Berlusconi parla alla Camera, tra vecchi slogan e pochi punti fermi

L’ANALISI – Un discorso vago, senza novità né notizie “giornalistiche” ma con un avvertimento agli alleati: nessun governo tecnico, se ci sarà la sfiducia si andrà alle elezioni. E a quel punto a decidere le liste – senza una nuova legge elettorale – sarà il premier che saprà fare i giusti distinguo. Secondo quanto ha detto il premier, inoltre, la maggioranza numerica ci sarebbe e quanto accaduto alla votazione dell’articolo 1 del rendiconto di Bilancio sarebbe stato solo un incidente di percorso. 

In un’Aula semivuota, Berlusconi ha poi elencato le priorità del sistema Paese, problemi irrisolti da decenni e che nonostante vent’anni di governo di centrodestra ancora rientrano nell’elenco delle priorità aperte dell’Italia: eccessiva burocrazia, infrastrutture inadeguate, sistema pletorico della pubblica amministrazione, ecc. Stesso discorso su un debito pubblico “enorme” ma “ereditato” e su un “pessimismo” che l’Italia dovrebbe saper sconfiggere. Slogan buoni per una campagna elettorale di vent’anni fa, non per il Paese attuale, dove cittadini e famiglie sono sempre più costretti nello stretto recinto della disoccupazione e di stipendi sempre più precari. Così come slogan ormai posticci sono quelli ancora una volta ripetuti dell’attacco mediatico e giudiziario nei confronti del Governo e della necessaria riforma della Giustizia.

Su un punto, però, Berlusconi ha avuto e continua ad avere gioco facile: l’inconsistenza delle opposizioni, definite “frastagliate e divise”. E sarebbe ingenuo credere che la decisione comune di abbandonare l’Aula da parte del Partito democratico, dell’Italia dei Valori e del Terzo Polo possa rappresentare una comunanza di intenti e di programma che attualmente ancora manca. “La sinistra – ha detto il premier – è unita solo dall’antiberlusconismo”. 

E proprio quando tutti i giornalisti preparavano i taccuini per scrivere cosa Berlusconi avrebbe detto sul prossimo decreto Sviluppo, il premier è invece rimasto vago promettendo aperture ad eventuali consigli ma non ha annunciato alcuna norma né una possibile via d’uscita per sostenere e dare ossigeno ad un sistema-Italia che da mesi arranca. Stesso discorso sulle riforme: “dobbiamo utilizzare al meglio la parte restante della legislatura – ha detto il premier – per completare il risanamento del paese, per avviare una fase di crescita, per completare il nostro programma di riforme necessarie e indispensabili per la modernizzazione del Paese. E quali sono queste riforme? Le conoscete, sono già approvate dal governo e sono già alla vostra attenzione. La riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, indispensabile per consentire a chi governa di agire con la rapidità e l’efficenza imposta dai tempi e per dare voce ai territori attraverso un’adeguata rappresentanza nel Senato federale”. Seconda riforma, ha spiegato Berlusconi, è quella del fisco “per ridurre carico il tributario sui soliti noti e portare gli evasori nell’area dei comportamenti virtuosi”. Salvo condoni e sotterfugi vari. 

 

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress