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Diritto di critica | December 5, 2021

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E i partiti inciampano sul controllo di bilancio

Non è bastato il caso Lusi, non servirà lo scandalo Fiorito: la proposta di far controllare i conti dei gruppi parlamentari da parte di società esterne è stata infatti clamorosamente bocciata ieri e il controllante ancora una volta potrebbe essere chiamato a controllare se stesso, in base al principio di autogiurisdizione degli organi costituzionali. Come dire: una scusa per lasciare le cose come stanno si trova sempre. Salvo poi scandalizzarsi quando la magistratura pizzica questo o quel parlamentare a fare “finanza creativa” con i soldi dei contribuenti.

La Giunta per il regolamento ha infatti licenziato un testo secondo cui «entro trenta giorni dalla propria costituzione, ciascun Gruppo approva uno statuto», il quale «indica l’organo competente ad approvare il rendiconto e l’organo responsabile per la gestione amministrativa e contabile del Gruppo». Inoltre viene esplicitato che i «contributi» della Camera «sono destinati dai Gruppi esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili, nonché al fine di garantire il funzionamento degli organi e delle strutture dei Gruppi». Il controllo, invece, sarà effettuato dal collegio dei Questori, cioè i tre deputati di maggioranza e opposizione che sono a capo dell’Amministrazione di Montecitorio.

In questo contesto, Pd, UdC e Idv hanno già detto che in ogni caso faranno certificare i proprio bilanci “all’esterno”, mentre è affidato a Fini l’ultimo tentativo di “esternalizzare” per legge i controlli. Oggi il presidente della Camera tornerà alla carica, nella speranza di scalfire, anche se di poco, la Casta di cui questo Paese è ormai saturo.

AGGIORNAMENTO: Retromarcia alla Camera…Tutti hanno votato Sì alla certificazione esterna dei bilanci.