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Diritto di critica | May 13, 2021

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La Fornero ha ragione, "il lavoro non è un diritto"

La Fornero ha ragione, “il lavoro non è un diritto”

“Questa riforma non è perfetta, ma è buona, soprattutto per quelli che entrano nel mercato del lavoro”. “Stiamo cercando di proteggere le persone, e non il loro posto di lavoro. Deve cambiare l’atteggiamento delle persone. Il lavoro (their jobs, in inglese) non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso sacrifici (“Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice”, in inglese)”. (Elsa Fornero, intervista al WSJ)

LA SCHEDA – LEGGE SUL LAVORO, ECCO CHE COSA CAMBIA

Per una volta che la Fornero ne ha indovinata una, ha dovuto subire il populistico linciaggio della politica nostrana, ben poco avvezza alla cruda verità e sempre attenta alla pancia dell’elettore. Immediato il dietrofront – a dire il vero inutile e quasi sintomo di una colpa che non c’è – del ministro, che nella giornata di ieri ha rettificato di essersi riferita “alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza”.

Citando e sbandierando la Costituzione, diversi esponenti dei partiti più “incazzati” si sono quindi scagliati contro il ministro del Welfare (ormai è un tiro a segno quasi quotidiano), dimenticando però che l’articolo 1 della Costituzione non definisce il lavoro “un diritto” ma parla di una Repubblica “fondata sul lavoro”. Che è diverso. Intendere il lavoro come un diritto, infatti, significa pretendere che lo Stato assicuri a ogni cittadino un impiego de facto e a priori. Questo accadeva ai tempi di Ceaucescu in Romania, dove tutti avevano un qualche posto di lavoro – per pessimo che fosse – e ciascuno portava a casa la pagnotta. Ma si stava sotto una dittatura. Si lavorava in fabbrica, come manovali.

Da noi il discorso è diverso. Mentre l’agricoltura e l’artigianato nostrani piangono carenza di personale (famosa la ricerca di panettieri, non si trovano giovani dispostoi a farlo) e si affidano alla manodopera straniera, l’Italia ha un esercito di laureati disoccupati, fermi in attesa di trovare il lavoro per cui hanno studiato. Che poi molti di questi si arrangino a fare i camerieri o i cassieri, poco importa: stiamo parlando di lavoro, quello vero, non i lavoretti stagionali. Ecco: se il lavoro fosse un diritto – ma non lo è – lo Stato dovrebbe assicurare a tutti i disoccupati un lavoro, magari nei campi, dove le aziende lamentano gravissime carenze di manodopera o la formazione come panettieri: avrebbero un lavoro assicurato per diritto e coprirebbero le falle di un sistema impiegatizio con forti differenze, con settori saturi di professionisti e altri che lamentano carenza di personale.

Dato però che il lavoro non è un diritto ma una scelta, allora – come giustamente ha sottolineato la Fornero – presuppone un sacrificio di qualsiasi tipo sia. Lo Stato, infatti, non deve assicurare il “diritto a un lavoro” ma deve mettere a disposizione gli strumenti di formazione e orientamento – scuole e università in rispetto dell’articolo 4 della Costituzione – funzionali ad arrivare sul mercato del lavoro con le carte in regola. Il resto sta alla bravura e allo spirito di sacrificio del singolo. Per tacer di sindacalisti e leader di partito.

Comments

  1. Sono d’accordo, il lavoro non è un diritto nel senso che lo Stato non può dare un lavoro a tutti, ma la società deve creare le condizioni per cui chiunque può aspirare a fare il lavoro che ritiene sia più adatto alle sue capacità, guadagnandolo con i sacrifici e il merito. E comunque mi hai quasi fatto venire voglia di provare la strada del panettiere! :D

  2. antonio

    il sig Torsello storpia e fa un pro domo sua di ragionamento per dire che lo stato non deve garantire il lavoro…. e cita alcune categorie che avrebbero necessità di personale e non lo trovano … lo stato fa quello che deve offrendo le possibilità di lavoro ( potrebbe persin giugere all’obbligo di impiego ai disoccupati, se iscritti al collocamento possono rifiutare un lavoro due volte alla terza …..perdono lo status di disoccupati … ma che ne sa lui non ha mai fatto il disoccupato non è mai stato iscritto al collocamento o in cassa integrazione o no?) questo non ha nulla di condivisibile con le motivazioni da lui addotte per giustificare la conquista …conquista è sempre a danno di qualcuno mentre il lavoro non va conquistato ma condiviso …lei sig Torsello non capisce la sottile differenza? sottile come una architrave? non la vede? già per vedere non ci vuole il dono della vista) ma ragionare…. “Non ragioniam di loro guarda e passa”

