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Diritto di critica | January 16, 2019

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Non solo industria. La Cina punta ai Mondiali di calcio

La strategia del gigante dell’Est è chiara: nel 2050 il Paese sarà una «superpotenza calcistica». Perché anche il calcio è economia e business

Non solo industria. La Cina punta ai Mondiali di calcio

Per il 2020 in Cina giocheranno a pallone almeno 50 milioni di persone. Una piccola Nazione di calciatori nella quale il Presidente Xi Jinping, da sempre appassionato di questo sport, conta di vedere i futuri vincitori del Mondiale. Le ambizioni cinesi, a quattordici anni dall’unica partecipazione ai Campionati del mondo, sono chiare: qualificarsi alle prossime edizioni, ospitarne una e ovviamente vincere. Perché una superpotenza si vede anche da questo, il calcio è un business e ha un ritorno economico che nemmeno l’ex Celeste Impero può più sottovalutare. Se la rivoluzione calcistica cinese andasse in porto, si prevede da qui al 2025 un giro d’affari che raggiungerà i 760 miliardi di euro.

I numeri Attualmente la selezione di Pechino, a livello mondiale, è solo all’81esimo posto nel ranking della Fifa, dietro a piccoli Stati come Haiti, Panama, Congo, Capo Verde. Il piano del governo prevede, entro 5 anni, la costruzione di 70mila nuovi campi da calcio e 20mila centri di allenamento con strutture altamente specializzate. In pratica, nel 2030 ci sarà un rettangolo di gioco verde ogni 10mila cinesi (vista l’altissima densità demografica del Paese, è un’ottima proporzione). L’investimento sarà soprattutto su bambini dai sei anni in su e ragazzi, quelli che tra quindici anni potrebbero salire sul tetto del mondo calcistico; ma si sta lavorando per iniziare alla cultura del calcio fin in tenera età, coinvolgendo genitori e famiglie in progetti potenzialmente validi per 100 milioni di piccoli cinesi.

Calcio_Cina - CopiaL’arte di imparare Nelle scuole il soccer si è unito al ben più tradizionale ping pong come sport la cui pratica rilascia crediti formativi. E già stanno fiorendo istituti d’avanguardia, come la scuola elementare specializzata “Jinhai Hu”, a due ore da Pechino, o l’ “Evergrande International Football School” di Guangzhou, il vivaio più grande del mondo, costato oltre 165 milioni di euro e affiliato al Real Madrid. All’Evergrande si allenano 2800 studenti, che hanno a disposizione più di 50 campi da calcio. Nell’immediato, intanto, imprenditori e addetti ai lavori “studiano” la realtà europea, acquistando squadre (vedi Milan ed Inter, in Italia), incrementando i contratti televisivi e le sponsorizzazioni, e imparando il mestiere nei club veterani: l’agente Romain Woo, per esempio, si è fatto le ossa nello staff dell’olandese PSV Eindhoven per poi fondare a Shangai la “Van Hao Sports”, l’agenzia di coach e calciatori più famosa di Cina, che lavora con almeno il 50 per cento dei componenti delle squadre.

Una nuova prospettiva Gli obiettivi a lungo termine sono stati pubblicati dall’Associazione calcistica cinese, che ha definito punto per punto quello che in parte è già un cambiamento in atto: «Negli ultimi tre anni la Cina è impazzita per il calcio – ha dichiarato alla Bbc l’allenatore Sven Goran Eriksson, che dopo i successi in Italia oggi allena lo Shangai SIPG – anche grazie alla spinta del governo, che vede crescere il livello del campionato e vorrebbe fare lo stesso con la Nazionale. I campioni cominciano ad essere attratti dalla nuova frontiera calcistica, non più solo per soldi o alla fine della carriera, ma all’apice della loro fama». L’ultimo grande affare è stato il trasferimento, a febbraio, del centrocampista brasiliano Alex Teixeira, classe 1990, passato dal club ucraino Shakhtar Donetsk allo Jiangsu Suning di Nachino per 50 milioni di euro. Ma militano nella Chinese Super League altri nomi noti come l’argentino Lavezzi, Guarin, l’ex romanista Gervinho, Asamoah, Tim Cahill. E anche Paulinho e Jackson Martinez, in forza allo Guangzhou Evergrande di Canton, detentrice da anni del titolo cinese e già allenata in passato da Marcello Lippi e Fabio Cannavaro (l’attuale coach è il brasiliano Felipe Scolari). La speranza del presidente Xi Jinping è che la risonanza che il calcio sta avendo in Cina si estenda anche alle nuove generazioni e possa far nascere quanto prima una Nazionale competitiva.