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Diritto di critica | May 18, 2021

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Primarie a Milano e diritti lgbt, aspettando il miracolo - Diritto di critica

Primarie a Milano e diritti lgbt, aspettando il miracolo

Politiche socioculturali e di apertura alla comunità lgbt milanese vs registro delle unioni civili. Si può riassumere così, dal punto di vista del movimento gay e transgender, lo scontro tra i due maggiori candidati alle primarie centrosinistra appena concluse a Milano, Stefano Boeri e Giuliano Pisapia.
Ha vinto il secondo, il candidato di Sinistra e Libertà e con lui la promessa del registro delle unioni civili. Al di là degli effetti di questo risultato sulla dirigenza del Pd milanese, così come non è stato nel dopo Vendola vs Boccia, a urne chiuse rivediamo le proposte dei due contendenti. Aspettando i miracoli, perché all’indomani della vittoria, Pisapia già fa infuriare la comunità lgbt. E nemmeno la “rettifica” risolleva gli umori.

«Dall’inizio del mio impegno – a luglio al Teatro Litta – ho dichiarato che uno dei primi atti da sindaco sarà l’istituzione del registro delle unioni civili e delle coppie di fatto», si legge in una nota di Pisapia, che continua: «a partire dal registro, che riguarda tutte le forme di convivenza e di relazione affettiva, vengono estesi gli interventi in campo sociale – nel senso più ampio – sostenuti dal comune. Sinceramente non penso sia un palliativo, tant’è vero che è uno dei punti che fanno la differenza tra le diverse proposte dei candidati. E, tra l’altro, è quanto può fare una amministrazione comunale sul piano degli interventi per così dire materiali».
La proposta di Boeri, il candidato sostenuto dal Pd, la riassume Ivan Scalfarotto, vicepresidente dei Democratici, sul suo blog e su Facebook: «Pensate avere un sindaco così a Milano… una rivoluzione! Non il solito candidato che se la cava con un bel registro delle coppie di fatto che non si nega a nessuno, ma uno che mette in piedi un piano organico di azione per fare in modo che la comunità gay milanese (parliamo di almeno 100 mila persone, alcuni dicono il doppio) possa sentirsi a casa nella propria città come già succede a Londra, Berlino, Parigi o New York».
Nelle parole di Boeri: «se sarò Sindaco, mi impegnerò ad ospitare un grande appuntamento LGBT in occasione di Expo 2015, a nominare un delegato del Sindaco ai rapporti con la comunità LGBT, istituendo un tavolo istituzionale permanente con la comunità.  Daremo inoltre vita ad uno Sportello Antiomofobia con mediatori culturali nei quartieri e unità di strada con le associazioni LGBT. Dobbiamo con urgenza tornare a parlare pubblicamente, nelle scuole e nei luoghi pubblici di Milano, di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (MTS) e dell’AIDS. Svilupperemo politiche culturali in grado di valorizzare la ricchezza di queste esperienze, supportando come amministrazione comunale le presenze culturali delle comunità LGBT a Milano, come quelle che hanno contribuito a riqualificare la zona di Porta Venezia».

A ben vedere, poi, pur riconoscendo che il registro delle unioni civili di concreto per le coppie gay significa ben poco se manca una legislazione nazionale in materia, non si può dire che lo stesso manchi di significato simbolico. Perché al contrario di quello che dice Scalfarotto il registro delle coppie di fatto si nega eccome. Lo si è negato a Roma, per esempio, quando era ancora sindaco Veltroni. Fu proprio il suo partito, dopo un incontro tra il primo cittadino e il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, a votare contro il registro. Eppure nei giorni precedenti la linea scelta era favorevole all’istituzione. Poi il voltafaccia: proprio per una questione di “simboli”, nella città che ospita il Vaticano, poi spacciata per inutilità.

Il primo commento del vincitore delle primarie è stato: «Abbiamo fatto un miracolo, adesso ce ne aspetta un altro». E il movimento lgbt milanese deve aspettare fino al terzo: dopo la vittoria alle primarie, contro ogni pronostico, passando per una difficile vittoria contro la ricandidata Letizia Moratti, un risultato davvero difficile è anche quello che le promesse fatte in tema di diritti civili si trasformino in realtà. Memori del passato e delle promesse elettorali (del centro-sinistra), se Pisapia le mantenesse sarebbe davvero una rivoluzione.

E già  le illusioni sembrano infrante: in un’intervista alla Stampa il vincitore rispondendo alla domanda su come conquisterà l’elettorato moderato, deluso dal centrodestra, risponde: «Senza smarcarmi dalla mia storia, trovando convergenze con gli elettori moderati delusi. Su elezioni locali si può fare. Le posizioni eticamente sensibili resteranno fuori dall’agenda comunale. Invece sui temi del Welfare cittadino, sulla costruzione di una città più moderna partendo dai bisogni della gente, è possibile dialogare. E’ nelle mie caratteristiche farlo».

Abituati al linguaggio della politica si può dedurre che tra le posizioni eticamente sensibili ci siano anche le riposte che la comunità lgbt (milanese) attende da anni.
Aurelio Mancuso
, ex presidente nazionale di Arcigay e, dopo aver abbandonato i DS nel 2006, di recente rientrato attivamente tra le fila del PD, sul suo blog scrive: «Ora Pisapia ci spiega cosa significano queste affermazioni? Insomma come al solito i diritti civili e le libertà individuali sono da sacrificare sull’altrare degli accordi con l’UdC? Beh davvero non male! Senza troppi giri di parole chiaidiamo a Pisapia conto di questa intervista, che si prefigura come un vero e proprio tradimento. Non ci frega nulla del registro delle unioni civili promesso nel suo programma (ma a questo punto sicuramente non più sostenbile), ma del fatto che le sue affermazioni possono benissimo anda bene anche per la Moratti! Alle primarie tanti gay hanno votato per Pisapia, così come altri hanno sostenuto Boeri (che in effetti ha dato le risposte migliori sul tema dei diritti civili)»
E Guido Allegrezza, attivissimo militante del movimento gay romano e di Queer.Sel – Sinistra Ecologia e Libertà: «Forse è utile che qualcuno ricordi a Pisapia che SEL ha recentemente tenuto un Congresso nazionale a Firenze, nel quale si sono presi impegni forti sul tema dei diritti e delle libertà civili, attestando inquivocabilmente che SEL è dalla parte di chiunque sia portatore di cittadinanza dimezzata, ovvero donne, persone lgbtiq, disabili, bambini, migranti, malati, persone bisognose di cure continuative, ecc. A questo punto sarebbe opportuno che Pisapia spiegasse chiaramente che cosa intende per “posizioni eticamente sensibili”, perché l’espressione ha già suscitato un notevole clamore negli ambienti che, in mancanza di chiarimenti, si ritengono giustamente toccati dalla precisazione di Pisapia».

Sollecitato da più parti Pisapia scrive al direttore della Stampa dicendosi sorpreso della sintesi fatta dal giornalista e ribadendo, con un copia/incolla, il suo programma sul registro delle unioni civili pur rimarcando l’assenza di una legislazione nazionale sulla quale pesano «questioni di coscienza profonde, intime, personali. Su questo ho convinzioni e opinioni, che esprimo e continuerò ad esprimere, anche da sindaco se i milanesi mi eleggeranno, ma non sono né possono essere oggetto di programmi di governo locale».
Allegrezza, ritiene che la precisazione sia più che sufficiente. Mancuso e Scalfarotto sono di parere opposto e con un comunicato congiunto replicano ricordando l’impegno di Sergio Chiamparino che a febbraio ha sposato due donne. «Se Pisapia – scrivono i due – si riferiva ai diritti e alla valorizzazione nella vita cittadina della comunità gay milanese, o al fine vita, o anche alla sostanziale impossibilità per le donne a Milano di ricorrere alla legge 194, vogliamo ricordargli che qui non si tratta di etica o di coscienza ma dei diritti delle persone. Proprio ieri la città di Torino e il sindaco PD Sergio Chiamparino hanno varato il registro del testamento biologico, testimoniando quando fondamentale sia il ruolo dei comuni in questo campo». «Nello stesso giorno – proseguono Mancuso e Scalfarotto – il candidato scelto a Milano sotto le insegne delle parole ‘sinistra’ e ‘libertà’ ha invece confinato nella zona grigia dell’etica e fuori dall’agenda politica cittadina le istanze di laicità, l’apertura al mondo, la modernità che sono il patrimonio di Milano distrutto da vent’anni di malgoverno della destra».

