Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | July 29, 2021

Scroll to top

Top

Scandali, faide e nessun nuovo leader, la crisi di nervi del Cavaliere

L’ANALISI – La crisi del PdL inizia da molto lontano. Dal caso Ruby, dallo spread con il passaggio del testimone a Monti, fino ad arrivare agli arresti nella Regione Lombardia e alle ruberie che stanno emergendo nella Giunta guidata da Renata Polverini, senza dimenticare la crisi in cui versa l’amministrazione capitolina guidata da Gianni Alemanno e già travolta da scandali come “parentopoli”. E proprio gli ex AN starebbero per minacciare una scissione chiedendo al Cav., come alternativa, 50-60 nomi sicuri in lista alle prossime elezioni, con un Silvio Berlusconi che sarebbe invece stato in grado ieri di prometterne appena una quindicina. Per ora, però, il Pdl – corpo politico ormai logoro – sembra reggere ancora.

La crisi inesorabile. La parabola discendente disegnata in questi anni dal partito guidato da Silvio Berlusconi ha avuto una costanza drammatica ma puntuale nel tempo, che non ha lasciato scampo a un gruppo senza leader potenziali e con un punto di riferimento ormai vacillante e incapace di portare il partito e tutta la combriccola di incerti ufficiali, sottufficiali e soldati semplici fuori dal pantano. Berlusconi è all’angolo. Non riuscirà né può incoronare in tempi brevi un nuovo leader credibile – che nei fatti non c’è – ma anzi guarda con invidia quel Renzi che a sinistra sta sparigliando le fila del Partito democratico e spaventa i bersaniani: “ha le nostre stesse idee”. Renzi, però, è al di là dello steccato e certo non tradirà mai il Piddì. Il rischio di un eventuale quanto improbabile salto a destra, sarebbe quello di venir “bruciato” sul nascere per disarmare il Partito di Bersani e finalmente tornare a giocare ad armi pari.

Ma Il Pdl non ha argomenti neanche davanti a un comico come Beppe Grillo che, per populista che sia, ha gioco facile su una destra che pure ha sempre blandito con tematiche più vicine al Pdl che non al Pd (vedi la cittadinanza agli immigrati, le critiche all’euro che tanto ricordano i toni leghisti, ecc..). Quello di Berlusconi, insomma, è un partito sconfitto da se stesso, dall’incapacità di “allevare” nuovi potenziali leader (nonostante il giovin signore Formigoni, adesso impresentabile) e ormai allo sbaraglio.

Per ora – dopo averlo politicamente “bruciato” – il Cav. si aggrappa al cavallo migliore che ha, Angelino Alfano. Dice di volergli bene come ad un figlio (ma il padre padrone resta sempre lui, Berlusconi) e lo incensa davanti ai propri elettori. Tutto questo – ed è ben più di un’impressione – non basterà.