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Diritto di critica | July 6, 2022

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Rottamare Berlusconi, nel PdL scatta la rivolta dei colonnelli - Diritto di critica

Rottamare Berlusconi, nel PdL scatta la rivolta dei colonnelli

Rottamare Berlusconi. E’ questa l’operazione – che sa tanto di utopia – che molti nel PdL vorrebbero veder realizzata in tempi brevi ma di cui nessuno ha il coraggio. Il malumore serpeggia tanto tra i giovani piddiellini – costretti ad applaudire a Fiuggi un leader ormai vecchio, con la mania della barzelletta e del cerone – quanto tra i big del partito che non mancano mai di sottolineare in dichiarazioni e interviste come “Berlusconi abbia fatto il suo tempo e abbia già dato il suo contributo al Paese” […] “gli consiglierei di non ricandidarsi”. Come dire: adesso basta. E invece no. In una cena con alcuni imprenditori – come riporta il quotidiano Libero – Berlusconi si sarebbe sfogato: “Non ho alcuna intenzione di ricandidarmi ma finirò per essere costretto a farlo se non viene fuori una leadership alternativa. Il partito senza di me non riesce a camminare da solo”. E’ la solita solfa del Pdl che non sa reggersi sulle proprie gambe. Incapacità dovuta alla mancanza di timonieri esperti come il Capitano che non ha saputo o voluto formare in modo concreto e lontano dalla finzione politica, altri vice capaci di segnare la rotta al suo posto.

La stessa elezione di Angelino Alfano a Segretario del partito ha avuto il sapore di una una boutade, un escamotage per salvare la facciata e fingere che sì, nel Pdl ci si stava rinnovando. Ma si è trattato di un “cambiare tutto per non cambiare niente”. Berlusconi è sempre lì, ingombrante padre fondatore che non smette mai di intervenire e proporsi come leader di questa o quella parte politica. I moderati, ad esempio (avesse parlato di “incazzati”, avrebbe raccolto consensi a non finire).

Nell’ex coalizione di governo, solo la Lega Nord – “aiutata” dalle inchieste che hanno travolto la creatura di Umberto Bossi – ha messo in atto un processo di rinnovamento che dai banchi del Pdl viene guardato con una certa invidia: la speranza di facce e politiche nuove, un cambio di passo che nel partito del predellino fondato dal Cav ancora non si respira se non a parole e nella retorica politica. E la notizia di una possibili ri-discesa in campo dell’ex premier pare non sia piaciuta troppo ai colonnelli che fanno quadrato attorno al segretario, ormai letteralmente “asfaltato” dalle continue “lune” del padre fondatore.

Impantanato in percentuali di consenso risibili, il Pdl annaspa tra un segretario con le armi spuntate (sempre che sia mai stato armato di qualcosa di diverso dalla benedizione del Cav.) e un vecchio leader che non ha intenzione di passare il testimone. E la prossima vittima da sacrificare sull’altare del teatrino del rinnovamento di facciata potrebbe essere Giorgia Meloni. Giovane, volto pulito della destra e piena di sana buona volontà: tra qualche tempo potrebbe rischiare di fare la fine di Alfano.