anni e vedova di Germaine Lindsay, uno dei quattro attentatori che colpirono Londra il 7 luglio 2005, è ritenuta membro di spicco del gruppo terrorista somalo al-Shabaab. Secondo fonti dell’intelligence avrebbe partecipato all’attentato al Jericho bar di Mombasa nell’agosto del 2012, durante una partita dei campionati europei.

Dalla Gran Bretagna al Kenya, passando per il Sud Africa. La Lewthwaite avrebbe lasciato il Regno Unito tra il 2009 e il 2010 alla volta del Sud Africa dove si sarebbe procurata un passaporto sudafricano falso con nome “Natalie Faye Webb” e con il quale sarebbe entrata in Kenya nel 2011 passando per il confine con la Tanzania. In Sudafrica la vedova bianca ha contratto debiti per più di 8.000 dollari tra prestiti bancari e affitti di immobili e, secondo fonti sudafricane, avrebbe anche spiato sedi diplomatiche di diversi paesi occidentali al punto che la Jewish Community Security Organisation di Pretoria avrebbe ricevuto una segnalazione al riguardo dall’intelligence israeliana.

Nel dicembre 2011 la polizia kenyota individuò una cellula terroristica a Mombasa che stava organizzando attacchi contro turisti occidentali nella zona e arrestò Jermaine Grant, cittadino britannico di origini jamaicane convertito all’Islam (esattamente come il marito della Lewthwaite); l’uomo venne trovato in possesso di materiale che doveva essere utilizzato per assemblare ordigni esplosivi. Grant rivelò agli inquirenti che il capo della cellula era una donna, tale Samantha Lewthwaite. La polizia fece dunque una retata in un edificio dall’altra parte della città ma di lei non c’era più alcuna traccia; era già fuggita, presumibilmente in Tanzania e da lì in Somalia, paese dove potrebbe essere tutt’ora nascosta anche se alcune voci affermano che la donna potrebbe essere in Yemen da dove, nell’estate del 2013, avrebbe pianificato un attentato all’ambasciata britannica, con conseguente preventiva e temporanea chiusura della sede diplomatica.