Sguardo fisso, teso, come se fosse costretta da una invisibile camicia di forza. Parole frettolose, innaturali, un proclama malriuscito. Il videomessaggio con cui ieri Virginia Raggi ha provato a mettere una pezza alla crisi che sta travolgendo la sua Giunta, è stato più un autogoal che un punto. E sono una serie di tremendi passi falsi quelli che sta commettendo il nuovo sindaco di Roma – non ultimo il post pubblicato su Facebook in piena notte, nell’ingenuo e maldestro tentativo di prendere in contropiede le dimissioni del suo capo di Gabinetto. Virginia, insomma, sta sbagliando tutto.
Ultima tegola: la notizia delle indagini a carico dell’assessore all’Ambiente, Paola Muraro. La Raggi ne era a conoscenza già da luglio – e con lei parte della dirigenza del partito/movimento dei pentastellati – circostanza che ha fatto infuriare la base pentastellata. E in un Movimento ipercontrollato come quello dei M5S, riesce difficile pensare che abbia fatto tutto da sola: strategia di comunicazione, scelta delle parole e quant’altro.
A fare acqua da tutte le parti è la struttura comunicativa Casaleggio-Grillo che sta commettendo ingenuità degne del peggior politico locale. E mentre Virginia tenta di imbellettare alla bell’e meglio quella che a tutti gli effetti è una faida interna al Movimento, vengono lanciate disperate operazioni “trasparenza” che inevitabilmente si stanno rivoltando contro la Giunta. L’ultima è quella tentata proprio ieri con l’Atac: orari e frequenze dei mezzi pubblici verranno riprogrammate giorno per giorno, sulla base delle vetture disponibili. Per il cittadino comune che paga l’abbonamento tutti i mesi, questo si traduce in un vero e proprio “aspetta e spera”. E più che un’operazione di trasparenza sembra l’ammissione di una sconfitta dove non si a più che pesci prendere. E Manuel Fantasia, appena nominato AD di Atac, è lo stesso che nei giorni scorsi ha dichiarato di non prendere spesso i mezzi pubblici e di ritenerli “poi non così male”. Un’affermazione tanto paradossale quanto fuori da ogni contesto cittadino, fatto invece di corse soppresse, personale insufficiente e disservizi quotidiani – al netto degli scioperi improvvisati.
Ma c’è una seconda mossa che a livello nazionale i pentastellati sembra stiano mettendo a punto. Nel “partito” del comico Beppe Grillo e degli onorevoli del direttorio, infatti, le dichiarazioni vanno nella direzione di dare alla Raggi oneri e onori, ponendola così a distanza rispetto al livello nazionale del partito/movimento degli onorevoli che siedono in Parlamento. Il rischio è che il pantano romano si ripercuota a livello nazionale, screditando un partito che si dice “pronto a governare”.
Roma, dunque, è ancora immobile dal giorno delle elezioni. E i problemi di una città al collasso sono ancora tutti lì.