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Diritto di critica | May 15, 2022

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Monti e la triangolazione perfetta sulla manovra - Diritto di critica

Monti e la triangolazione perfetta sulla manovra

L’EDITORIALE – Una conferenza stampa che ha dribblato le polemiche sul salotto di Bruno Vespa e il chiacchiericcio di partiti e sindacati, poi il pianto del ministro Elsa Fornero – freudiano il lapsus di Passera quando l’ha chiamata “Emma” – che si è commossa pronunciando la parola “sacrifici” in relazione al delicato tema delle pensioni e, a tarda sera, la benedizione del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olly Rehn, che ha definito quello varato dal governo Monti un pacchetto di misure «tempestivo e ambizioso» che dà un segnale «molto necessario» di un nuovo approccio di politica economica. Se ci si fosse trovati in un noto telefilm americano, sigaro tra le labbra il protagonista avrebbe sentenziato: “adoro i piani ben riusciti”. 

Ed è innegabile che la manovra varata ieri dal Consiglio dei Ministri sia stata blindata a livello mediatico prima che politico, rendendola di fatto non rifiutabile dai partiti che pochi giorni fa hanno assicurato la maggioranza all’attuale esecutivo. Un plauso è venuto anche da testate giornalistiche internazionale che nei mesi scorsi avevano a gran voce chiesto le dimissioni del premier Silvio Berlusconi, non ultimo il Financial Times che subito dopo la conferenza stampa titolava: «il gabinetto Monti trova l’accordo sul piano d’austerità per l’Italia» e scriveva che «le proposte del nuovo premier danno il via alla settimana cruciale per l’euro», «i piccoli imprenditori italiani – ribadiva il quotidiano in un altro articolo – gridano aiuto […] per riparare quelli che loro vedono come anni si trascuratezza sotto Silvio Berlusconi». Quasi tutti, inoltre, riportavano le lacrime del ministro Fornero, sintomo di un governo umano, vicino ai cittadini pur nelle difficoltà e lontano dalle polemiche sul bunga bunga di Arcore

Messi alle strette, però, alcuni partiti hanno già iniziato a capitalizzare il consenso mediatico creatosi attorno al governo Monti, tanto che ieri sera il Segretario del PdL, Angelino Alfano, su Facebook scriveva: “se (nella manovra, ndr) non c’è aumento dell’ Irpef è merito della nostra impostazione”. L’impressione invece era che Tremonti, nell’ombra, stesse prendendo appunti. Bersani, invece, ha sottolineato come sia passata la proposta del Pd sullo scudo fiscale. 

Quella di Monti e del suo esecutivo è stata dunque una passeggiata su un filo teso tra Partito democratico, Terzo Polo e PdL: il mantenimento dell’adeguamento del caro vita per le pensioni basse ha risposto alle richieste del Pd, mentre il PdL ha incassato l’assenza di una patrimoniale su beni mobili e immobili. Monti, però, ha spiazzato anche i giornalisti che per giorni – ingannati da indiscrezioni poi rivelatesi fasulle – hanno prodotto titoli e approfondimenti basati sull’aria fritta, convinti che fosse ormai tutto scritto e deciso. E invece niente Irpef, lo spauracchio su cui Terzo Polo, Pd e PdL avevano sollevato obiezioni e che avrebbe colpito soprattutto il ceto medio. Nulla di tutto ciò.

In questa complessa triangolazione che ha messo i partiti sempre più all’angolo e fuori gioco, Monti è uscito vincitore, con la consapevolezza di avere dalla sua gran parte dell’opinione pubblica – checché ne dica la Camusso – e fidando sul consenso di una maggioranza parlamentare che non potrà tirarsi indietro.