  3. Andrea

    Il lavoro non è sicuramente un diritto nel senso in cui hai illustrato tu, ma è un diritto nella misura in cui va tutelato chi l’ha e chi non l’ha: nei Paesi più avanzati vengono dati incentivi ai disoccupati per un determinato periodo di tempo, e gli incentivi statali per imprese o altro sono seri e funzionali all’obiettivo, non come qui. In questo senso la Fornero sbaglia, e anche perchè non capisce che un uomo che lavora da 25 anni in una scuola non può ancora prendere 1.159 euro, rischiando pure di perdere il proprio posto per inutili accorpamenti. Diritto qui vuol dire tutela.

  4. Kundalini56

    La Fornero ha storpiato la realtà a suo uso e consumo, come al solito. Il lavoro in se non mai stato un diritto. Non capisco il motivio di sollevare in questo modo la questione. Quasi tutti, se lo sono guadagnato attraverso sacrifici. Il problema è che questo governo e il precedente stanno ammazzando la dignità del lavoro, lo stando depauperando, lo stanno trasformando in una nuova forma di schiavitù, dove sei solo uno strumento, privo di diritti ( ecco i diritti a cui vorrei fare riferimento ) alla mercè dell’industriale di turno, che, pagandoti di meno è libero di investire allegramente in hedge found, in titoli tossici. Ecco lo scopo principale di tale attacco al lavoro. Liberare la bestia immonda della finanza e creare una società che considera il lavoro e i beni materiali come secondari rispetto allo schifo della finanza e dei soldi di carta. Questo modo di ragionare ci porterà tutti alla devastazione totale, compresi gli squali della finanza e gli amici banchieri della Fornero e di Monti. Devono SPARIRE tutti !

  5. l’art 4 dice che il lavoro è un diritto e lo stato deve far si che ci siano le condizioni per cui tale diritto possa essere esercitato realmente. Ora, posto che sono d’accordo che lo stato non possa ne debba assicurare un lavoro a chiunque, è anche vero che nel tempo con l’imbarbarimento del mercato del lavoro, la scarsa capacità di dare impulso all’industria e all’attività economica e la scarsa lungimiranza delle scelte politiche hanno fatto l’opposto che creare le condizioni per lavorare decentemente in questo paese. Quindi è vero, il lavoro oggi non è un diritto ma un miraggio. Però non si venga a dire ai ragazzi e non di oggi che bisogna sacrificarsi di più. Perchè tra stage, tirocini, contratti da fame etc etc, mi sembra che il sacrificio oggi sia già bello pesante…

    • Lorena

      Sono assolutamente d’accordo!!!!!

    • Lo stato DEVE assicurare, perché così dice la costituzione stessa all’articolo 4, il lavoro a TUTTI i cittadini!

      • Ma questo è impossibile Giandomenico…

        • Se tu, Ettore, ritieni che sia impossibile proponi la modifica della Costituzione Italiana, ma fino ad allora io chiederò, in qualità di cittadino italiano, che venga soddisfatto il mio diritto a lavorare!

  6. Francesco Russotto

    Il signor Torsello dimentica che non è vero che i ragazzi non vogliono fare i panettieri. Certo il panettiere è un lavoro di grosso sacrificio (si lavora solo di notte, tutta la notte, e metà mattina quasi. Mia sorella lo fa), i giovani non lo vogliono fare per 4 soldi. Come al solito in Italia quelli che lavorano fanno la fame, e i padroni hanno i profitti. Chissà, forse il comunismo non è poi così brutto…..

  7. francesco

    Vorrei solo complimentarmi con i commenti che ho letto sotto quest’articolo (che non condivido, come se la Fornero avessa pure bisogno di essere difesa…), persone che sanno di cosa parlano e hanno una visione lucida e realistica del mondo in cui viviamo ( e sanno anche esprimersi, contrariamente a certi ministri).

  8. rosa-emilia

    Adesso che BCE ha trovato tiepidina la Riforma del Lavoro che questo governo ha imposto senza nemmeno un dibattito politico condiviso, così come vorrebbe questo dettaglio imbarazzate (a questo punto) della democrazia, quale sarà la prossima lezione di Pedagogia del Lavoro che la ministra impartirà a questi ciucci idioti di lavoratori! Soprattutto ai più giovani? Gli esercizi di auto flagellazione per abituarsi alla frusta?….Mah! la verità è che una Riforma del Lavoro dovrebbe avere in testa anche una politica industriale! Ovvero ciò che un Paese dovrebbe fare in termini di produzione ed organizzazione del lavoro…MA QUESTO NON ERA UN GOVERNO DI TECNICI O E’ LO ZERBINI DELLA BCE?

