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Diritto di critica | October 26, 2021

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Vacilla l'asse sciita. E la conferenza di Ginevra sulla Siria rischia di fallire - Diritto di critica

militareDuro colpo nel fine settimana per l’asse sciita, bersagliato per ben due volte e su diversi fronti. Nella giornata di sabato i ribelli siriani hanno ucciso quindici miliziani di Hizbullah nel corso di violentissimi scontri avvenuti a Ghouta, nella periferia di Damasco; altri sei gravemente feriti sono immediatamente stati trasferiti in Libano per cure.

Hizbullah è da tempo presente in Siria in appoggio al regime di Assad, ufficialmente per proteggere i siti religiosi sciiti dagli attacchi dei jihadisti sunniti, anche se risulta ben chiaro l’obiettivo di salvaguardare il proprio alleato, il regime alawita, per scongiurare una sua caduta. Un appoggio che fino adesso è costato molto caro alle milizie sciite libanesi che hanno perso centinaia di miliziani, indebolendosi significativamente ed accusando colpi persino all’interno del Libano e nella roccaforte di Beirut, dove non sono mancati gli attacchi.

Venerdì invece un gruppo jihadista sunnita ancora poco noto, Jaish ul-Adl (l’Esercito della Giustizia), ha assaltato una postazione militare iraniana al confine con il Pakistan, uccidendo diciassette guardie di confine e ferendone cinque, mentre altre quattro risultano catturate. Il gruppo di assaltatori è partito dal Pakistan per poi rientrarvi subito dopo l’incursione.

Il gruppo ha rivendicato l’attacco sul proprio sito, affermando di aver causato un duro colpo al governo iraniano in risposta ai crimini delle Guardie Rivoluzionarie di Teheran in Siria. Il sito ha inoltre pubblicato le foto dei militari iraniani catturati mentre mostrano i propri tesserini. Il gruppo Jaish ul-Adl aveva già colpito due volte l’Iran negli ultimi 12 mesi, nel dicembre 2012 e nel marzo 2013, sempre nella zona del Sistan-Baluchistan, a Est del paese, vicino il confine col Pakistan.

Il presidente iraniano Rowhani ha immediatamente ordinato un’investigazione mentre il Ministro degli Interni Ali Abdollahi ha accusato il Pakistan di non controllare adeguatamente il confine. Le Guardie Rivoluzionarie di Teheran puntano invece il dito contro l’intelligence statunitense che starebbe cercando di stabilizzare la zona del Baluchistan iraniano.

I due attacchi sono giunti in concomitanza con la missione in Medio Oriente dell’inviato dell’Onu e della Lega Araba, Lakhdar Brahimi, in cerca del necessario sostegno per la conferenza sulla crisi siriana organizzata a Ginevra alla fine del mese di novembre, che dovrebbe portare al tavolo delle trattative regime e opposizione.

Una trattativa dai presupposti non semplici vista la posizione di numerosi gruppi jihadisti presenti in Siria e contrari alla conferenza, che hanno dichiarato di non riconoscere l’attuale opposizione siriana ed hanno posto come fondamentale condizione la rimozione immediata di Assad.

Posizione assolutamente non condivisa dall’Iran che, seppur resosi disponibile per qualunque tipo di iniziativa che serva a portare stabilità nella regione, inclusa la conferenza di Ginevra, mira all’espulsione di tutti i gruppi terroristi presenti in Siria. Condizione inaccettabile per le varie milizie jihadiste ormai radicate nel paese, da Jabhat al-Nusra e Islamic State of Iraq fino a Ahrar al-Sham e al-Tawhid.

 

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