Italia, il tabacco che rende

Italia: paese di pasta, pizza e musica. E tabacco, soprattutto negli ultimi dieci anni: dal 2000 al 2011 infatti le entrate statali derivanti dal tabacco nel nostro Paese sono cresciute dal 58%, arrivando a garantire più di 14 miliardi di euro solo nel 2011 tra gettito Iva e accise. Ad evidenziarlo è stata la seconda edizione del forum “La regolamentazione del settore del tabacco, quale futuro per la filiera?” tenutosi ieri a Roma, un tavolo di confronto organizzato da “The European House – Ambrosetti” con il sopporto di Unindustria, Fit- Federazione Italiana Tabaccai, Coldiretti e Logista.

I dati italiani. I dati emersi dal forum sono contrastanti. Da un lato, infatti, la passione italiana per le sigarette è evidente dalle cifre che ne rappresentano il volume d’affari: nel 2011, le sigarette hanno garantito allo Stato il 97,4% del gettito Iva e il 98,5% di quello delle accise sul tabacco, mentre il 60% degli introiti delle tabaccherie italiane (ce ne sono circa 56 mila) deriva proprio dalla vendita di sigarette e affini. Nel solo 2011, secondo i dati forniti, il volume d’affari relativo ai prodotti del tabacco nel nostro Paese sarebbe inoltre stato pari a 19 miliardi di euro (in crescita rispetto all’anno precedente anche a causa dell’aumento dell’imposizione fiscale).

Difficoltà e normativa europea. Dall’altro, tuttavia, emerge il quadro di una filiera difficile da potenziare e costretta come molti altri settori a fronteggiare una crisi che pare non lasciare scampo. In Italia – primo produttore europeo di tabacco in foglia – dal 2000 al 2011 sono stati persi circa 10.816 ettari di superficie agricola coltivata, con la conseguente cassazione dell’attività per  oltre 24.200 produttori (-81,58%) sparsi tra Toscana, Puglia, Campania, Umbria e Veneto: una situazione sulla quale rischierebbero di pesare anche le proposte di revisione alla direttiva europea prodotti tabacco (2001/37/CE) attualmente al vaglio della Commissione Europea (la revisione dovrebbe concludersi nel 2014), come l’introduzione del pacchetto generico o immagini shock sulla confezione, oppure il divieto di utilizzare determinati ingredienti nella lavorazione del tabacco. Quest’ultima proposta, in particolare, metterebbe a dura prova la produzione e la commercializzazione della varietà di tabacco Burley (che si concentra al 93% in Campania) e di conseguenza il 50% circa delle aziende tabacchicole italiane e 7.000 ettari coltivati ad essa legati. Secondo il Forum, inoltre, l’introduzione del pacchetto di sigarette generico o l’utilizzo di immagini shock di grandi dimensioni sulla confezione porterebbe ad una standardizzazione del prodotto, con un conseguente abbassamento del prezzo e un impatto economico negativo significativo, tanto per le rivendite quanto per l’Erario e la filiera.

Contrabbando. In aumento nel nostro Paese rispetto agli anni precedenti è anche il dato relativo alle sigarette contraffate e contrabbandate, cioè il 3,4% del totale (pari a circa 3 miliardi di sigarette). Secondo i dati presentati la Forum, contrabbando e contraffazione solo nel 2010 avrebbero arrecato un danno alla filiera italiana del tabacco di oltre 650 milioni di euro, di cui 485 milioni sottratti all’Erario pubblico.


Di Erica Balduzzi

Classe '87, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Bergamo e studentessa in Diritti dell'Uomo, collaboro con l'Eco di Bergamo e con la rivista Narcomafie. Mi occupo prevalentemente di cronaca e tematiche sociali e umanitarie.

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