  9. Gesù

    Emilio Fabio Torsello liberaci dalle tue cazzate. Dalla Costituzione si evince che non soltanto è compito dello Stato fornire gli strumenti ma anche le opportunità di lavoro, perchè? Perchè definendolo diritto vi è un corrispondente obbligo statale a creare le situazioni che formano il contenuto del diritto. Se non sai un cazzo di diritto, non parlare di diritto.

  10. Non sono d’accordo. L’articolo 4 dice che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro” pertanto poter lavorare è un diritto, è scritto pari pari. L’articolo prosegue dicendo che la Repubblica “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”: se questo diritto non si verifica, vuol dire necessariamente che lo Stato non ha fatto il suo dovere. Lo Stato non è un ente a sé stante ma rappresenta l’intero popolo. Non può lavarsi le mani dal garantire il diritto al lavoro e dire “non è nostra responsabilità se non c’è” altrimenti lo Stato cessa di essere un organo di rappresentanza del popolo e diventa illegalmente un ente autonomo e autorappresentativo.

  11. Sì, però se uno ha studiato per un diploma o laurea, dovrebbe poter trovare un lavoro
    adeguato, non fare il cameriere,o no?

  12. rock

    sig. Torsello ciò significa che anche la figlia della Fornero debba andare a fare il panettiere (con tutto il rispetto per la categoria)? Perchè chi può permetterselo potrà sempre ambire ad occupare certi posti o a far il lavoro da sempre desiderato, mentre altri, la c.d. gente comune, deve comprendere che il mercato come lei dice è saturo? Valga ciò che lei dice, ma valga per tutti. Invece ci son sempre coloro che hanno più diritti di altri, hanno più istruzione di altri, più possibilità di curarsi di altri, più possibilità di lavorare di altri. A questo mondo sig. Torsello io non ci sto. Noi viviamo nell’era del gattopardo, gli aristocratici di un tempo si sono reinventati sotto le spoglie della democrazia. L’uguaglianza dei diritti è una pura chimera. Il posto fisso vale solo per poche elitè. E ad imboccare il boccone amaro sono sempre i soliti. Ma non andrà così, perchè rispetto al passato tanti sono consapevoli dei loro diritti e non credo si consenta ad una ristretta oligarchia di determinare per noi un destino ineluttabile e senza speranza.

  13. Lorena

    La Fornero ha ragione solo in parte. Ci sono cose che, da ministro e personalità pubblica, non ti puoi permettere mai di dire, specialmente se in contrasto con la costituzione e lo stato di diritto. Lo sappiamo bene che i tempi sono cambiati, ma le riforme servono a questo, a far funzionare tutto al passo coi tempi. Invece di parlare dei sacrifici degli altri, (oer esempio io ho lavorato gratis per due anni, tra tirocini e stage, quindi io e la mia famiglia di sacrifici ne abbiamo fatti ECCOME) che si riduca lei lo stipendio, ad esempio. Questo governo ha veramente scarso rispetto per tutti i giovani che si fanno sfruttare in questi anni per fare il lavoro che vogliono, perché non possono andar via di casa, né farsi una famiglia, né rinunciare all’appoggio dei genitori, per poi essere tacciati di bamboccioni. Sta a loro trovare le soluzioni, sono stati chiamati per questo no? Facciano in modo da tutelare il lavoratore precario, da un lato e chi assume dall’altro.

  14. Omadonnasanta ….. ma dove stracazzo siete stati a sQuola? Ma davvero non c’è più uno straccio di insegnante che sia capace di leggere e spiegare la Costituzione della Repubblica agli alunni in Italia?
    Lo stato Italiano è da sempre in PERENNE difetto rispetto alla sua stessa Costituzione poichè, come saprà spiegarle chiunque la abbia studiata con qualcuno che la sappia spiegare anche solo un minimo, la “promessa” del diritto al lavoro è da sempre incompiuta. Lo stato DEVE (e appunto manca puntualmente di farlo) promuovere “le condizioni che rendano effettivo questo diritto (al lavoro)”. Lo stato non deve assicurare a tutti i disoccupati un lavoro, ma deve garantire che tutti abbiano le stesse opportunità di avere un impiego. Questo è un diritto che non occorre guadagnarsi e per il quale non occorre fare alcun sacrificio. Basta farsi spiegare la Costituzione prima di giurare come Ministro della Repubblica.

