Roma, la grande monnezza

A Roma a un certo punto la monnezza smetti quasi di vederla. Inizi a conviverci. Ti abitui ai cassonetti traboccanti di ogni cosa: cartoni, plastica, buste di ogni colore e forma. Accatastate a marcire sotto il caldo soffocante dell’estate che rende ogni odore e putrefazione pungenti come non mai. Ti abitui alle cartacce sparse ovunque, a quelle che vedi svolazzare via dai camion dell’Ama che camminando perdono monnezza, alle cartacce dei cassonetti svuotati alla menopeggio: basta un po’ di vento per vedere turbini di frammenti di ogni tipo di mondezza svolazzare nei quartieri.

Ti abitui anche a quelle stazioni luride della metropolitana, dove un’idropulitrice – basterebbe poco – non si vede da secoli. Al massimo qualche volta un operatore spazza per terra, tra una sigaretta e l’altra (alla metro Laurentina spesso li trovi amabilmente appoggiati al pannello informativo per ciechi, proprio fuori dai bagni). Luridi i pavimenti, luiridi i muri e i marmi: quelli della linea B della stazione Termini sono proverbiali, hanno un mix di sfumature di sporco che vanno dal grigio al giallo scuro. Anche qui: basterebbe un’idropulitrice, un vaporetto di una qualsiasi marca. Ma niente, nessuno ci pensa.

E poi i marciapiedi, gli ingressi delle metropolitane (andate a Garbatella, per esempio): i pavimenti e l’asfalto sono una schifezza. Complice le mancate piogge, nessuno passa a pulire: strisciate nere, gomme da masticare appiccicate a terra da mesi, pavimenti con sporcizia incrostata da chissà quanto.

Roma è ormai una città in attesa della china finale, dello sfacelo conclusivo ormai prossimo. Altro che complotto, cari Virginia Raggi e Beppe Grillo, altro che complotto. I fatti sono sotto gli occhi di tutti…o meglio: l’immobilismo incapace che sta rendendo la città eterna una lordura presente.
Per tacer dei servizi. Altro che cambiamento: i mezzi pubblici sono ormai preda dei desiderata dei sindacati. Scioperi come se piovessero…ritardi. Nessun pugno di ferro sull’organizzazione. Oppure, per dirne un’altra, la ciclabile del Tevere – una delle arterie principali per la mobilità alternativa e sostenibile di Roma – ridotta a essere impraticabile per il suk di bancarelle e venditori autorizzati che COME OGNI ANNO (anche qui: altro che cambiamento) rispondono alle esigenze del business piuttosto che dei cittadini.

La Roma di Virginia Raggi è un panorama desolato, deprimente, abbandonato. Popolato da romani incazzati, sciatti, cui nessuno più sa far rispettare le regole. E la monnezza è una metafora.

Di Emilio Fabio Torsello

Giornalista professionista, 30 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal "maestro" Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore e in particolare con Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore "Roma", con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell'AGI e con il portale del sole 24 Ore, Salute24. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress