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Diritto di critica | June 22, 2021

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La Lega? Senza la base è un putiferio - Diritto di critica

La Lega? Senza la base è un putiferio

Scritto per noi da Enrico Ruffino

Silenzio. Dai sonori fischi presi a Varese, la dirigenza della Lega non ha fiatato. Nemmeno un dito medio, una pernacchia, un espressione che possa far dire: ” Bossi c’è”. Solo una visitina di Tremonti e, a sopresa, una visita al nuovo segretario provinciale Canton, imposto da Bossi e contestato duramente dalla base, del senatùr. Eppure sono stato fischiati sonoramente. L’hanno sentito ma non commentato. Anche se lo slogan è sempre lo stesso: ” il popolo padano per noi è sovrano”. Quel popolo, ammesso che esista, li ha contestati e fischiati. Non da ieri ma da giorni. ” Maroni premier” era lo striscione che sbucava come un fungo a Pontida, mentre Bossi parlava. Il candidato che volevano era Maroniano. Ma neanche Bobo si sente. Ogni tanto lancia proclami, oppure si imbatte in frasi azzardate: ” contro quella politica romana corrotta, truffaldina, disonesta”. Eppure due giorni dopo, prontamente, anche lui salva Milanese. Il vizio coinvolge poi anche il ministro dell’agricoltura, Saverio Romano, indagato per mafia e salvato con il voto decisivo della Lega.

Allora il malcontento si amplia e non si guarda alla monarchia assoluta di Umberto Bossi, ma al continuo asservimento alla sopravvivenza di Berlusconi. “Il Pdl senza Berlusconi dove va?” diceva qualche giorno fa Umberto Bossi. Anche se qualcuno si chiede dove sia finito il senatùr di un tempo. Quello del ” mafioso di Arcore”, dell’indipendenza padana e dei toni duri ma efficaci. Dalla base le critiche, le proteste e anche qualche abbandono, affondano le origini in queste motivazioni. A Venezia un impavido padano, intervistato, non si è trattenuto dal dire che se la dirigenza non attua federalismo, quello vero, e non combatte tutti i “corrotti, truffaldini e mafiosi della politica romana”, il prossimo anno in quel palco potrebbero trovarsi a parlare da soli. Altri militanti sparano a zero commentando il salvataggio di Milanese e Romano: “avevano detto che li avrebbero combattuti. Invece li hanno salvati. Non sono più loro”.

E se qui si perdevano in parole, a Varese sono andati ai fatti. Ed è strano da sentire: la Lega contestata dal suo popolo non era mai accaduto. E la Lega senza la base non è Lega. Quel “popolo padano” acclamato dalla dirigenza in risposta a Napolitano, in reltà, si è ribellato a un partito che non ragiona più. L’impressione più grande della deriva leghista che si possa avere è che il partito ( o movimento come dicono di chiamarsi) sia diventato una monarchia assoluta e che Umberto Bossi sia ormai logorato dal suo stesso potere. Ossessionato da Maroni e dai problemi di consenso e non, sembra proprio l’alter ego di Berlusconi: eccessivo, cambia idea ogni giorno, dipende da Berlusconi.

Flavio Tosi ha rischiato grosso: si era opposto al provvedimento del partito che gli imponeva di non partecipare alla manifestazione Anci e, per aizzare l’ira di Bossi, ha cominciato a parlare del premier. Ha semplicemente affermato che “il premier dovrebbe fare un passo indietro” e questa frase è bastata a far parlare di un provvedimento disciplinare. Poi Bobo è volato a Verona a incontrarlo e le cose si sono chiarite ma il problema resta: Bossi non è più un leader perchè la base non risponde.