Comments

  1. Vendoliano deluso

    Al rappresentante di Queer.SEL bisognerebbe ricordare che prima di Pisapia, lo stesso Vendola sì è messo su posizioni alquanto moderate: nell’ormai famosa intervista alle Iene ha infatti detto che un’alleanza con l’UDC non la esclude a priori e che ai matrimoni e alle adozioni gay preferisce il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto e adozioni per i single.
    Posizioni che oserei definire moderate, moderatissime soprattutto se dette da Nichi Vendola, che tra l’altro nella stessa intervista parla di libertà che si intreccia con l’uguaglianza contrapponendola al senso di libertà proposto dalle destre. Dov’è la parità dei diritti nel riconoscimento delle coppie di fatto e nelle adozioni solo per i single?
    Pisapia a suo modo ha rettificato. Vendola nemmeno dopo il congresso l’ha fatto.

  2. Guido Allegrezza

    Abbiamo già discusso abbondantemente altrove sul senso delle risposte di Vendola alle Iene.
    La risposta l’ha data, chiara, il congresso nazionale di SEL a Firenze, che ha accolto una specifica integrazione sul tema delle cittadinanze dimezzate e sulla necessità che la piena cittadinanza per tutti (quelli che ne hanno diritto) sia attuata e perseguita come obiettivo politico ed amministrativo.
    Non solo.
    Sempre il congresso nazionale ha votato un ordine del giorno che si puà consultare all’indirizzo http://lampidipensiero.wordpress.com/2010/10/05/forum-diritti-civili-sel-documento-per-il-congresso/ nel quale le posizioni del partito sono chiarissime non solo sul tema forse un po’ troppo specifico ed angusto dei diritti per le persone lgbtiq, ma sull’intero tema della necessità di intervenire pesantemente sul diritto di famiglia (la “madre di tutte le riforme” sui diritti civili) e sul disposizioni in favore delle persone transessuali.
    Peraltro, vi sono anche ulteriori pronunciamenti a livello locale si SEL e del PD sul tema dell’omofobia, che si traducono anche in inziative politiche che possono essere agevolmente consultate sul sito http://www.maratonaomofobia.it
    Spero di essere stato esauriente, ma se non fosse sono a disposizione per tutti i chiarimenti necessari.
    Grazie, Guido Allegrezza

    • Vendoliano Deluso

      Esauriente, ma il problema è un altro è cioè la distanza tra la base e la dirigenza. Problema per il PD che ha anche un vicepresidente gay ma, visti i fatti, riesce a cambiare ben poco. Le posizioni di D’Alema, Bersani & Co. le conosciamo tutti.
      Così in SEL, mi sembra di capire. Al di là delle mozioni e delle integrazioni sarà il leader a dettare la linea e quella di Vendola non è in linea con quella della base.
      Sarebbe auspicabile il contrario, cioè che la base la dettasse. Ma almeno per ora è pura utopia.
      Fermo restando che almeno nel primo caso, quello di SEL lo conosco meno, bisogna pure vedere quanto sia larga la base che propone il cambiamento. A guardare Firenze mi sembra ristretta ai soliti…

      • Guido Allegrezza

        mi permetto di correggere l’interpretazione rispetto alla linea della base. il congresso non è la base, è molto di più: è l’espressione vitale del corpo di un partito. Le sue decisioni sono sovrane ed è il congresso che legittima il leader che lo “vince”.
        in questo senso è importante che il congresso si esprima con documenti e con idee. non solo, ma dal congresso promanano anche gli organi nazionali che assumono la linea del partito, che non deriva solo dal leader, ma dal lavoro che viene svolto in e da questi organi.
        personalmente posso dire che oltre alla qualità dei documenti espressi, Vendola ha pronunciato parole “programmatiche” che non vanno certo nella direzione della minimizzazione rispetto alle questioni lgbtiq.
        insomma, le premesse ci sono tutte, ora bisognerà aspettare che le politiche e le proposte di SEL di delineino e si articolino sul territorio. ma posso assicurare che oltre al duro lavoro sul tema, le persone lgbtiq del partito sono sempre all’erta, esattamente come è accaduto sull’episodio Pisapia, in cui il contributo in negativo del giornalista della stampa è stato più che evidente.

        Grazie