Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 21, 2021

Scroll to top

Top

La democrazia egiziana è in pericolo, Morsi mette un freno alla satira

La democrazia egiziana è in pericolo, Morsi mette un freno alla satira

MorsiA più di due anni dallo scoppio della Primavera Araba, in Egitto la situazione mediatica è sempre più drammatica. Un recente rapporto della Arabic Network for Human Rights Information ha denunciato il triste record dell’ “epoca Mursi” per quanto riguarda le denunce nei confronti di giornalisti e personaggi legati ai media. Infatti, secondo l’ ANHRI il numero di denunce sarebbe di quattro volte maggiore rispetto all’era Mubarak e ventiquattro volte più grande rispetto a quella di Sadat.

La satira sotto assedio. L’ennesimo allarmante caso ha avuto luogo il 29 marzo scorso quando il procuratore generale Taalat Abdullah ha ordinato l’arresto del famoso satirista Bassam Youssef, accusandolo di aver insultato l’Islam e il presidente egiziano Mohamed Morsi, prendendosi gioco della sua fama internazionale. Secondo alcune fonti le denunce sarebbero giunte da una dozzina di cittadini i quali avrebbero chiesto misure severe nei confronti di Youssef affinché altri siano scoraggiati dall’imitarlo.

Il medico-comico. Bassam Youssef, trentanovenne, medico chirurgo con tanto di dottorato all’Università del Cairo, ha iniziato la propria carriera di showman soltanto nel 2011, in principio con la pubblicazione su YouTube di una serie di video satirici, circa un centinaio, chiamati “the B+ Show”; nell’arco di pochi mesi lo show ha fatto più di 15 milioni di visualizzazioni. Successivamente la ONTV ha offerto a Youssef la possibilità di trasmettere un suo show satirico, “el-Bernameg”, che è subito diventato uno dei programmi più seguiti d’Egitto. Il programma è poi passato alla CBC nel novembre 2012 ed è proprio in questo periodo che sono iniziate ad arrivare le querele.

“Non mi fermeranno”. Youssef è stato interrogato per più di cinque ore ed è successivamente stato rilasciato dopo aver pagato una cauzione di 20mila dollari. Dopo il suo rilascio, il conduttore ha dichiarato che le accuse contro di lui sarebbero quattro ma a lui sono note soltanto tre: aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale, aver insultato la religione e il presidente. Youssef ha anche comunicato che continuerà a portare avanti il suo programma televisivo. Non risulta ancora chiaro se il programma continuerà ad essere trasmesso dal canale CBC, visto che le autorità vorrebbero far interrompere lo show senza attendere una sentenza del tribunale. In tal caso Youssef dovrà trovare un modo alternativo di trasmettere, magari proprio attraverso YouTube, da cui tutto è partito. In un’intervista alla CNN, Bassam Youssef ha raccontato le dinamiche dell’interrogatorio, nel quale il contenuto sarebbe stato esaminato con gli inquirenti “riga per riga, frase per frase e battuta per battuta” cercando elementi ritenuti dai querelanti come offensivi nei confronti di Morsi o dell’Islam.

I Fratelli Mussulmani dietro la denuncia. Secondo Youssef il problema non è tanto legato a Morsi quanto piuttosto alla struttura di potere che c’è dietro di lui, ovvero la Fratellanza Musulmana. È in atto la solita persecuzione nei confronti della libertà di espressione, cambia il regime ma i metodi sono gli stessi. Youssef afferma poi che si è giunti al “banco di prova” e ora si vedrà se l’Islam politico al potere in Egitto è realmente moderato e favorevole alla democrazia oppure no.

La moderna inquisizione. Il conduttore ha poi dichiarato di non essere minimamente preoccupato per quanto riguarda l’accusa di aver insultato l’Islam in quanto non risultano minimamente veritiere e lui stesso si dichiara musulmano praticante. Secondo Youssef si tratta, quindi, di accuse in stile “moderna Inquisizione” dove vengono utilizzate “ragioni sacre” per arrestare le persone. Ha poi aggiunto che ci sono personaggi che hanno tutto l’interesse a far passare le critiche al governo per una lotta tra musulmani e laici, ma in realtà non è così. Sono infatti molti i musulmani che non amano i personaggi che rappresentano oggi l’Islam politico egiziano; personaggi che rivendicano di essere i soli rappresentanti dell’Islam ma, paradossalmente, sono proprio loro i primi a dare una pessima immagine della religione e ad insultarla.

L’Egitto in crisi. Tempi duri dunque per l’Islam politico egiziano, apparentemente incapace di gestire gravi problemi interni come la drammatica situazione economica, l’emergenza sicurezza e in cerca di una credibilità internazionale che difficilmente potrà ottenere senza un vero e proprio processo di democratizzazione del paese e, senza dubbio, arrestare conduttori di programmi satirici non è certo il miglior modo per avviarsi verso tale processo. Non risulta poi chiaro, come sottolineato anche da Bassam Youssef, in che modo certi poteri politici di ispirazione islamica possano ritenersi rappresentanti dell’Islam e di tutti i musulmani al punto da accusare chi li critica di insultare la religione. Una logica alquanto contorta se non forzata.

Argomenti