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Diritto di critica | September 19, 2021

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La kryptonite nella borsa, la Golino sorprende - Diritto di critica

La kryptonite nella borsa, la Golino sorprende

Tre grandi dive ancora hanno illuminato il Festival del Cinema di Roma. Due internazionali e un’attrice nostrana, che peraltro all’estero gode di grande notorietà: Valeria Golino, interprete de La kryptonite nella borsa, esordio dietro la macchina da presa dello scrittore Ivan Cotroneo (già autore dell’omonimo romanzo da cui è tratta la sceneggiatura del film), Freida Pinto, protagonista del kolossal Trishna del regista inglese Michael Winterbottom e Zhang Ziji, star dagli occhi a mandorla dei wuxiapian (i “cappa e spada” cinesi) che nello struggente Love for Life (Zui Ai) dà prova di grandi capacità in un ruolo stavolta squisitamente drammatico.

Tutte e tre, nei rispettivi personaggi, in opere completamente diverse, danno vita ad intensi e appasionati ritratti di donne. Esseri apparentemente fragili, ma con una potenzialità emotiva ed una capacità di trasfomazione che non si smette mai di raccontare.

Una meravigliosa panoramica su una Napoli addormentata e al chiaro di luna, sulle note di Life on Mars di David Bowie, chiude La Kryptonite nella borsa, il film che regala a Valeria Golino una delle sue interpretazioni più mature e riuscite. Qui Golino è Rosaria, mamma di Peppino (11 anni) e moglie devota, “una donna adeguata alla sua vita”, racconta l’attrice, “fintanto che scopre i tradimenti del marito); Peppino, il protagonista vero del film, è un bambino speciale, sensibile e come un po’ spaesato, che vive in una grande famiglia fatta di nonni, zii, vicini di casa, un clan affiatato e un po’ bizzarro. Con il cugino Gennaro in particolare, che crede di essere un supereroe dei fumetti, ha un feeling particolare. Sarà proprio grazie a lui – al suo ricordo, perchè Gennaro scompare prematuramente – che il bambino imparerà a diventare grande, a capire un po’ di più gli adulti e le loro bizzarrie, i loro strani silenzi, a superare la barriera che separa con un velo impercettibile il sogno e la realtà. E gli adulti, da lui, impareranno a portare nelle loro vite sconclusionate un certo disincanto, una purezza di sguardo, una capacità intatta di sognare. In mezzo, Napoli e i suoi vicoli. La vita di quartiere, concitata, allegra. A volte disordinata e caotica. E poi uno spaccato degli anni Settanta, spensierati, disinibiti, colorati, ben ricostruiti dalla sapiente fotografia di Luca Bigazzi e dai costumi di scena: tutti abiti e accessori vintage, che rendono meravigliosamente bene il ritratto di un’epoca,così come la colonna sonora trascinante.

Trishna ha invece il volto di Freida Pinto, l’attrice indiana che con The Millionaire di Danny Boyle è ormai conosciuta in tutto il mondo. Michael Winterbottom dirige un grande affresco che ha l’India e la sua società complessa e stratificata, al cuore della vicenda: Trishna è una ragazza povera, la maggiore di numerosi fratelli, che vive in una rigida famiglia patriarcale come tante, in un Paese sconfinato come quello indiano: all’inizio indifesa, come sprovveduta, la ragazza lascerà la casa paterna seguendo un ragazzo di cui si è innamorata, figlio di un ricco industriale inglese. La realtà però si mostrerà meno rosea di quella che appariva, e Trishna, dolce ragazza perfettamente inquadrata nei dettami di una società rigida e classista, proverà ad uscire fuori dagli schemi, finendo per rimanervi inesorabilmente schiacciata.

Zhang Ziji è invece Qinqin nel tragico melò Love for Life, il primo lungometraggio autorizzato dal governo cinese sullo scandalo della diffusione dell’AIDS causato dal traffico illegale di sangue. In un piccolo villaggio cinese, l’HIV miete vittime innocenti, il contagio si è diffuso terrorizzando la popolazione. La paura è la prima alleata della diffidenza e della meschinità, e le persone ammalate vengono allontanate, escluse, marginalizzate come appestati colpevoli. Qinqin, sieropositiva, ripudiata dalla famiglia e dal marito, si innamora perdutamente, ricambiata, di Deji, anche lui infetto. La morte imminente dona alla coppia un’irrefrenabile lotta alla conquista della felicità, seppur breve, contro tutti, sfidando il pregiudizio di tutti gli abitanti della comunità. L’unico desiderio dei due sfortunati amanti è quello di essere seppelliti insieme un sogno d’eternità. E come in un soffio, la malattia e l’oblio saranno vinti, dalla forza di questo amore tragico. Sullo sfondo, una Cina rurale, dura, irrigidita nelle tradizioni che ne fanno il fondamento di una società millenaria, ma chiusa nelle sue leggi sociali. Una storia d’amore a tinte forti, un bel ruolo impegnativo per la diva de La tigre e il dragone, Hero, La foresta dei pugnali volanti.