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Diritto di critica | December 3, 2021

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Ma in Siria i jihadisti potrebbero chiedere presto il conto

jabatL’ANALISI – Strage nel centro di Damasco. Ieri una bomba è esplosa in Piazza 16 Novembre, nei pressi della moschea di al-Imam e della sede centrale del partito Baath; danneggiata anche l’ambasciata russa. Secondo fonti locali i morti sarebbero 53 e i feriti più di 200, gran parte dei quali civili, tra cui diversi studenti di una vicina scuola. Altri ordigni sono poi esplosi in alcune zone periferiche della capitale tra cui Barzeh, dove sono stati presi di mira alcuni centri di sicurezza, mentre  una caserma dell’esercito regolare è stata attaccata a colpi di mortaio. Ed è una guerra, quella siriana, di cui quasi non si parla più.

Le forze di sicurezza siriane hanno dichiarato di aver arrestato un attentatore suicida all’interno di un’auto con diversi ordigni pronti ad esplodere incluso uno del peso di 300kg. Si tratta dell’attacco più sanguinoso dopo quello del 10 maggio 2012, quando due attentati suicidi fecero 55 morti sempre a Damasco.

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Ancora nessuna rivendicazione ma il governo siriano punta il dito contro gruppi vicini ad al-Qaeda e in particolare Jabhat al-Nusra, gruppo composto in buona parte da jihadisti stranieri, inserito lo scorso dicembre dagli USA nella “lista nera” delle organizzazioni terroristiche. Il gruppo non è nuovo ad attacchi suicidi, come quello di al-Midian nel gennaio 2012 che fece 26 morti e più di 60 feriti, molti dei quali civili; quello del 3 ottobre scorso ad Aleppo che fece 48 morti e 122 feriti e diversi altri in varie parti del paese.

Jabhat al-Nusra risulta ormai essere diventata una colonna portante dell’offensiva anti-Assad dimostratasi in più occasioni essenziale ma, nel contempo, è anche vista con preoccupazione da parte di quell’Esercito Libero Siriano che considera il gruppo troppo estremista e non ne condivide la strategia degli attentati suicidi.

Un portavoce dell’ELS ha recentemente dichiarato che pur non condividendo la stessa ideologia i due gruppi hanno in comune il fatto di combattere lo stesso nemico. Senza ombra di dubbio Jabhat al-Nusra è un alleato che fa comodo visto che i suoi membri sono tutti combattenti esperti, ben addestrati e pronti a gettarsi in prima linea e a morire da “martiri”. Ma si tratta di un’alleanza pericolosa: cosa succederà infatti dopo la caduta del regime Assad? Al-Nusra avrebbe infatti come obiettivo quello di “dirottare la rivoluzione” per creare uno stato islamico dove sia applicata una rigida versione della sharia; un’ideologia ben lontana da quella cultura siriana da sempre aperta alla pluralità religiosa; nel paese convivono infatti numerose confessioni religiose sia musulmane che cristiane.

L’Esercito Libero Siriano farebbe bene a valutare con cautela la situazione perchè una volta caduto il regime i jihadisti presenteranno il conto.

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