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Diritto di critica | September 28, 2021

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"Facciamo come in Egitto, finché B. non se ne va". Il tam tam parte da Facebook - Diritto di critica

Ripetere l’esperienza egiziana in Italia, scendere in piazza finché Silvio Berlusconi non si sarà ritirato dalla scena politica, restare, ingombrare le strade, i vicoli e gli spazi davanti ai palazzi del potere per far sentire la propria voce. L’idea è del sindacalista della Cgil Giorgio Cremaschi. Per coordinare questa mobilitazione, su Facebook è nata la pagina dal titolo “Sciopero generale politico: in piazza finché Berlusconi non se ne va“, il simbolo una ragazza scapigliata e rossa che parla attraverso un megafono.

Dobbiamo scendere in piazza come in Tunisia e in Egitto e non venir più via sino a che Berlusconi non si è dimesso – si legge nella pagina Facebook dell’evento – Dopo il rinvio a giudizio per reati così gravi e infamanti, il Presidente del Consiglio non può restare in carica un minuto di più. Ne va della dignità democratica dell’Italia. Non è una questione di maggioranze o minoranze, di politica economica o istituzionale, è una questione costituzionale. Non possiamo accettare – prosegue – che il posto di Presidenza del consiglio sia così indegnamente occupato. Per questo bisogna che la Cgil, richiamando i momenti più importanti della sua storia, proclami uno sciopero generale politico che, tra l’altro, abbia come obiettivo le dimissioni di Berlusconi. E’ una decisione simile a quella che portò, nel 1960 la Cgil a scioperare e far cadere il governo Tambroni. Oggi la democrazia si difende con la mobilitazione democratica e bisogna mobilitarsi fino a che Berlusconi non se ne va”.

Con i sindacati italiani divisi su tutto, però, i dubbi che un’iniziativa simile riesca “in grande”, non sono pochi, sebbene la Cgil faccia contare il maggior numero di iscritti a livello nazionale. La data della mobilitazione è tutta da decidere ma la speranza di molti “fan” su Facebook è che anche l’Italia conosca la sua “giornata della rabbia”, nonostante da noi manchi un regime e si viva in una democrazia. La rabbia, forse, è per una dignità istituzionale e italiana tutta da recuperare.

Comments

  1. Lorenzo Sinisiq

    Discorsi populisti e inutili. Giorgio Cremaschi non ha capito un cazzo di come gira il mondo. Le rivoluzioni così forti arrivano per fame. Per il momento gli italiani non hanno così tanto lo stomaco vuoto da scendere in piazza per giorni interi, magari hanno lo stomaco pieno di puttane e cazzate ma non certo vuoto di pane.

  2. √εŋσм

    perfettamente d’accordo con lorenzo..no fame no party, fermo restando che non siamo in un regime dittatoriale ma al massimo in una forte distorsione democratica.
    allo stato attuale l’italia è piena di poveracci che godono a far credere di avere i danè, di poveracci che si limitano a fare i poveracci e devono pure stare zitti perchè sennò quelli un pò meno poveracci li additano, appunto, come poveracci.. e di ricchi poveracci sotto tutti gli altri aspetti. per tacere dei laureati a frotte che credono di essere chissà quale risorsa per il paese, di furbi che perlomeno sono una grande risorsa per loro stessi, di menefreghisti perchè tanto la casa ce l’ho e il lavoro/pensione pure (beati loro), di gente per bene che spera di cambiare le cose attraverso facebook(!) e i fiori nei cannoni e chissà di quanti altri che non sanno nemmeno chi è,cos’è e a cosa serve il presidente del consiglio.
    in sostanza siamo un paese di merda che non ha mai fatto una mezza rivoluzione nemmeno con l’acqua alla gola e ci sarebbe anche da dire che in un paese come il nostro si riesce a portare in piazza 1 milione di persone per qualsiasi cosa (con un pò di impegno): dalla cacciata del silvio al ritorno del fascismo…dopotutto è sempre una giornata passata in compagnia, si mangia un panino, si beve una birra e se ci scappa si rimorchia pure.

  3. trottolino

    Certo fà un pò effetto sentir dire ,facciemo come in Egitto.Preferirei dire ,facciemo come avevamo imparato a fare al tempo dei movimenti degli studenti unita nella lotta agli operai e ai lavoratori tutti .

  4. PETRUS ROMANUS

    magari potremmo fare un’altra cosa potremmo dire a tutti quelli che non lo vogliono di NON COMPRARE TUTTI I PRODOTTI PUBBLICIZZATI SULLE RETI TV DI BERLSUCONI UN VERO E PROPRIO BOICOTTAGGIO NON DEL PRODOTTO MA DEL PUBBLICITARIO IN AUTOMATICO SE ALMENO IL 30 % DEI CONTRARI A BERLSUCONI RISPETTASSERO IL BOICOTTAGGIO LE SUE RETI PERDEREBBERO UN PACCO DI SOLDI

  5. PETRUS ROMANUS

    in automatico poi grandi aziende potrebbero fare pressioni sui famialiari del capo di mediaset potremmo chiedere a chi non lo vuole piu’ per esempio di disdire l’abbonamento a mediaset il conto corrente con banca mediolanum
    l’abbonamento al milan e boicottare i prodotti di tutte le aziende del gruppo mediaset finchè non se ne va

    potrebbe resistere qualche settimana ma poi sarebbero i soci siciliani di mediaset a farlo fuori