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Diritto di critica | August 20, 2019

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"Oggi ci separiamo dall'Italia", il Veneto raccoglie voti per la secessione simbolica - Diritto di critica

“Oggi ci separiamo dall’Italia”, il Veneto raccoglie voti per la secessione simbolica

untitledÈ una dimostrazione puramente simbolica, senza alcun valore legale, ma il Veneto sta dichiarando la secessione dall’Italia. Complici la crisi economica, l’esasperazione di migliaia di famiglie, il Pil regionale che è tornato ai livelli del 2001, il comitato Plebiscito.eu ha cavalcato il malumore e ha indetto un referendum ad hoc, rispolverando antichi inni secessionisti tanto cari al popolo della Lega. “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”, recita il quesito al quale gli abitanti di sette province stanno rispondendo da domenica scorsa, sia sul sito sia nei gazebo allestiti nelle città. Il comitato ha previsto anche altre tre domande, che seguono quella principale: si può votare infatti anche per l’uscita del Veneto dalla Ue, dalla Nato e dall’euro (quest’ultima è il cavallo di battaglia della Lega Nord).

Il leitmotiv di Plebiscito.eu è sempre lo stesso: Roma ladrona, lo Stato italiano che spreme i suoi cittadini senza dare loro nulla in cambio. In più, adesso, c’è anche la disoccupazione e il periodo nero delle aziende locali, che una volta rappresentavano il ricco Nordest. Le maggiori adesioni arrivano da Vicenza, Treviso e Padova, e sono quelle di cassaintegrati, operai, commercianti, imprenditori o giovani disoccupati: «Siamo già un milione e 307mila – dicono gli organizzatori – e finora ha votato oltre il 35 per cento degli aventi diritto». Il comitato ha raccolto i voti di ex leghisti, berlusconiani delusi, ex del Movimento 5 Stelle e anche qualche membro del Comitato dei Forconi del 9 dicembre. Stasera alle 18 saranno resi noti i risultati del referendum e verrà in caso proclamata la simbolica secessione del Veneto.

l43-luca-zaia-110603211103_bigIl governatore della regione Luca Zaia ha fatto sapere che «il popolo va rispettato, e a “Libero” ha dichiarato: «Renzi, come tutti da Roma, ci guarda dall’alto in basso, crede che stiamo al Luna Park. Ma il fermento indipendentista è sempre più forte, e non dipende dalla gente del nord sempre più strozzata, dipende da Roma». Al quotidiano inglese “The Telegraph”, che come altri giornali anglosassoni ha dato spazio alla vicenda, ancora Zaia ha precisato: «Stiamo guardando con interesse cosa sta accadendo in Scozia e Catalogna. I catalani hanno con Madrid gli stessi problemi che noi abbiamo con Roma. Siamo trattati come le frontiere dell’Impero Romano. Ma noi abbiamo un’identità economica e culturale: sette persone su dieci in Veneto parlano in dialetto e pensano in veneziano, la lingua della Repubblica Veneziana che durò migliaia di anni».

A seguire con interesse l’iniziativa veneta anche i media russi, alle prese da giorni con la delicata questione ucraina e la secessione della Crimea (annunciata dal popolo con un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale): la tv statale russa Vesti 24 ha dedicato qualche giorno fa un servizio al Veneto e al referendum.

 

Comments

  1. Paolo Monza

    Ogni giorno cresce in me la convinzione che l’unico modo per riappropriarsi del propriobfuturo sia la totale disgregazione di questo stato canaglia chiamato Italia. Uno stato nato all’insegna della violenza e della sopraffazione con l’aggressione del Regno di Napoli da parte dei piemontesi. Uno stato crearo con una guerra di conquista di uno stato (il Piemonte) nei confronti di un’altro stato sovrano (il Regno di Napoli). Un’invasione violenta culminata con il saccheggio delle ricche casse del Regno di Napoli necessario a Cavour per dar fiato alle casse piemontesi sommerse dai debiti. Una guerra d’invasione spacciata dalla propaganda come un moto popolare di emancipazione per la creazione dell’Italia unita. L’Italia unita non fregava a nessuno se non a Cavour e ai Savoia, di sicuro non interessava alle popolazioni né del Piemonte né del sud. Una guerra scandita da atroci massacri e deportazioni nei confronti di migliaia di soldati borbonici che si arrese