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Diritto di critica | September 17, 2021

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Lo stato di salute del giornalismo culturale in Italia, incontro con Giorgio Zanchini - Diritto di critica

Abbiamo incontrato Giorgio Zanchini, giornalista che lavora a Radio Uno, dove conduce “Radio Anch’io” e da tre anni ormai, dirige insieme alla professoressa Lella Mazzoli, il Festival del Giornalismo Culturale, un evento curato dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche dell’Università degli Studi “Carlo Bo” che si terrà a Urbino il 23-24 aprile 2015 e a Fano il 25-26 aprile 2015. Un Festival diverso, profondo, una sorta di pensatoio culturale dove si cercherà di ragionare sul futuro del giornalismo e della cultura italiana.

L’edizione di quest’anno prevede moltissimi ospiti tra gli cui: Steve Della Casa, Paolo Di Paolo, Piero Dorfles, Carlo Freccero, Roberta Maggio, Armando Massarenti, Elisia Menduni, Enrico Menduni, Massimiliano Panarari, Lorenzo Pavolini, Christian Raimo, Massimo Russo, Igiaba Scego, Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Sgarbi. Le due città marchigiane diverranno un palcoscenico importante in un momento critico, dove le testate chiudono e la cultura lotta sempre di più con i bilanci statali.

Giorgio Zanchini, come nasce il Festival del Giornalismo culturale di Urbino e che obiettivi persegue? 

Nasce per riempire un vuoto. O almeno così ci sembrava. Ci sono moltissimi festival in Italia, anche sul giornalismo, e tuttavia non c’era un momento, uno spazio di riflessione sul rapporto tra media e cultura. Urbino, che ha un’università e una scuola di giornalismo attentissime a questi temi, ci sembrava un luogo ideale per tentare un’avventura del genere.

 Rispetto all’altro grande appuntamento, il Festival di Perugia, sembra mantenere una dimensione più accademica, di studio e riflessione. Si potrà arrivare un domani a pensare ad una sorta di scambio culturale tra i due Festival? 

In realtà già almeno in piccola parte incrociamo i due festival. La professoressa Mazzoli e il sottoscritto andremo a Perugia a parlare di una ricerca sull’informazione culturale, alcuni ospiti e soprattutto una parte del pubblico frequentano entrambi i luoghi. E’ vero che apparentemente il festival di Urbino ha una dimensione più accademica, ma in realtà cerchiamo di mettere assieme linguaggi e registri diversi, e la partecipazione di un pubblico che oserei definire generalista mi pare conforti questa scommessa.

Quali sono le novità di quest’anno? 

Ne sottolineerei un paio. La sede “bicefala”. Nel senso che quest’anno saremo due giorni a Urbino e due giorni a Fano, a dimostrazione, credo, di una crescente attenzione e domanda da parte del territorio. Aumentano poi incontri e sessioni, aumenta l’offerta musicale e avremo anche una sessione cinema. Una cosa mi piacerebbe emergesse: che le sessioni dedicate ai vari media saranno introdotte da una giovane studiosa o un giovane studioso dell’università.

Il territorio marchigiano è da sempre una piccola miniera culturale, quanto il Festival mette in rapporto la ricchezza del territorio e le tematiche trattate? 

Rischio l’enfasi ma rispondo moltissimo. I luoghi del Festival sono emblemi della ricchezza culturale del territorio, il motore creativo, produttivo, economico è tutto marchigiano, la musica, gli studenti coinvolti, le ricerche dell’università di Urbino, ma penso anche alla mattinata conclusiva a Fano dedicata alla promozione culturale, lì davvero si parlerà delle Marche come possibile modello.

In che stato di salute versa il giornalismo culturale in Italia? 

Io sono forse eccessivamente ottimista per indole, ma direi buono. Sta vivendo la crisi e le trasformazioni del giornalismo in generale, specie del giornalismo cartaceo, e tuttavia mi sento di dire che conserva una sua dignità sui quotidiani cartacei, è solido alla radio e meno mortificato di quel che si creda in televisione, perché il digitale ha aumentato l’offerta, ed è tutto da scoprire sulla Rete, dove c’è grande vivacità, grande dibattito. E pochi soldi, purtroppo.

Quanto le innovazioni, il web, il 2.0, i social arricchiscono il giornalismo e quanto lo danneggiano? 

Tema immenso, mi verrebbe da rinviare al Festival, da dire cioè al lettore: venite al Festival e lo saprete. Ci sono già scaffali di biblioteche con saggi che cercano di rispondere a questa domanda, io che ho conosciuto il mondo di ieri e ho visto le trasformazioni non fatico a dire che secondo me la bilancia pende dalla parte della ricchezza, dei vantaggi, anche in campo culturale la Rete offre moltissimo, proprio stamane ho scoperto un sito suggerito dal New York Times, si chiama The millions, davvero stimolante.

 Ci dica tre buoni motivi per venire al Festival del Giornalismo Culturale. 

Luoghi stupendi, clima amichevole e conviviale, possibilità di imparare e scoprire tante cose.

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Il programma completo del festival è reperibile su:http://festivalgiornalismoculturale.it/programma-3/