Ripetere l’esperienza egiziana in Italia, scendere in piazza finché Silvio Berlusconi non si sarà ritirato dalla scena politica, restare, ingombrare le strade, i vicoli e gli spazi davanti ai palazzi del potere per far sentire la propria voce. L’idea è del sindacalista della Cgil Giorgio Cremaschi. Per coordinare questa mobilitazione, su Facebook è nata la pagina dal titolo “Sciopero generale politico: in piazza finché Berlusconi non se ne va“, il simbolo una ragazza scapigliata e rossa che parla attraverso un megafono.
“Dobbiamo scendere in piazza come in Tunisia e in Egitto e non venir più via sino a che Berlusconi non si è dimesso – si legge nella pagina Facebook dell’evento – Dopo il rinvio a giudizio per reati così gravi e infamanti, il Presidente del Consiglio non può restare in carica un minuto di più. Ne va della dignità democratica dell’Italia. Non è una questione di maggioranze o minoranze, di politica economica o istituzionale, è una questione costituzionale. Non possiamo accettare – prosegue – che il posto di Presidenza del consiglio sia così indegnamente occupato. Per questo bisogna che la Cgil, richiamando i momenti più importanti della sua storia, proclami uno sciopero generale politico che, tra l’altro, abbia come obiettivo le dimissioni di Berlusconi. E’ una decisione simile a quella che portò, nel 1960 la Cgil a scioperare e far cadere il governo Tambroni. Oggi la democrazia si difende con la mobilitazione democratica e bisogna mobilitarsi fino a che Berlusconi non se ne va”.
Con i sindacati italiani divisi su tutto, però, i dubbi che un’iniziativa simile riesca “in grande”, non sono pochi, sebbene la Cgil faccia contare il maggior numero di iscritti a livello nazionale. La data della mobilitazione è tutta da decidere ma la speranza di molti “fan” su Facebook è che anche l’Italia conosca la sua “giornata della rabbia”, nonostante da noi manchi un regime e si viva in una democrazia. La rabbia, forse, è per una dignità istituzionale e italiana tutta da recuperare.