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Diritto di critica | January 16, 2022

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Franca Rame: una vita fra passione teatrale e impegno civile

Franca Rame: una vita fra passione teatrale e impegno civile

francaramedi Francesco Ruffinoni

Se n’è andata in silenzio, come solo gli attori sanno fare. Ottantaquattro anni, una vita vissuta in pienezza, Franca Rame si è spenta ieri, nella sua abitazione di Porta Romana, a Milano. Nata a Parabiago nel 1929, comincia la carriera artistica giovanissima, recitando negli spettacoli della compagnia teatrale di famiglia. Nel 1954 sposa Dario Fo, al quale nome sarà sempre associata. Dall’unione nasce un fertile sodalizio, culturale e politico, che porterà i due a fondare, nel 1958, la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, destinata a un significativo successo. Una compagnia che vira completamente dal panorama teatrale italiano di quegli anni, portando alla ribalta i temi sociali, l’impegno e, in particolare, commedie satiriche che, con salace puntualità, si fanno beffa dei governi democristiani. L’intesa culturale, come detto, si sposa, dunque, con l’impegno civile: i due abbracciano il ’68 e la Rame, negli anni 70, si unisce alle file del movimento femminista. Scrive e recita testi teatrali che denunciano la situazione femminile e il ruolo della donna nella società, come Parliamo di donne o Tutta casa, letto e chiesa, abbracciando idee sempre più radicali. Posizioni che le costano caro, come il rapimento e lo stupro nel 1973 ad opera di cinque neofascisti. Proprio da questo tragico dramma nasce, nel 1981, Lo stupro: agghiacciante monologo che dà forma all’indicibile dolore dell’attrice e che svela le subdole e vili sfumature della prevaricazione maschile.

Ma chi era veramente Franca Rame? Sicuramente una donna battagliera, inossidabile. Forse, come molti già sussurrano, con lei se ne va pure un frammento di Dario Fo. Del resto, il teatro e le commedie recitate erano la sua vita. «Mio marito ha vinto il Nobel, ma per metà quel premio è mio», amava dire con ironia. Però, dopotutto, era vero. Cosa ne sarebbe stato di Dario Fo, senza la risoluta determinazione di Franca Rame? Senza la sua meticolosità nel correggere le bozze e nel parlare con gli editori del marito? Una donna brillante e valorosa, insomma, che intraprese pure la carriera parlamentare. Candidata nel 2006 per l’Italia dei Valori, venne eletta in Piemonte per il Senato. Cercando di far pulizia negli sprechi dell’amministrazione pubblica, aveva però dovuto fare i conti con la macchina burocratica della politica, rimanendone profondamente delusa e abbandonando per sempre, nel 2008, l’esperienza in parlamento, quel parlamento che oggi le rende onore. Del resto, come poteva coniugarsi una donna come lei con i macchinosi compromessi della scienza di governo? Meglio ricordarla come era, come è stata: combattiva, vivace, brillante. Capace di fare scelte importanti, spesso discutibili, ma sempre coraggiose e trasparenti. Una donna che, nel suo piccolo, ha segnato un’epoca.

La camera ardente verrà allestita al Piccolo Teatro di Milano, a partire dalle dieci di stamattina e resterà aperta anche di notte. Domani alle undici, davanti al teatro Strehler, si terrà una cerimonia laica.