    • Solo un’inesattezza: lo stato DEVE assicurare, perché così dice la costituzione stessa all’articolo 4, il lavoro a TUTTI i cittadini! Per il resto sono d’accordo.

    • solo un’inesattezza: lo stato DEVE assicurare, perché così dice la costituzione stessa all’articolo 4, il lavoro a TUTTI i cittadini! Per il resto sono d’accordo.

    • Vulka

      No!
      Non è lo Stato ad essere in difetto, ma i politici che come saprai (spero) vorrebbero anche far saltare l’art 1 della Costituzione (Il popolo sovrano). Però se levi quello cade la democrazia. Lo Stato (quello vero) è composto dai cittadini e il Governo (gobernum) sono i designati (dallo Stato = cittadini) a guidare la nazione.
      Volevi qualcuno che ne sapesse. Sei contento ora?
      Per chiarire:
      Leggi la Costituzione e noterai che NON è lo Stato a promuovere, ma la Repubblica (art 4)… 2 cose ben diverse!

  15. Valentina

    Il problema è che il lavoro a parere tuo non è un diritto, invece le tasse che ci chiedete a noi sì… e allora come facciamo se non lavoriamo e non abbiamo soldi per pagare le tasse che ci imponete???

  16. archi

    Insomma, c’era proprio bisogno di scrivere un articolo per dire in modo diverso la solita frase “ci sono tanti campi sfitti”? Ma soprattutto era così necessario voler dimostrare al mondo intero la propria inadeguatezza al mestiere di giornalista facendo un articolo basato su un’affermazione sbagliata in maniera imbarazzante? La costituzione non è fatta da un solo articolo… a volte basterebbe continuare a leggerla per altri 2 o 3 articoli.

  17. vaiz

    Art. 4.
    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

    Commento così l’ignoranza dell’autore di questo articolo.

  18. «Art. 4

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. »

    Ignoranti!

  19. vaffa

  20. la fornero fa parte del governo di questo Paese. è, pensate un pò, il ministro del lavoro. ora, senza dover scomodare le interpretazioni della nostra Carta Costituzionale, che è chiarissima, facciamo due tre conti. in italia ci sono 4 milioni di precari, 2 milioni di “neet”, il 10 % della popolazione è disoccupata, si arriva quasi al 40% se si parla di disoccupazione giovanile. Nel sud la disoccupazione femminile supera il 50%, penalizzando soprattutto le giovani donne formate.
    che cosa vuol dire in questo contesto che il lavoro non è un diritto? che quelli di cui sopra non sono problemi del governo e del ministro del lavoro? che dipende tutto dallo spirito di sacrificio delle persone? comodo. un pò come se io non do l’acqua alle piante e mi lamento che non sono abbastanza forti.

  21. Caro Emilio Fabio Torsello posso tranquillamente concederti che sull’infelice frase della Fornero, al di là delle ragioni, si sia avviata una speculazione mediatica e politica, ma questo, come ben sai, fa parte del “ruolo delle parti”. Cio’ su cui non si puo’ transiggere é l’interpretazione semplicistica che fai della Costitutuzione, e delle funzioni che dovrebbe avere lo Stato nei confronti del lavoro, inteso nell’accezione più estesa. Di fatti il complesso articolato costituzionale della nostra Repubblica impegna il Governo, e lo Stato stesso, nel promuovere politiche di sicurezza sociale – quindi lo Stato ha una funzione sociale – che si identificano con la realizzazione del benessere dei cittadini. All’interno di questa cornice si sono susseguiti, dalla istituzione delle corporazioni alla legge quadro sulla previdenza sociale del 2000, una miriade di strumenti e interventi per la protezione dei cittadini dai bisogni. Naturalmente, guardando al passato, come ad esempio il cancelliere tedesco Bismark, la funzione sociale dello Stato aveva come primo fine politico quello del mantenimento, e garanzia, dell’ordine costituito. Oggi, pare evidente, che l’interesse pubblico (cfr. art. 2 Cost.) é direttamente connessa alla soddisfazione dell’interesse del singolo, nel momento del bisogno, e nella garanzia di poter godere di tutti i diritti civili e politici.
    Fatta questa premessa, per inquadrare meglio il nostro ordine costituzionale, il tema del lavoro rientra perfettamente all’interno di questo quadro, normativo e politico, poiché non si puo’, come tristemente sta facendo questo Governo, parlare di lavoro scollegato dai diritti previdenziali, dalle politiche sociali, dalla sovranità finanziaria, e dalla potenza economica del Paese (in senso di sviluppo economico). Quindi, é pur vero che lo Stato non puo’ intervenire nella garanzia, e/o mantenimento, di un posto di lavoro, ma deve garantire alla sua collettività l’accesso al lavoro – e qui condivido il fatto che debbano essere rispettati degli standard formativi accessibili a tutti – che si esprime nell’opportunità di avere un “mercato” ove poter accedere. Oggi assistiamo tristemente a una sfilata di giovani diplomati, laureati e dottorati, a cui si é garantita la formazione, ma ai quali lo Stato non sta garantendo un tessuto economico e imprenditoriale nel quale potersi inserire, potersi esprimere e sopratutto autodeterminarsi. Poiché il lavoro non é solo un diritto, ma é il diritto per eccellenza a garantire la crescita umana di una persona, e la determinazione di una comunità.

