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Diritto di critica | December 3, 2021

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Decreto Flussi: una sanatoria mascherata - Diritto di critica

Decreto Flussi: una sanatoria mascherata

Una sanatoria mascherata. È questa la definizione più appropriata per il Decreto Flussi 2010 che ha visto l’avviarsi delle pratiche per le domande di nulla osta il 17 gennaio  scorso. Il decreto interessa in tutto 98.080 cittadini non comunitari residenti all’estero e dovrebbe essere un’opportunità rivolta in modo esclusivo ai datori di lavoro per assumere personale straniero da chiamare in Italia, soprattutto in funzione di lavoro domestico o di assistenza alla persona. Ma basta avvicinarsi allo sportello Cisl per rendersi conto che qualcosa non quadra: tra le persone in coda non c’è nessun italiano.

Solo gli stranieri assumono altri stranieri, dunque? Assolutamente no: piuttosto questo decreto pare essere diventato per molti immigrati l’occasione per permettere l’ingresso legalizzato in Italia ad amici o parenti, oppure per regolarizzare chi è in condizione di clandestinità sul territorio italiano. «Molti dei futuri assunti – spiega Mimma Pelleriti, segreteria Cisl di Bergamo – in realtà sono già qui in Italia e tramite il Decreto Flussi sperano di ottenere la regolarizzazione della propria condizione, anche se in modo indiretto».

Un problema sorto soprattutto a causa dell’estrema confusione per quanto riguarda i requisiti di presentazione della domanda: «nulla vieta – spiega Adriano Allieri, di Adinolf Cisl – che uno straniero assuma manodopera dall’estero, ma è difficile verificare che la domanda presentata risponda ai requisiti richiesti. Il controllo sarebbe di competenza della Direzione Provinciale del Lavoro che però non fa nulla in questo senso, permettendo così il crearsi di situazioni paradossali». Non da ultime, le domande di assunzione di uomini già anziani in qualità di colf, presentate da connazionali o parenti molto più giovani, oppure domande per più di un collaboratore domestico da parte di persone con un reddito bassissimo. L’elenco potrebbe continuare e storie come quelle di Amadou, giovane ghanese attualmente senza lavoro e intenzionato ad assumere la zia come colf pur di fornirle i documenti, sono all’ordine del giorno e nessuno ne fa più mistero. «E’ una situazione assurda – continua Allieri – che genera costi esorbitanti. Negli ultimi due anni molte persone, anche straniere, si sono trovate disoccupate o sono in cassa integrazione, eppure presentano ugualmente domanda per far venire in Italia altra gente, che molto probabilmente non riuscirà ad inserirsi nel tessuto lavorativo. Senza un lavoro – prosegue – alla scadenza del permesso di soggiorno queste persone tornerebbero clandestine, con tutti gli annessi e connessi. Quanto costa questo circolo vizioso allo Stato?».

Dal 17 gennaio, data di apertura delle procedure, soltanto presso lo sportello di Bergamo è stata registrata una media di 300 persone al giorno, di cui solo poche decine italiane. Il 31 gennaio e il 2 e 3 febbraio – i cosiddetti click dayavverrà invece l’invio telematico delle pratiche: prima quelle per i lavoratori di Paesi che hanno stipulato accordi per le quote d’ingresso (Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sri Lanka, Tunisia, India, Perù, Ucraina, Niger e Gambia), poi quelle per l’assunzione di colf e badanti e infine quelle per i restanti settori produttivi. «La maggior parte della gente che è qui ora in coda – spiega ancora Allieri, indicando le persone in attesa allo sportello – probabilmente è già fuori quota. Nell’ultimo Decreto Flussi le quote per alcune nazionalità si sono esaurite tre minuti dopo l’inizio degli invii telematici».Situazione che, presumibilmente, si ripeterà anche quest’anno.

«Il problema – spiega Pelleriti – è che in Italia manca un coordinamento tra le scelte governative e la realtà lavorativa e questo si manifesta anche nella doppia governance rispetto all’immigrazione: da un lato la si combatte, spesso con campagne poco ortodosse, e dall’altro la si incentiva con decreti di questo tipo». Un’ambiguità che genera anche problematiche di altra natura, come i ricatti tra gli stessi stranieri per un posto di lavoro o il proliferare di approfittatori che promettono la regolarizzazione dell’immigrato in cambio di cifre che raggiungono anche i settemila euro. «E non dimentichiamo – aggiunge Francesco Breviario, operatore responsabile del Dipartimento Internazionale Iscos Pace e Legalità Cisl di Bergamo – che nel caso specifico di colf e badanti non è affatto raro riscontare anche episodi di molestia o violenza da parte del datore di lavoro o addirittura dell’assistito nei confronti della donna». La mancanza di una governance coerente con la struttura sociale e con il tessuto lavorativo rende però molto difficile l’emergere di queste situazioni. «Non dovrebbe stupire quindi – continua Pelleriti – che poi gli immigrati tentino di arrangiarsi, approfittando di un Decreto Flussi male organizzato per emergere e cercare qualche garanzia. Senza coordinamento tra le parti sociali trasparenti – conclude – si favorisce soltanto l’illegalità».

Comments

  1. Angelo

    Il fatto che ci siano percorsi di regolarizzazione non mi sembra una cosa da buttare.
    Anche perché altrimenti queste persone arriverebbero in Italia clandestine.

    Ai sindacati sono nervosi perché le domande fatte ai loro sportelli adesso hanno poche possibilità di entrare in quota.

    Allora perché continuano a compilare moduli?
    Ho sentito di casi in cui si fanno pagare 20-30 euro, moltiplicati per tutta la gente in fila non sono pochi soldi.

    Diventare o arrivare regolari in Italia vuol dire avere una chance per un futuro migliore per tante famiglie.

    Perché essere contrari?

    • hornet

      tutta gente che finisce a vendere fazzoletti di carta davanti agli ospedali, rose nei ristoranti e se si ammalano o arrivano con problemi di salute ci pensiamo noi gratis.
      il sistema assistenza sanitaria prima o poi collassa…
      chi non lavora a casa!