  22. per l’autore “dell’articolo”:

    Art. 4La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.non aggiungo altro…..se scrivi cazzate pigliando solo quello che ti interessa dall’articolo 4 per supportare la tua suggestiva tesi, c’è poco da aggiungere

  23. Marco

    Quindi se il lavoro non è un diritto lo stato non avrebbe il diritto di essere sostenuto , inoltre l’articolo 3 che sancisce allo stato il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale è in se invalidato dalla dichiarazione della Fornero che come essere Supremo e assoluto scavalca l’articollo 4 che dichiara apertamente che il lavoro è un Diritto, ma sua Magnificenza viola l’articolo 13 che dichiara la Libertà di ogni citttadino, quale diritto di libertà rientra nel diritto di avvalersi dell’articolo 3, l’articolo 13 sancisce e nega la detenzione di un cittadino se non in caso di espressa delibera giudiziaria e di un vincolo di detenzione domiciliare si parla se viene comunque negato il diritto al lavoro, ma l’articolo 19 dichiara il diritto di manifestare il proprio credo religioso quale l’impegno lavorativo può essere ritenuto tale (perchè no?), in base all’articolo 24 io cito in giudizio la Fornero per violazione dell’articolo 24 quale cita il diritto di tutelare i propri interessi, e il lavoro esattamente fa i miei interessi.
    L’articolo 26 dichiara: nessuno può essere estradato se non sotto convenzione internazionale, e se l’articolo 1 dichiara che la Repubblica è fondata sul lavoro, un cittadino senza occupazione è automaticamente estradato perchè privo della facoltà di lasciare il paese in omissione dell’articolo 3… devo andare avanti?

  24. Marco

    Io cito la Fornero in giudizio in conformità dell’articolo 24 e 113 per violazione dei seguenti articoli ed interessi: 2,4,5,13,19, (ritengo il lavoro una religione), 24,26,27,31,33,35,41 in conformità dell’articolo 13, 47,52 inquanto la patria non può essere difeso se non sostenuto economocamente, 53 inquanto detta violazione di un dovere, 54,77 inquanto la dichiarazione della Fornero è fuori da una funzione ordinaria e legislativa costituzionale 117,120.

  25. domy

    il lavoro non sarà un diritto ma non lo è neppure quella prerogativa al furto che suol chiamarsi con altro nome stipendio dei parlamentari.

  26. Massimo Sacchiero

    L’art. 4 della Costituzione comincia:”La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il Diritto al lavoro”, dice “al lavoro” non “del lavoro”. Infatti “Diritto del lavoro” sono tutte quelle normative che regolano i rapporti di lavoro, ecc. ecc., mentre “diritto al lavoro”, é un “complemento di termine” e quindi risponde alla domanda “a chi? a che cosa?”, in questo caso ” a che cosa ho diritto io?” risposta: “al lavoro”, basta fare l’analisi logica. C’é un’altra cosa molto importante secondo me da dire. Nell’art. 2 della Costituzione si dice:”La Repubblica garantisce e riconosce i Diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, ecc. ecc.”. Ora quali sono questi diritti inviolabili dell’uomo? Non sono altro che i diritti inviolabili che l’Italia si fa garante tramite le proprie leggi, e anche tramite quelle normative a livello internazionale di cui si é resa firmataria. Tra questi ricordiamo il “Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ONU)”, e sentite qua che cose interessanti dice l’art.6 della parte terza:”Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto al lavoro, che implica il diritto di ogni individuo di ottenere la possibilità di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente scelto od accettato, e prenderanno le misure appropriate per garantire tale diritto.”
    Ripeto:
    “ottenere la POSSIBILITA’ di guadagnarsi la vita”
    “Prenderanno le misure appropiate per GARANTIRE tale diritto”

    più chiaro di così!!!